Maelstorm85
Premesso che l'arte contemporanea la conosco e l'ho studiata per un esame (ma ovviamente anche per cultura personale), devo dirvi che sinceramente sebbene le opere di Duchamp fossero antiaccademiche e contro la società dell'epoca, continuo a chiedermi dove sia l'arte nel fare i baffi alla Gioconda. So perfettamente che è una provocazione, ma ritengo che sia la scritta leccami il culo che i baffi siano con il quadrato nero su fondo nero di Malevich il punto minimo toccato dall'arte umana fin dalla preistoria. Ritengo ridicolo sinceramente paragonare simbolisti con la metafisica di De Chirico e pure con la street art (quella dei graffiti per fare chiarezza). Sono tutte correnti che non si possono accostare le une con le altre. Per esempio l'amore e Psiche postato poche pagine fa, è semplicemente una crosta di quadro, e vi spiego perchè. Un quadro per essere un vero capolavoro non deve essere una semplice cartolina perfetta che sfocia nella fotografia (la fotografia ovviamente non c'entra nulla con la pittura ed è un arte a se stante), ma deve avere un po di velature e sopratutto mostrare un po di tecnica pittorica dell'artista, altrimenti è semplicemente una banale cartolina senza nessun fine artistico.
Vabbè, questa è una tua opinione e tra un pò ne parliamo, però prima spiegami perchè ti definisci 'critico d'arte di gv'. Non per altro, è che se tu salti a piè pari l'ultimo secolo sbattendotene di saggi e saggi sull'arte attuale, nonchè delle opere stesse, e soprattutto lo fai così, liquidandolo in due parole, dovresti avere l'onestà di non autoincoronarti critico. Non so, scrivi 'amante dell'arte rinascimentale', W tiziano, qualcos'altro di simile, però ti prego vola più basso, sii più umile.
Voglio dire, devi renderti conto che, a maggior ragione perchè sei studente d'arte, non puoi permetterti di sostenere una posizione così estrema senza cotruirci studi su studi. Per dire quello che dici dovresti poter affrontare un discorso con gente molto più seria e preparata di me, dovresti essere un baluardo, mentre ora sei poco più che un avamposto e dovresti avere il senso autocritico di riconoscerlo.
Tutto questo te lo dico assolutamente senza malizia, sia chiaro.
Comunque, parliamo di quest'ultimo secolo. Hai delle opinioni un pò confusionarie. Su artisti per esempio che farebbero a gara a chi è più originale, su un'arte conchiusa, autoreferenziale e per giunta brutta. Ti dirò, gran parte di queste idee che tu hai sono riconducibili solo agli ultimi decenni. Diciamo gli ultimi trent'anni. Durante questo periodo, ebbene si, anche i critici più svegli tendono ad accorgersi che l'arte è ormai una setta. Da qui gli studi su cosa rende tale un'opera d'arte, legati a doppio filo con la museologia, in quanto il museo è appunto il santuario dell'opera. Ho letto qualcosa a proposito di un critico francese, tale Yves Michaud, del quale poi riparleremo in seguito.
Quindi, gran parte dei problemi di questo novecento sorgono solo verso la sua fine. E a questi vi è una risposta.
Ma parliamo prima di tutto del dadaismo e del suprematismo che hai a tal modo disprezzato. Partiamo col dire che sono due correnti totalmente diverse. La prima totalmente distruttiva, mette in discussione il concetto stesso di fruizione artistica. Duchamp infatti non va apprezzato affatto. O anzi, lui si, ma non il cesso. Il cesso non è un'opera d'arte. Tuttavia se calato nel suo contesto ha molto da dirci, e anche in maniera efficace. E' una critica, nè più, nè meno. paradossalmente l'oggetto della critica è proprio il settarismo che tu tanto rifiuti (ma non solo quello ovviamente). Insomma, duchamp ha dei punti in comune col tuo pensiero.
Ma in ogni caso si, è vero, il dadaismo non produce nuova estetica. semplicemente distrugge quella precedente, prepara il campo per chi verrà dopo.
Ad esempio Malevic. Che non si limita a distruggere, ma propone anche (cosa che, per inciso, hanno fatto
tutti gli artisti, ogni opera prende coscienza del passato, lo supera e crea un nuovo futuro. gradisci un pò di hegel?). La proposta di malevic è il geometrismo, il fascino della perfezione, rappresentato non a caso con una profonda campitura di nero intenso. Simile se vogliamo al messaggio di Mondriaan.
