Analisi
Il salone, molti ospiti, che stiamo ricevendo. Quell'estate
abitavamo alla Bellevue, una casa isolata posta su uno dei colli che
si congiungono al Kahlenberg. La casa era stata un tempo
destinata a locale di divertimento e aveva quindi stanze molto alte
simili a grandi atri. Il sogno è stato fatto alla Bellevue, e
precisamente pochi giorni prima del compleanno di mia moglie. Quel
giorno mia moglie aveva detto che per il suo compleanno aspettava
come ospiti molti amici fra i quali anche Irma. Il sogno anticipa
dunque questa situazione: è il compleanno di mia moglie e stiamo
ricevendo molte persone, tra le quali Irma, nel grande salone della
Bellevue.
Rimprovero Irma di non aver accettato la soluzione; dico: "Se hai
ancora dolori è colpa tua." Avrei potuto dirle, o forse le ho detto,
la stessa cosa anche da sveglio. Ero allora dell'opinione (che più
tardi riconobbi inesatta) che il mio compito si esaurisse col
comunicare ai malati il senso celato dei loro sintomi; che essi
accettassero poi o no la soluzione, e da questo dipendeva il successo
del trattamento, era un fatto di cui non ero più responsabile. Sono
molto riconoscente a questo errore, ormai felicemente superato,
perché mi ha facilitato l'esistenza in un periodo in cui, con tutta
la mia inevitabile ignoranza, dovevo ottenere successi terapeutici.
Rilevo però dalla frase che dico a Irma in sogno, che soprattutto non
voglio essere colpevole dei dolori che avverte ancora. Se è colpa di
Irma, non può essere colpa mia. Va cercato, forse, in questa
direzione l'intento del sogno?
Le lamentele di Irma: dolori alla gola, al ventre e allo stomaco;
si sente tutta stretta. Dolori allo stomaco facevano parte del
complesso sintomatico della mia paziente, ma non erano molto
accentuati, si lamentava piuttosto di sensazioni di malessere e di
nausea. Dolori alla gola, al ventre, senso di costrizione rivestivano
scarsa importanza. Mi meraviglio d'aver scelto nel sogno quei
sintomi, e per il momento non riesco a trovarne la ragione.
E' pallida e gonfia. La mia paziente è sempre stata di colorito
roseo. Sospetto che qui le si sostituisca un'altra persona.
Mi spavento all'idea di non essermi accorto di un'affezione
organica. Una paura continua, questa, come è facile credermi, dello
specialista che vede quasi esclusivamente nevrotici e che è abituato
ad attribuire a isteria moltissimi fenomeni che altri medici curano
come organici. D'altra parte s'insinua in me - non so da dove - un
leggero dubbio sulla sincerità del mio spavento. Se i dolori di Irma
sono di natura organica, non sono tenuto a guarirli. La mia cura
elimina soltanto dolori isterici. Mi sembra quasi di dover desiderare
un errore diagnostico, perché si eliminerebbe così il rimprovero di
insuccesso.
La porto alla finestra, per guardarle la gola. Irma mostra una
certa riluttanza, come le donne che portano denti finti. Penso che
non ne ha proprio bisogno. Non ho mai avuto motivo di esaminare la
cavità orale di Irma. L'episodio del sogno mi ricorda la visita fatta
tempo fa a una governante, che da principio mi era sembrata di una
bellezza giovanile ma che, nell'aprire la bocca, aveva preso
determinate precauzioni per nascondere la dentiera. A questo episodio
si allacciano altri ricordi di visite mediche e di piccoli segreti,
spiacevoli per entrambe le parti, che vengono svelati in queste
circostanze. Non ne ha proprio bisogno: a prima vista è un
complimento per Irma; suppongo però che abbia anche un altro
significato. A un'analisi attenta, ci si rende conto se abbiamo
esaurito oppure no i pensieri sottintesi che dovevamo aspettarci. Il
suo modo di stare vicino alla finestra mi ricorda improvvisamente un
altro episodio. Irma ha un'amica intima che stimo moltissimo. Una
sera, facendole visita, la trovai presso la finestra nella situazione
riprodotta nel sogno, mentre il suo medico, lo stesso dottor M.,
dichiarava che aveva una placca difterica. La persona del dottor M. e
la placca ritornano nel seguito del sogno. Mi viene in mente ora che
negli ultimi mesi avevo avuto ogni buona ragione di ritenere isterica
anche quella donna. Anzi, Irma stessa me l'ha rivelato. Ma che cosa
so delle sue condizioni? Solo questo, che soffre di un senso di
costrizione isterica come nel sogno la mia Irma. In sogno ho dunque
sostituito alla mia paziente la sua amica. Ricordo ora di aver spesso
considerato con piacere l'idea che anche quest'amica potesse
ricorrere a me per farsi liberare dei suoi sintomi. Io
stesso però finivo per ritenere la cosa improbabile, perché è di
natura molto riservata. Era riluttante, come dimostra il sogno.
