Stadio Franchi, 50mila
spettatori in meno
Il rapporto della "Deloitte" indica una tendenza in comune in Italia. Ma a Firenze il deficit fa ancora più effetto: dai 24mila in media della C2 ai vuoti nelle partite di cartello in serie A
Firenze, 11 febbraio 2010 - Il bianco dei vuoti è un colore che immalinconisce e le assenze riempiono il sospetto che qualcosa stia cambiando per sempre nella psicologia, l’approccio, il sentimento, le abitudini dei tifosi: i numeri disegnano una lenta e implacabile la scivolata nell’affetto depotenziato anche qui, a Firenze, dove la passione era un cult, un modo di essere, probabilmente anche un difetto. «C’è solo la Fiorentina», canta la Fiesole. E’ ancora così?
Il confronto con il passato, anche recente, è significativo: più di 24mila erano state le presenze medie in C2, l’anno della ricostruzione: cinquantamila invece gli spettatori in meno nelle undici partite giocate in questo campionato al Franchi (il confronto è con lo scorso campionato), un dato che arriva agli 80mila desaparecidos rispetto allo stesso punto della stagione di due anni fa. E’ vero che nel 2009/2010 la Fiorentina non ha ancora ospitato Inter, Juventus e Milan, ma la flessione si commenta da sola.
Dati che invitano a riflettere ma che non sembrano angosciare la Fiorentina, né le altre società di calcio. La vendita dei biglietti, come certifica l’ultimo rapporto della Deloitte (il Football Money League del febbraio 2009) rappresenta infatti uno spicchio sempre meno consistente del bilancio, soprattutto per le aziende medie come la Fiorentina. Ma anche molte big, considerato che il Barcellona mette insieme con la vendita dei biglietti solo il 29 per cento del suo bilancio, che supera i 300 milioni; il Bayern scende al 23 per cento, il Chelsea sale al 35 (Abramovich si fa pagare), il Liverpool riprecipita al 23, il Milan addirittura al 13.
Per tutte queste società società sono clamorosamente più importanti i diritti televisivi (che nel caso del Milan, studio del 2009, corrispondono al 58 per cento di un bilancio di poco superiore ai 200 milioni). Percentuali minime — per quanto riguarda il peso specifico della voce biglietti — anche per Roma e Inter, addirittura trascurabili per la Juventus: nel 2008 solo il 7 per cento degli incassi è stato attribuito alla voce «matchday»...
Tutto questo per sottolineare che il diverso interesse delle società di calcio nei confronti dei tifosi — le cui associazioni hanno sempre meno potere — ha con il tempo condizionato anche le attenzioni dedicate alla voce «rapporti umani» nel calcio. In più le regole per eliminare la violenza hanno reso complicato anche avvicinarsi allo stadio, figuriamoci entrarci. E poi gli allenamenti blindati. La distanza dai tifosi anche durante il periodo dell’allenamento estivo. Rapporti induriti con chiunque non porti soldi — tanti, non gli spiccioli — per fortificare il bilancio. Comandano le tv e si va verso il Grande Salotto con gli stadi vuoti, come è già successo in serie B, dove il salotto è piccolo. E anche Firenze, che in C2 faceva finta di scaldarsi per Riganò, si allinea alla fuga dal sentimento, tanto non importa più essere presenti. Basta guardare la tv. Ma che malinconia.
vorrei anche vedere. abbiamo i prezzi più cari d'Italia, e un progetto societario da media squadra ( comprare i giovani per rivenderli perchè non li puoi tenere ).uno stadio ridicolo: la gente preferisce guardarsela da casa piuttosto che andare a congelare in Ferrovia dove ci vuole il telescopio di Galilei per capire cosa succede in campo.