Katarn
E assumete qualcuno che capisca l'arabo, allora. O vietate anche la messa in latino. Per legge. Ma preferirei che fosse possibile che ognuno scelga la lingua in cui esprimersi.
Il problema è che i contenuti dei testi in latino si conoscono, mentre i contenuti dei testi in arabo no.
Non mi risulta che, da quando sono terminate le Crociate, qualche esponente della Chiesa cattolica abbia inneggiato alla guerra santa, cosa che invece puntualmente viene fatta da esponenti dell'Islam.
E' giusto, per motivi legati alla sicurezza (visto che sono moltissimi i casi di terrorismo e propaganda anti-occidentale nelle Moschee, l'ultimo mi pare pochi giorni fa), che si conoscano i contenuti delle "prediche" (se così si possono chiamare) fatte nelle Moschee.
Il capogruppo leghista è preoccupato: «Prima avevamo a che fare con i musulmani, ora con l'Islam». Cioè con una comunità che «non distingue politica, religiosa e culturale ed è inconciliabile con il nostro sistema giuridico. Gli imam sono l'equivalente per noi del vescovo, del sindaco e del preside di una scuola».
Questo è uno dei grossi problemi della religione islamica: non esiste una rigida gerarchia e, soprattutto, non esiste un'unico "capo" della religione islamica, con tutti i possibili rischi e pericoli che ne derivano, specie in ottica di fanatismo ed estremismo religioso.
E' giusto che ci sia un maggiore controllo e maggiori restrizioni nei confronti degli Imam, figure religiose (e non solo, per l'appunto) poco chiare e con un pò troppi poteri e libertà.
«Sbagliato, per quello ci sono le musalla, luoghi qualunque adibiti a quello scopo. Le moschee sono un centro politico e simbolico e spesso sono anche militare.
Non conoscevo le musalla. Se realmente si tratta di luoghi adibiti alla preghiera, a maggior ragione sono contrario a tutta questa proliferazione di Moschee. Verissima la seconda parte di questo quote: un pò troppo spesso nelle Moschee avvengono attività illegali (legate al terrorismo). Con ciò non voglio affermare che tutti gli Islamici siano jihadisti e terroristi, per carità, ma è innegabile come questo avvenga un pò troppo spesso.
A valutare il via libera per le moschee saranno le Regioni. «Vogliamo bilanci trasparenti — spiega Cota — niente fondi dall'estero, magari da terroristi».
Favorevolissimo alla trasparenza dei bilanci e al divieto dei fondi dall'estero. Dispiace, ma fino a quando il terrorismo islamico non sarà quasi del tutto estirpato, non si possono correre rischi che mettano in serio pericolo la sicurezza di un'intera nazione (e forse anche di un'intero continente) solo in nome della fratellanza e dell'uguaglianza.
«Neppure un euro». Lo statuto dei proponenti dovrà riconoscere la laicità dello Stato e la famiglia monogamica. «Famiglia in arabo si traduce con harem — ricorda Cota — La poligamia è reato: esigiamo il rispetto della donna». La Regione valuterà dimensioni e impatto delle moschee.
Giustissimo. No alla poligamia che, così come viene intesa e messa in atto dagli islamici, è un'offesa alla donna e millenni di progresso culturale.
Niente minareti, niente muezzin che spezzano il silenzio con gli altoparlanti.
Non sono del tutto d'accordo. Favorevole ad imporre dei limiti di "inquinamento acustico" (è giusto che non arrechino disturbo alla quiete pubblica), ma contrario ad una loro totale abolizione. D'altronde, come qualcuno ha giustamente fatto notare, noi abbiamo le campane delle chiese cattoliche.
E niente moschee a meno di un chilometro da una chiesa.
Moderatamente contrario. Non credo che costituisca un grosso problema, anzi, magari si può favorire uno scambio culturale e religioso.
L'ultimo sì sarà dei cittadini: obbligatorio un referendum. Una volta ottenuto il sospirato via libera, le regole di comportamento saranno rigidissime.
Giusto.
A cominciare dagli imam: dovranno essere registrati in un albo e parlare in italiano. «Vogliamo sapere capire cosa dicono, se inneggiano alla lotta santa».
Favorevolissimo. Purtroppo, molte volte capita che gli Imam siano collegati ad attività terroristiche, cosa che con pastori di altre religioni non avviene. Quindi è giusto creare un albo e sapere con chi abbiamo a che fare.
Giustissimo anche il fatto che debbano parlare in italiano, o quantomeno ci dev'essere un controllo su quanto viene detto nelle Moschee e nei luoghi di culto islamici.
Vietati commerci — «per evitare i suk»
Non sò cosa siano.
— e attività di istruzione (quello che nelle Chiese è il catechismo): «Niente madrasse, niente scuole islamiche».
Moderatamente favorevole. E' giusto istituire maggiori controlli sull'attività di istruzione islamica, specie nei contenuti (per evitare di fomentare il fanatismo, l'estremismo religioso e il terrorismo di matrice islamica), però non sarebbe giusto abolirle del tutto.
Sosteneva Andrea Gibelli: «l'Islam moderato non esiste: è solo il paravento al terrorismo». Bossi ha avvertito per tempo del pericolo «Eurabia»: «Stiamo attenti, questi vogliono impiantare in Padania vere e proprie colonie musulmane». Mario Borghezio è in prima fila: a settembre sarà a Colonia, al convegno contro l'islamizzazione, al fianco di Le Pen.
Vabbò, queste sono le solite sparate.
In generale, mi trovo d'accordo con la maggior parte delle proposte.