Un'altra spiegazione sarebbe il fatto che non ne ha bisogno; finora
in verità si è dimostrata abbastanza forte per sopportare senza aiuto
d'estranei la sua condizione. Rimangono ancora alcuni tratti che non
riesco a rapportare né a Irma né all'amica: pallida, gonfia, denti
finti. I denti finti mi avevano ricondotto a quella governante; ora
sono propenso ad accontentarmi di denti malati. Poi mi viene in mente
un'altra persona cui potrebbero alludere quei tratti. Anche questa
non è mia paziente né io vorrei averla come tale, perché ho notato il
suo imbarazzo di fronte a me e non la ritengo una malata docile. Di
solito è pallida; in un periodo particolarmente buono era gonfia.
Ho dunque confrontato la mia paziente Irma con altre due persone che
si ribellerebbero anch'esse al mio trattamento. Che significato può
avere il fatto ch'io l'abbia in sogno scambiata con la sua amica?
Forse questo: che vorrei scambiarla; l'altra risveglia in me maggior
simpatia; oppure ho una migliore opinione della sua intelligenza.
Difatti ritengo Irma sprovveduta, perché non accetta la mia
soluzione; l'altra sarebbe più intelligente, cederebbe quindi prima.
La bocca poi si apre bene: racconterebbe più di quanto non faccia
Irma.
Quel che vedo in gola: una macchia bianca e conche nasali ricoperte
di croste. La macchia bianca ricorda la difterite, quindi l'amica di
Irma; inoltre la grave malattia di mia figlia maggiore, quasi due
anni fa, e lo spavento di quel brutto periodo. Le croste sulle conche
nasali ricordano le preoccupazioni per la mia salute. In quel tempo
facevo spesso ricorso alla cocaina per reprimere moleste tumefazioni
al naso e pochi giorni prima avevo appreso che una paziente, che come
me faceva uso della cocaina, era stata colpita da un'estesa necrosi
della mucosa nasale. Ero stato il primo a raccomandare l'uso della
cocaina, nel 1885, e questa raccomandazione mi è
costata anche gravi rimproveri. Un caro amico aveva affrettato la sua
fine abusando della droga, e ciò prima del 1895 [data del sogno].
Chiamo subito il dottor M. che ripete la visita. Ciò
corrisponderebbe semplicemente alla posizione del dottor M. nel
nostro ambiente. Ma il "subito" ha un tale rilievo da richiedere una
spiegazione particolare. Mi ricordo una triste vicenda
medica. Prescrivendo l'uso continuato di un farmaco (sulfonal), che
allora passava ancora per innocuo, avevo provocato in una paziente
una grave intossicazione, e mi ero rivolto d'urgenza per aiuto
all'esperto e più anziano collega. Ch'io abbia veramente presente
questo fatto è dimostrato da una circostanza secondaria. L'ammalata -
che non resistette all'intossicazione - portava lo stesso nome di mia
figlia maggiore. Finora non l'avevo mai rilevato, ora mi sembra quasi
una rivincita del destino, come se la sostituzione delle persone
dovesse continuare in altro senso: la mia Mathilde per quella
Mathilde, occhio per occhio, dente per dente. E' come se ricercassi
ogni occasione per rimproverarmi un'insufficiente coscienziosità
medica.
