Dopo il colloquio con Ein Monoya, Jesper era sempre più confuso. Non aveva alcuna idea su chi potesse essere stato ad uccidere Alexander McFlares.
E di lì a poco ci sarebbe stata la conferenza stampa.
Non aveva prove, non aveva un movente e, cosa più importante, non aveva un sospettato.
Beyond
Capitolo 6
-Deus Ex Machina-
Seduto dietro la scrivania, Jesper stava leggendo il rapporto del medico legale sull'autopsia di Alexander McFlares: secondo il medico, l'omicidio sarebbe avvenuto tra la mezzanotte e l'una e la causa della morte è stato il colpo d'arma da fuoco che ha perforato il cervello. Il foro d'uscita è di molto più piccolo del foro d'entrata, il dottor Maximillian Rogers non ha saputo spiegare quest'anomalia. Nel cranio erano inoltre presenti frammenti di palladio, particolare anch'esso inspiegabile.
Stava iniziando a scrivere il rapporto sulle indagini preliminari quando qualcuno bussò alla porta dell'ufficio del detective.
Jesper: <Avanti.>
La porta si aprì, nell'ufficio si affacciò l'agente Johns.
Johns: <Detective, il tecnico Zarnovitz mi ha chiesto di mandarla a chiamare. Dice che è urgente.>
Jesper: <Vado subito. Grazie, Johns.>
Il poliziotto annuì in segno di rispetto, poi tornò al suo precedente incarico chiudendo la porta dell'ufficio.
Jesper appoggio sulla scrivania i documenti che stava visionando e si alzò dalla sedia, uscì dal suo ufficio lasciando la porta aperta. Si diresse al piano interrato, dove lavorava il personale di supporto tecnico, si avvicinò a Donald il quale lo notò subito.
Donald: <Oh, capo! Ti stavo cercando.>
Jesper: <Dimmi, Donald.>
Donald: <Ho appena finito di analizzare il microchip che mi hai portato. È una vera bellezza! È stupendo! È...>
Jesper: <Taglia corto, Donald!>
Donald: <Oh, sì sì... Ecco... Vedi... È proprio come pensavo. È un GS-0101 e contiene diversi milioni di Terabyte di dati.>
Jesper: <Che genere di dati?>
Donald: <Ecco, questo è il problema. I dati sono protetti da password...>
Jesper: <Non credo sia un problema per una persona con precedenti penali nell'ambito informatico.>
Donald: <Ehi, capo! Avevano detto che la mia fedina sarebbe stata ripulita se avessi accettato questo lavoro!>
Jesper: <Stai calmo, Donald. Nessuno ti sbatterà dentro, dimmi solo perché questo sarebbe un problema per te.>
Donald: <Il problema non è mio, è tuo.>
Jesper: <Spiegati meglio.>
Donald: <Potrei anche riuscire a violare la protezione, ma nella migliore delle ipotesi potrebbero volerci diversi mesi, e ho come l'impressione che tu voglia sapere il contenuto di questo gioiellino il prima possibile.>
Jesper: <Esatto. Quindi? Che si fa?>
Donald: <Devi procurarti la password. Per ora ho scoperto che è composta da 29 caratteri, e le combinazioni sono pressoché infinite.>
Jesper stava osservando la schermata sul terminale di Donald.
Jesper: <Prova con “Avvampando gli angeli caddero”.>
Donald: <Perché?>
Jesper: <Fallo e basta.>
Donald non discusse ulteriormente e digitò la frase, non appena ebbe finito, una miriade di caratteri inondò lo schermo olografico del computer di Donald.
Donald: <Bingo! Ma, capo, come facevi a sapere la password?>
Jesper: <Intuito... Analizza i dati, poi fammi sapere quello che trovi. E non farne parola con nessuno.>
Donald annuì poi si mise subito al lavoro, Jesper tornò immediatamente nel suo ufficio. Cercò nelle tasche del suo giubbotto il foglio di carta dove aveva scritto il nome di Kate Gauthier, la donna che le aveva dato il microchip. Doveva parlarle.
Digitò il numero sul telefono del suo ufficio. Dopo pochi secondi la donna rispose.
Kate: <Detective Cultons. Lieta che mi abbia richiamata così presto.>
Jesper: <Dobbiamo incontrarci. Ora.>
Kate: <Subito al dunque, eh? Ha pensato alla mia offerta?>
Jesper: <Posso offrirle protezione, ma ho bisogno di altre informazioni.>
Kate: <Bene, sono all'Illinois Cafè. Lo conosce?>
Jesper: <Certo, sto arrivando.>
Kate: <La aspetterò con impazienza.>
Jesper terminò la conversazione, indossò il suo giubbotto di pelle e uscì rapidamente dall'ufficio diretto verso i parcheggi interrati, verso la sua moto.
Conosceva l'Illinois Cafè, era ad un isolato di distanza dal Ground Zero Memorial, ad un isolato dal suo appartamento. Erano le dodici e venti quando lasciò la centrale della polizia, il traffico era elevato a quell'ora ma non aveva mai avuto problemi grazie alla sua conoscenza delle strade secondarie e alla sua abilità in sella alla sua moto.
Durante il tragitto, Jesper notò qualcosa di strano. Ebbe la sensazione che qualcuno lo stesse seguendo. Ne ebbe la certezza quando imboccò una strada secondaria poco trafficata.
Tre motociclisti lo stavano tallonando, indossavano un casco integrale e le loro moto erano identiche tra loro. Jesper accelerò per seminare gli inseguitori, con scarsi risultati.
Uno di loro estrasse una pistola ed iniziò a sparare contro il detective, prima alcuni colpi di avvertimento poi, notando che Jesper non aveva alcuna intenzione di fermarsi, iniziarono a sparare per uccidere. Alcuni colpi raggiunsero la moto, causando poco più che graffi. Jesper abbassò la zip del suo giubbotto di pelle ed estrasse la pistola di ordinanza dalla fondina, iniziò ad esplodere dei colpi verso i tre che non accennarono a rallentare.
Erano quasi vicini al Ground Zero Memorial quando Jesper colpì le ruote di due moto, facendo rovinare a terra due dei tre inseguitori. L'ultimo continuò imperterrito l'inseguimento. Ad un tratto, la ruota posteriore della Ducati di Jesper venne colpita, facendogli perdere il controllo del mezzo. La moto scivolò sull'asfalto.
Jesper si ritrovò sul marciapiede, con le gambe sotto la moto e la sua pistola lontana. Uno degli inseguitori gli stava davanti e gli puntava la pistola.
Inseguitore: <Hai ficcato il naso dove non dovevi.>
Ciò che ne segui fu solo un rumore.
Uno sparo.