L'assoluto non è di questo mondo: ed è veramente così. Infatti, gli stoici hanno sudato sette camicie per tirarlo fuori da qualche parte, ma non ci sono mai riusciti.
L'unica via per ammettere un assoluto nella realtà, è accettare l'idea di una Rivelazione.
In questo senso, o si accetta l'idea religiosa, oppure si deve ammettere l'impossibilità di un assoluto. Ma quest'ultima ammissione significa la rinuncia a dare un senso all'esistenza umana (il contingente è necessario, gratuito e senza significato: come nella Nausea di Sartre).
Questo è il momento dell'Intellectus quarens fidem: l'intelletto che ha bisogno della fede per dare un senso a sé stesso e alla realtà.
Da lì parte la "ricerca religiosa", cioè la ricerca di Dio: è questo il momento della Fides quaerens intellectum, dove cioè la fede ha bisogno dell'intelletto per trovare qualcosa in cui credere.
Ma se non si capisce questa esigenza di assoluto, un assoluto irraggiungibile razionalmente e che dunque richiede per forza il superamento (hegeliano) della logica... allor si rimane imprigionati nella ragion pura, e non si può ammettere nessuna divinità perché non è misurabile.
La soluzione sta nel comprendere che l'intelletto è più grande della ragion pura, e può anche accettare argomenti non "misurabili", non "scientifici", ma comunque intelligenti e ragionevoli.