Il dottor M' è pallido, senza barba al mento e zoppica. E' vero: il
suo aspetto sofferente infatti desta spesso preoccupazioni nei suoi
amici. Le altre due caratteristiche devono appartenere a un'altra
persona. Mi viene in mente mio fratello maggiore che vive all'estero:
ha il mento raso e, se ben ricordo, il dottor M. del sogno in
complesso gli somiglia. Pochi giorni fa ho avuto la notizia ch'egli
zoppica a causa di un'affezione artritica all'anca. Deve esistere una
ragione per cui nel sogno fondo insieme le due persone. Mi ricordo in
verità che ero irritato con tutti e due per motivi simili. Entrambi
avevano respinto una certa proposta ch'io avevo fatto loro negli
ultimi tempi.
L'amico Otto è ora accanto all'ammalata e l'amico Leopold la visita
e scopre una zona di ottusità in basso a sinistra. Anche l'amico
Leopold, parente di Otto, è medico. Dato che tutti e due praticano la
medesima specialità, il destino ne ha fatto dei concorrenti
costantemente esposti al confronto. Entrambi sono stati per anni miei
assistenti, quando dirigevo un ambulatorio pubblico per bambini
malati di nervi. Episodi analoghi a quello riprodotto nel sogno
si verificavano spesso. Mentre discutevo con Otto la diagnosi di un
caso, Leopold visitava nuovamente il bambino e portava spesso un
contributo inatteso alla decisione. Tra loro esisteva una diversità
di carattere come quella esistente fra l'ispettore Bräsig e il suo
amico Karl. Uno era rapido e pronto, l'altro lento,
ponderato, ma scrupoloso. Se nel sogno contrappongo Otto al prudente
Leopold, ciò avviene evidentemente per porre in miglior luce Leopold.
E' un paragone analogo a quello tra la indocile paziente Irma e la
sua amica, che ritengo più intelligente. Giungo ora a uno dei binari
su cui procede l'associazione di idee nel sogno: dal bambino malato
alla clinica per bambini malati. L'ottusità in basso a sinistra mi
sembra corrispondere, in ogni particolare, a un caso singolare, nel
quale mi aveva colpito la coscienziosità di Leopold. Inoltre mi
balena dinanzi agli occhi qualcosa come un'affezione metastatica, ma
potrebbe anche trattarsi di qualcosa che è in rapporto con la
paziente che vorrei avere al posto di Irma. Infatti, per quel che ne
posso capire, la donna imita una tubercolosi.
Un tratto di cute infiltrato alla spalla sinistra. So subito che si
tratta del mio reumatismo alla spalla, che sento regolarmente se sto
sveglio fino a notte alta. Anche nel sogno l'espressione è molto
ambigua: cosa che anch'io sento... Significa: sento sul mio proprio
corpo. Del resto, noto come suoni insolita la dizione "tratto di cute
infiltrato". Siamo abituati all'"infiltrato sinistro
postero-superiore" che si riferisce ai polmoni, e quindi di nuovo
alla tubercolosi.
Nonostante il vestito. Questo, certo, è soltanto un inserto.
Naturalmente in clinica i bambini si visitano svestiti, il che è in
certo senso in contrasto col modo in cui vanno visitate le pazienti
adulte. Di un clinico di prim'ordine si raccontava che avesse sempre
fatto l'esame fisico dei suoi pazienti solo attraverso i vestiti. Il
resto mi è oscuro. A essere franchi, non ho alcuna voglia di
approfondire la cosa.
Il dottor M. dice: "E' un'infezione, ma non importa; sopraggiungerà
la dissenteria e il veleno sarà eliminato." Questo dapprincipio mi
sembra ridicolo, eppure va accuratamente scomposto come tutto il
resto. Visto un po' più da vicino, vi si rivela un certo senso. Ciò
che avevo riscontrato nella paziente, era una difterite localizzata.
