Lorenzo
Scusami eh, ma dopo aver letto il tuo post il problema che a me sembra principale e' che l'azienda abbia lasciato tutti a casa esternalizzando, e questo crea problemi a quella che resta qui, altro che tasse e tasse. Anche se la pressione fiscale fosse giusta, l'azienda esternalizzerebbe comunque in vista di maggiori profitti: mica risolverebbe il problema.
Abbiamo un'infinità di accordi commerciali con paesi UE ed Euro per impedire ciò che proponi (che è il protezionismo, in sintesi). E' importante, per dare forza all'Euro come moneta e per rifornire di diverse materie prime i diversi paesi, permettere scambi commerciali senza pesanti limiti alle aziende, che devono potersi espandere liberamente in paesi con questi accordi, perché così è la legge e cambiarla provocherebbe soltanto monopoli e un abbassamento generale della qualità della merce. Fidati, l'azienda esternalizza perché siamo dei polli e accettiamo condizioni contrattuali di pari o simile trattamento con paesi che tutelano molto meno i lavoratori, e per questo le aziende stesse tendono ad espandersi.
Ti faccio un esempio: nel paese X tu hai l'azienda, ma nel paese Y hai i materiali. A sto punto ti conviene, piuttosto che appoggiarti ad un'azienda di trasporti, aprire un'azienda anche nel paese Y e gestire tu parte dei trasporti (in quanto la richiesta sarebbe già in parte soddisfatta dall'azienda stessa ormai in Y e dovresti unicamente trasportare il prodotto finito, oltre che parte del materiale grezzo).
Se impedisci una cosa del genere nel paese Y è possibile che nessuno apra l'azienda per mancanza di mezzi ed esperienza, o più semplicemente l'unico che ne ha i mezzi apre l'azienda e fa un po' i prezzi che desidera. Circoscrivere la concorrenza non porta da nessuna parte, spero ora sia chiaro.
Lorenzo
Il punto e' che i lavoratori subordinati non hanno alcun potere decisionale, possono solamente stare li a subire.
Il datore di lavoro ti offre un lavoro. Se desidera il tuo punto di vista te lo chiede, se desidera un tuo consiglio te lo chiede. Anzi, magari ti prende proprio per fare questo.
Ma la gran massa di lavoratori non ha alcun diritto di decidere sull'operato dell'azienda - o meglio, possono non essere d'accordo, e quindi non si fornisce loro alcun lavoro da lì in avanti, licenziandoli.
Nessuno viene in casa tua a dirti come cucinare la pasta, il tuo cuoco fa il piacere di fare ciò che gli dici. Se ti dice che ti ha fatto la pasta scotta perché gli piace di più tu lo avvisi una, due, tre, quattro volte. Alla fine, non facendo il lavoro per cui è stato preso, si deve licenziare. Perché? Perché usa i tuoi piatti, le tue posate e riceve i tuoi soldi.
Non so se hai studiato Hegel, leggi un po' il rapporto servo-padrone che tanto ispirò Marx. E leggilo in questa chiave che ti ho detto poco più su (e non in quella di Marx), tutto prenderà senso.
Anche perché, uscendo un po' dall'esempio del cuoco, una massa di operai non è formata a prendere decisioni manageriali. E no, i manager che fanno ciò che pensi si chiamano "laureati in economia/ing. gestionale che fanno i disonesti", non "manager".
Lorenzo
Se lo stato impedisce all'imprenditore di esternalizzare e' uno stato cattivo e socialista, se sono gli operai (che fanno parte dell'azienda ed aiutano a mandarla avanti tanto quanto chi ci mette il capitale, ma hanno il potere decisionale di uno sputo) che tentano di prendere il loro destino nelle proprie mani tramite scioperi o, nel peggiore dei casi, occupazione dell'azienda/fabbrica, sono dei comunisti e vengono repressi/manganellati dalle forze dell'ordine (ma allora lo stato da che parte sta...?!).. insomma, c'e' qualcosa che non va. Le tasse alte sono un problema, non sono IL problema, almeno in questo contesto, credo.
Parliamo comunque di due ambiti diversi, mi sono reso conto di averti risposto sopra. Le tasse alte sono un problema perché se ad un imprenditore non fa né caldo né freddo stare in un paese o in un altro, e lo stato ha fatto accordi che favoriscono l'altro paese, ha tutto il diritto di andarci.
Di certo non può, stoicamente, aspettare il fallimento della propria azienda sotto le spinte di chi lo fa senza farsi troppi problemi. Anche perché otteniamo tutti un po' più giovamento dalle tasse che paga un'azienda che sta in Italia ma ha una filiale in Polonia, piuttosto che il contrario.
Ilùvatar85
Mi riferivo esattamente a questo.
No in questo ha ragione Brigata: in periodi di crisi il divario tra ricchi e poveri, registrato attraverso l'indice di Gini, aumenta.
Tra parentesi, questo avviene perché in tempo di crisi gli imprenditori meno capaci tendono a fallire e la loro clientela viene assorbita da imprenditori più capaci, che quindi aumentano i loro introiti.
Visto che solitamente gli imprenditori incapaci sprecano (per pigrizia o per effettiva incapacità), e magari hanno sotto tre dipedenti quando gliene serve al massimo uno, l'attivo in più per l'azienda di quello capace (generato dal fallimento di quello non capace) potrà al massimo portare all'assunzione di UN dipendente da parte dell'azienda sopravvissuta, e pertanto due dipendenti finiranno ugualmente a casa. Aumenta così il numero di poveri (tre, l'imprenditore incapace e i due dipendenti inutili), la condizione di uno rimane invariata e aumenta la ricchezza per l'imprenditore capace.