Un'altra notte insonne era passata per Jesper.
Aveva speso l'intera nottata a rimuginare sull'incontro con Kate e sul coinvolgimento del conte William De' Press nell'omicidio di sua moglie Rachel.
La sua famiglia si era trasferita negli Stati Uniti dall'Inghilterra all'inizio del ventunesimo secolo e aveva iniziato ad investire nel mercato azionario, William De' Press si è ritrovato a capo del più grande impero finanziario mondiale, con partecipazioni, fra le altre, nella Klyndian Enterprise.
Beyond
Capitolo 5
-Il colloquio-
Era l'alba, Jesper era sotto la doccia quando la multi sveglia suonò.
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Chiamata in arrivo da Alan Galloway-
Tra il rumore dell'acqua corrente e i pensieri in cui era immerso, Jesper non sentì la chiamata. Pochi secondi più tardi si attivò la segreteria telefonica.
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Bip-
Alan: <Jesper, ho ricevuto i tuoi messaggi... Se quello che mi dici è vero potremmo far riaprire il caso, ma ci servono prove concrete. Cercherò di fare alcune indagini e chiederò anche a delle persone che mi devono alcuni favori. Ah, Jesper, ricordati sempre che se hai bisogno io ci sono. A presto.>
-
Bip-
Dopo alcuni minuti Jesper uscì dalla doccia, indossò dei vestiti puliti e ascoltò il messaggio lasciato dal suo mentore. Quando ebbe finito, prese le chiavi della moto ed uscì di casa. Si diresse rapidamente verso la centrale di polizia.
Parcheggiò la sua moto nel parcheggio seminterrato, prese l'ascensore e andò al primo piano interrato, il piano dei laboratori.
Jesper si avvicinò all'amico Donald, il quale stava mangiando uno snack.
Jesper: <Donald, ho bisogno di un favore.>
Donald: <Certo, capo. Dimmi.>
Jesper: <Ti ho ripetuto tante volte di... Oh, lascia perdere... Puoi analizzare questo microchip?>
Jesper porse l'oggetto al giovane.
Donald: <Wow, capo! Dove hai preso questa bellezza?>
Jesper: <Hai mai visto questo microchip prima d'ora?>
Donald: <Stai scherzando, capo? Questo è un GS-0101! Mio Dio! Non ci credo! Non posso averlo tra le mani!>
Jesper: <Taglia corto, Donald! Cos'è?>
Donald: <Non mi stai prendendo in giro, vero?>
Donald osservò il volto serio di Jesper.
Donald: <No... Non mi stai prendendo in giro...>
Jesper: <Quindi?>
Donald: <Questo è l'ultimo ritrovato della bioinformatica! E' un chip di immagazzinamento dati che può essere impiantato nel cervello di qualsiasi essere umano.>
Jesper: <E a cosa potrebbe servire un chip del genere?>
Donald: <La memoria umana è spesso inaffidabile, può confondere date, volti, nomi e altro. Con questo chip una persona può ricordare istantaneamente qualsiasi cosa. Come la memoria di un computer.>
Jesper: <Puoi scoprire quali informazioni contiene?>
Donald: <Posso provarci... Ma dove l'hai trovato?>
Jesper: <Non posso dirtelo.>
Donald: <Capisco... Beh... Non vedo l'ora di sezionare questo gioiellino!>
Jesper: <Bene, chiamami non appena sai qualcosa.>
Donald: <Ok, capo!>
Donald era entusiasta, felice come un bambino con un giocattolo nuovo. Jesper lo lasciò al suo lavoro e si avviò verso il suo ufficio, qualche piano più in alto.
Non appena aprì la porta del terzo piano della centrale, un agente gli venne incontro.
Poliziotto: <Detective, c'è un uomo nel suo ufficio.>
Jesper: <Chi è?>
Poliziotto: <Un certo Monoya.>
Jesper: <Grazie, Johns.>
Poliziotto: <Dovere.>
L'agente Johns sorrise prima di allontanarsi e tornare alla propria postazione. Jesper si diresse, quindi, verso il proprio ufficio; aprì la porta e la richiuse rapidamente una volta entrato. Seduto su una delle due sedie di fronte alla scrivania vi era Ein Monoya.
Jesper: <Signor Monoya. La stavamo cercando.>
Ein: <L'ho saputo, per questo motivo sono venuto qui non appena ho potuto.>
Jesper si tolse il giubbotto di pelle e lo appoggiò sulla spalliera della sua sedia, poi si sedette. Di fronte a lui aveva un uomo di media statura, con una capelli di media lunghezza neri e un paio di grandi occhiali rotondi.
Jesper: <Dunque, signor Monoya. Lei ha lavorato nell'equipe del defunto Alexander McFlares, vero?>
Ein: <Esattamente, per cinque mesi e ventidue giorni. Se vuole posso indicarle anche le ore, i minuti e i secondi.>
Jesper: <Non credo sia necessario. Dunque, il signor Quinn afferma che lei sia stato licenziato perché colto in flagranza mentre rubava alcuni materiali dai laboratori in cui lavorava, è vero?>
Il giapponese portò gli occhiali più vicini agli occhi con l'indice destro.
Ein: <Tecnicamente, sì. In realtà stavo portando dei campioni nel mio laboratorio personale per poterli analizzare meglio, ovviamente non mi hanno creduto e mi hanno accusato di spionaggio industriale.>
Jesper: <Capisco. A cosa stava lavorando?>
Ein: <Sono vincolato dal mio contratto. Non posso rivelarlo.>
Jesper: <Bene. Signor Monoya, dove si trovava la notte in cui il signor McFlares è stato ucciso?>
Ein: <Sono ufficialmente indagato, detective?>
Jesper: <No, ma di certo aiuterebbe se rispondesse di sua spontanea volontà adesso.>
Ein: <Capisco... Bene, ero in un locale nello stesso isolato dove abito.>
Jesper: <Può dirmi il nome del locale?>
Ein: <Sì, “The Round”.>
Jesper: <Fino a che ora è rimasto lì?>
Ein: <L'una e sedici minuti primi.>
Jesper: <Successivamente dove è andato?>
Ein: <A casa, naturalmente.>
Jesper: <Molto bene, se non ha null'altro da aggiungere credo che possa andare.>
Ein: <Un ultima cosa, detective. Non so se le possa interessare ma recentemente sto ricevendo diverse chiamate sospette...>
Jesper: <Del tipo?>
Ein: <Nulla, rispondo ma dall'altra parte non parla nessuno e la connessione video è assente.>
Jesper: <Quando sono iniziate queste chiamate?>
Ein: <Cinque giorni fa.>
Jesper: <Vedremo di indagare. Grazie per la sua collaborazione, signor Monoya. E resti a disposizione.>
Jesper si alzò e tese la mano destra al giapponese il quale la strinse.
Ein: <Certamente, detective. Arrivederci.>
Jesper: <Arrivederci.>