Del periodo di malattia di mia figlia, ricordo la discussione su
difterite e difteria. Quest'ultima è l'infezione generale che parte
dalla difterite locale. Leopold conferma l'esistenza di una tale
infezione generale mediante l'ottusità, che fa dunque pensare a
focolai metastatici. Ma credo che proprio nella difteria tali
metastasi non esistano. Mi rammentano piuttosto una piemia.
Non importa. E' una consolazione. Credo ch'essa vada inserita in
questo modo. L'ultimo frammento del sogno dichiara che i
dolori della paziente provengono da una grave affezione organica.
Intuisco che ancora una volta non voglio far altro che discolparmi.
La cura psichica non può essere ritenuta responsabile del perdurare
di dolori difterici. Ora, però, m'imbarazza il fatto d'inventare per
Irma una malattia così grave, al solo scopo di scaricarmi da ogni
responsabilità. Sembra così crudele. Ho bisogno dunque che mi si
assicuri un esito felice, e non mi sembra una scelta sbagliata il
porre la consolazione in bocca al dottor M'. ma qui vado al di là del
sogno, e anche questo dev'essere spiegato.
Ma perché questa consolazione è così assurda?
Dissenteria. Qualche vaga idea teorica che i materiali patologici
possano essere eliminati attraverso l'intestino. Voglio forse
burlarmi dell'abbondanza di spiegazioni stravaganti, dei singolari
intrecci patologici del dottor M.? A proposito di dissenteria, mi
viene in mente qualcos'altro. Alcuni mesi fa avevo preso in cura un
giovane con strani disturbi dell'evacuazione intestinale, che altri
colleghi avevano curato come un caso di "anemia con denutrizione".
Avevo riconosciuto trattarsi di un caso d'isteria, ma non volendo
tentare con lui la mia psicoterapia lo avevo mandato in crociera.
Ora, alcuni giorni fa, ho ricevuto una lettera disperata dall'Egitto
in cui mi dice di essere rimasto vittima di una nuova crisi, che il
medico ha definito di dissenteria. Sospetto un errore di diagnosi da
parte del collega poco informato, che si lascia abbindolare
dall'isteria; tuttavia non ho potuto fare a meno di rimproverarmi di
aver posto l'ammalato in condizioni tali da aggiungere un'affezione
organica alla sua affezione intestinale isterica. Inoltre dissenteria
fa assonanza con difteria, nome che non viene citato nel sogno.
Sì, dev'essere proprio così: mi burlo del dottor M. e della sua
prognosi consolante: "sopraggiungerà la dissenteria eccetera"; mi
ricordo infatti che anni fa egli mi aveva raccontato ridendo qualcosa
di molto simile a proposito di un altro medico. Insieme a questo
collega era stato chiamato a consulto presso un ammalato grave, e si
era indotto a far rilevare al collega, molto ottimista, la presenza
di albumina nelle urine. Il collega però non si scompose, anzi
rispose tranquillo: "Non importa. Egregio collega, l'albumina si
eliminerà da sé!" Non ho più dubbi: in questo punto del sogno si
scherniscono i colleghi che non sono informati sull'isteria. Quasi a
conferma, mi viene in mente ora: sa forse il dottor M. che i sintomi
della sua paziente, l'amica di Irma, che fanno temere una
tubercolosi, sono anch'essi basati sull'isteria? Ha riconosciuto
questa isteria o se ne è fatto "prendere in giro"?
Ma che motivo posso avere per trattare così male l'amico? E'
molto semplice: il dottor M' è contrario alla mia "soluzione" quanto
Irma stessa. In questo sogno dunque mi sono vendicato di due persone:
di Irma, con le parole: "se hai ancora dolori è colpa tua", e del
dottor M., con l'assurda espressione di consolazione che gli ho messo
in bocca.
Sappiamo subito da dove proviene l'infezione. Questa conoscenza
immediata nel sogno è strana. Solo poco fa non lo sapevo ancora,
perché l'infezione è stata riscontrata soltanto da Leopold.