Il discorso rischia di protrarsi per molto. O meglio, di norma dovrebbe, ma cerco di limitarmi.
Parliamo dell'arte in sè. Come ho detto prima, è nella natura di ogni opera, di ogni artista, farsi carico del suo contesto e condurre la percezione estetica coeva verso nuovi lidi. Perchè è giusto che sia così? perchè come ho scritto in un altro post, la bellezza dell'arte nei confronti del fruitore non esercita in eterno la sua attrattività. Lo
stimolo artistico tende ad esaurirsi, cosicchè dopo un pò ci si può scocciare persino di caravaggio. Ed è quindi importante andare avanti, sempre. E' nella natura dell'arte, dirci cose nuove in modo antico, cose vecchie in modo nuovo, oppure se proprio siamo al cospetto di eretici, o geni, cose nuove in modo nuovo.
Dire che gli stimoli nel novecento sono molti è semplicemente riduttivo. Mai nella storia dell'arte vi è stata una simile proliferazione di concetti estetici. E pertanto si rischia di disorientarsi. L'incapacità di analizzare quest'infinità di materiale ci porta a bollare tutto come un grande minestrone immondo. E invece basta un'analisi più attenta, fatta con criterio, per scoprire i geni di quest'epoca. Che non sono poi nemmeno tanti, volendo ridurre all'osso. Picasso, Duchamp, Dalì (purtroppo si), Kandiskij, Fontana. Questi e pochi altri sono i veri avanguardisti, e comprendendo loro si può comprendere gran parte del resto.
Se vuoi capire meglio questo secolo posso consigliarti qualche testo (non vorrei trovarmi nella posizione di farlo, dato che mi dici anche di aver studiato per un esame, tuttavia non si sa mai). Benjiamin per esempio, ''l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica''. Forse l'ultimo volume della storia sociale dell'arte di Hauser (anche se non dice molto in più rispetto a B.). Magari Adorno, ma non l'ho letto. Nel complesso sono tutti saggi che parlano del valore dell'opera in relazione al suo contesto e analizzano le dinamiche a loro contemporanee (benjamin riesce addirittura ad essere profetico).
E poi c'è questo Michaud di cui ti dicevo prima, che in un altro piccolo saggio, ''l'arte allo stato gassoso'', parla di sue particolari osservazioni riguardanti gli ultimi anni. Del fatto che l'arte con la a maiuscola si stia appunto allontanando da ogni tipo di fruizione, che stia perdendo il suo meaning. Ma bada bene, si parla dell'arte delle biennali, quella fatta di raccomandazioni. Secondo michaud l'arte, intesa come fruizione estetica, è tutt'altro che morta, ma sopravvive nel design, nella pubblicità, nelle arti ''minori''. L'estetica si sarebbe quindi rarefatta, ma non per questo sarebbe scomparsa, anzi, pervade ogni cosa, come, appunto, un gas. E noi lo respiriamo ogni giorno.
Il mio particolare modo di vedere la cosa, influenzato e non lo nego dalla dialettica hegeliana di cui sopra, prevede appunto un sistema per il quale l'Arte museale si trovi costantemente in posizione distruttiva (antitetica) e crei sempre nuova linfa estetica per le arti d'uso e consumo più popolari. Ed è in esse che sopravvivono i leonardo e i michelangelo, figurativismi a buon mercato che piacciono perchè belli e ormai facilmente digeribili. Ma non solo, grazie al merchandising il popolo sta cominciando ad apprezzare klimt, apprezza mondriaan, usato come texture sulle borse delle signore.
Il popolo, come un cucciolo, ha bisogno di cibo rimasticato. Così sia, non che l'arte rinascimentale fosse competenza del volgo in fondo.
Maelstorm85
Parlando personalmente la vera arte è mostrare un immagine e far si che tutti i critici ci lavorino e ci studino sopra. Nelle opere di arte contemporeana non ci si fanno troppi studi sopra perchè sono fini a se stesse e gli artisti che le realizzano lo fanno solo per cercare di essere diversi da tutti gli altri colleghi. Questo è il mio punto di vista condivisibile o meno.
Ma non è vero, ci sono pagine e pagine di critica anche sull'arte contemporanea, cosa dici
E poi che criterio è scusa, quello di definire arte o meno in base al riscontro di critica?