L'amico Otto le ha fatto un'iniezione quand'era indisposta. Otto
aveva effettivamente raccontato che, nel breve periodo della sua
visita alla famiglia di Irma, era stato chiamato all'albergo vicino
per praticare un'iniezione a qualcuno còlto da improvviso malore. Le
iniezioni, a loro volta, mi ricordano l'infelice amico intossicatosi
con la cocaina. Gli avevo consigliato la droga solo per applicazione
interna [cioè per via orale] durante lo svezzamento dalla morfina;
egli invece si fece subito iniezioni di cocaina.
Con un preparato di propile... propilene... acido propionico. Da
dove mai mi vengono questi nomi? La stessa sera in cui avevo scritto
il resoconto della malattia di Irma e poi sognato, mia moglie aveva
aperto una bottiglia di liquore su cui era scritto "ananas", un
regalo del nostro amico Otto. Infatti egli ha l'abitudine di far
regali in qualsiasi occasione; speriamo che un giorno ne venga
guarito da una donna. Il liquore emanava un odore di acquavite
scadente, tanto che rifiutai di assaggiarlo. Mia moglie disse:
"Questa bottiglia la regaliamo alle persone di servizio", e io,
prudentemente, glielo impedii dicendo, da buon filantropo, che non
era giusto che si avvelenassero nemmeno loro. L'odore di acquavite
(amil...) ha evidentemente destato in me il ricordo di tutta la
serie: propil, metil e così via, che ha fornito al sogno i preparati
di propile. E' vero però che ho commesso una sostituzione, che ho
sognato propile dopo aver annusato amile, ma forse tali sostituzioni
sono ammesse nella chimica organica.
Trimetilamina. In sogno vedo la formula chimica di questa sostanza,
cosa che denota in ogni caso un grande sforzo della mia memoria. E
precisamente: la formula è stampata in grassetto, come se si volesse
far risaltare dal contesto qualcosa di particolarmente importante. A
che cosa mi riporta dunque la trimetilamina, su cui vien richiamata
in questo modo la mia attenzione? A un discorso con un altro
amico che da anni è al corrente di tutti i miei progetti, come io dei
suoi. Allora egli mi aveva comunicato certe idee di chimica
sessuale, dicendo tra l'altro che credeva di riconoscere nella
trimetilamina uno dei prodotti del ricambio sessuale. Questa sostanza
mi riporta dunque alla sessualità, vale a dire al fattore cui
attribuisco la massima importanza nell'insorgenza delle affezioni
nervose che intendo guarire. La mia paziente Irma è una vedova di
aspetto giovanile; se ci tengo a giustificare di fronte a lei
l'insuccesso della cura, farò dunque bene ad appellarmi alla sua
situazione, che i suoi amici vorrebbero mutare. Del resto, com'è
strana la composizione di questo sogno! Anche l'altra donna, che nel
sogno è mia paziente al posto di Irma, è una giovane vedova.
Intuisco le ragioni per cui la formula della trimetilamina occupa
tanto posto nel sogno. In questa sola parola confluiscono molte cose
importanti. Trimetilamina non è soltanto un'allusione al momento
predominante della sessualità, ma anche a una persona, il cui
consenso ricordo con piacere quando mi sento isolato con le mie
opinioni. Questo amico, che ha una parte così importante nella mia
vita, non ricompare più nella catena associativa del sogno?
Certamente: egli conosce a fondo le conseguenze delle affezioni del
naso e delle sue cavità collaterali e ha dischiuso alla scienza
alcuni interessanti rapporti fra le conche nasali e gli organi
sessuali femminili (le tre formazioni increspate nella gola di Irma).
Gli ho fatto visitare Irma per sapere se i dolori di stomaco fossero
di origine nasale. Egli stesso, però, soffre di suppurazioni nasali
che mi preoccupano: a ciò allude probabilmente la piemia, cui penso a
proposito delle metastasi del sogno.
Non si fanno queste iniezioni con tanta leggerezza. Il rimprovero
di leggerezza è qui rivolto direttamente all'amico Otto. Credo di
aver pensato qualcosa di simile nel pomeriggio, quando con le parole
e con lo sguardo sembrava prendere posizione contro di me. Un
pensiero simile a: "Come è facilmente influenzabile! Con che
leggerezza formula il suo giudizio!" Inoltre, la frase del sogno mi
riconduce ancora all'amico morto, che con tanta rapidità si volse
alle iniezioni di cocaina. Come ho già detto, le iniezioni con questa
sostanza erano assolutamente fuori delle mie intenzioni.
Rimproverando Otto di usare con troppa leggerezza quei mezzi chimici,
noto che sfioro di nuovo la storia di quell'infelice Mathilde, da cui
risulta lo stesso rimprovero per me. Evidentemente raccolgo
esempi della mia coscienziosità, ma anche del suo contrario.
Probabilmente anche la siringa non era pulita. Ancora un rimprovero
a Otto, questa volta però di origine diversa. Ieri ho incontrato per
caso il figlio di una signora ottantaduenne, alla quale devo fare
ogni giorno due inieziOni di morfina. Attualmente si trova in
campagna, sofferente, ho saputo, di una flebite. Ho subito pensato
che si trattasse di un infiltrato prodotto da una siringa sporca.
Sono orgoglioso di non averle causato, in due anni, neanche un solo
infiltrato: naturalmente bado sempre a che la siringa sia pulita.
Sono, per l'appunto, scrupoloso. La flebite mi riconduce a mia
moglie, che durante una gravidanza soffrì di stasi venosa. Affiorano
ora alla mia memoria tre situazioni analoghe (con mia moglie, con
Irma, con la defunta Mathilde), la cui identità evidentemente mi ha
dato il diritto di scambiare nel sogno le tre persone.
Ho dunque portato a termine l'interpretazione del sogno.
Durante questo lavoro mi sono sforzato di allontanare tutte le idee
suggeritemi dal confronto tra contenuto onirico e pensieri celati del
sogno. Nel frattempo ho compreso anche il "senso" del sogno. Ho
notato un'intenzione, che viene realizzata dal sogno e che deve
essere stata il motivo del sognare. Il sogno esaudisce alcuni
desideri destati in me dagli avvenimenti della sera precedente (la
notizia avuta da Otto, la stesura del resoconto clinico). Infatti dal
sogno risulta che il colpevole delle persistenti sofferenze di Irma
non sono io ma è Otto. Questi mi aveva irritato parlandomi
dell'incompleta guarigione di Irma: ora il sogno si vendica,
ritorcendo il rimprovero su di lui. Dalla responsabilità dello stato
di salute di Irma il sogno mi assolve riconducendolo ad altri motivi
(addirittura a tutta una serie di fattori). Il sogno rappresenta un
certo stato di cose così come lo vorrei; il suo contenuto è dunque un
appagamento di desiderio, il suo motivo un desiderio.
Tutto ciò salta agli occhi. Ma anche alcuni particolari del sogno
mi divengono più comprensibili dal punto di vista dell'appagamento di
un desiderio. Mi vendico di Otto non solo per la sua avventata presa
di posizione nei miei confronti, attribuendogli un'azione medica
avventata (l'iniezione), ma anche per il cattivo liquore che
sa di acquavite e trovo nel sogno un'espressione che riassume i due
rimproveri: l'iniezione con un preparato di propilene. Non ancora
soddisfatto, continuo la mia vendetta contrapponendogli il suo
concorrente che è più fidato. Sembra dunque ch'io dica: "Lo
preferisco a te". Ma Otto non è il solo costretto a subire il peso
della mia ira. Mi vendico anche della paziente disubbidiente
sostituendola con un'altra più intelligente, più docile. Non perdono
neppure l'opposizione del dottor M., anzi gli faccio chiaramente
capire che sta affrontando la situazione da ignorante
("sopraggiungerà la dissenteria, eccetera"). E per di più,
allontanandomi da lui, faccio appello a un medico più bravo (l'amico
che mi ha parlato della trimetilamina), nello stesso modo in cui da
Irma sono passato alla sua amica e da Otto a Leopold. Sbarazzatemi di
queste persone, sostituitele con tre di mia scelta e sarò libero dai
rimproveri che non voglio aver meritato! Il sogno mi dimostra in modo
esauriente l'infondatezza di questi rimproveri. I dolori di Irma non
ricadono su di me, dato che essa stessa ne porta la colpa rifiutando
di accettare la mia soluzione. Non mi riguardano, perché sono di
natura organica e quindi non guaribili con la psicoterapia. I dolori
di Irma si spiegano in modo soddisfacente con la sua vedovanza
(trimetilamina!), situazione che non mi è dato di mutare. I dolori di
Irma sono stati provocati da un'imprudente iniezione di Otto con
sostanza inadatta, cosa che io non avrei mai fatta. I dolori di Irma
derivano da un'iniezione con siringa sporca, come la flebite della
vecchia signora, mentre io non combino mai guai facendo iniezioni.
Noto però che queste spiegazioni dei dolori di Irma, che mi assolvono
da ogni responsabilità, non concordano tra loro, anzi si escludono a
vicenda. Tutta l'arringa - questo sogno non è altro - ricorda
vivamente la difesa dell'uomo accusato dal suo vicino di avergli
restituito un paiuolo in cattivo stato. In primo luogo, gliel'aveva
riportato intatto; in secondo luogo, il paiuolo era già bucato al
momento del prestito; in terzo luogo, non aveva mai preso in prestito
un paiuolo dal vicino. Ma tanto meglio: basterà che venga
riconosciuta valida una delle tre linee difensive e l'uomo dovrà
essere assolto.
Il sogno presenta anche altri temi, il cui rapporto con il mio
tentativo di discolpa di fronte alla malattia di Irma è meno
evidente: la malattia di mia figlia e quella di una paziente con lo
stesso nome, l'azione nociva della cocaina, l'affezione del mio
paziente nel suo viaggio in Egitto, le preoccupazioni per la
salute di mia moglie, di mio fratello, del dottor M., i miei
personali disturbi fisici, le preoccupazioni per l'amico assente che
soffre di suppurazioni nasali. Ma, se ci rifletto, tutto si raccoglie
in un unico giro di pensieri che così potrebbe riassumersi:
preoccupazioni per la salute propria e altrui, coscienziosità medica.
Ricordo una sensazione imprecisa e penosa nel momento in cui Otto mi
diede notizia della salute di Irma. Dal complesso di pensieri che
intervengono nel sogno, vorrei ricavare a posteriori l'impressione di
questa fugace sensazione. E' come se mi avesse detto: "Tu non prendi
abbastanza sul serio i tuoi doveri di medico, non sei coscienzioso,
non mantieni ciò che prometti." Dopo di che mi si sarebbe messa a
disposizione quella serie di pensieri, per dimostrare fino a che
punto mi stia a cuore la salute dei miei parenti, amici e pazienti.
Va notato che tra questo materiale ideativo vi sono anche ricordi
penosi, che depongono più a favore dell'accusa attribuita al mio
amico Otto che a favore della mia discolpa. Il materiale è, per così
dire, imparziale, ma è evidente il rapporto tra questo materiale più
ampio, su cui poggia il sogno, e il tema più circoscritto, dal quale
è risultato il desiderio di non essere colpevole della malattia di
Irma.
Non voglio affermare di aver fatto luce piena sul significato di
questo sogno né di aver dato un'interpretazione priva di lacune.
Potrei soffermarmi ancora a lungo su questo sogno, ricavarne nuovi
chiarimenti, discutere certi nuovi enigmi che esso pone: ho già
individuato i punti che si presterebbero a ulteriori sviluppi. Mi
trattiene da questo lavoro d'interpretazione il riserbo che si ha per
ogni sogno personale. Chi volesse per questo affrettarsi a muovermi
rimprovero, tenti pure di essere più sincero di me. Per il momento mi
basta aver raggiunto questa nuova conoscenza: seguendo il metodo di
interpretazione qui esposto, si trova che effettivamente il sogno ha
un significato e non è affatto l'espressione di un'attività cerebrale
ridotta a frammenti, com'è stato detto dagli studiosi. Terminato il
lavoro d'interpretazione, è possibile riconoscere che il sogno è
l'appagamento di un desiderio.