Adattato per lo schermo (dal romanzo di Christopher Isherwood, Un uomo solo), prodotto e diretto dallo stilista Tom Ford. L'uomo solo del titolo è George Falconer (un superlativo Colin Firth) un professore di letteratura in un università californiana. George è rimasto solo dopo 16 anni di rapporto con Jim, il suo compagno. Un incidente autostradale gliel'ha portato via (con lui anche i cani amati dalla coppia). Incapace di vedere un futuro nella sua vita e disgustato dal presente, inseguito dai ricordi, medita il suicidio e prepara tutto meticolosamente.
Tom Ford non è un regista, ma è uno stilista di indubbio valore. Ford prepara il film come se fosse un suo completo. Vi è una cura maniacale nei particolari, nella disposizione in scena dei personaggi e degli oggetti. Per dire, tutto è simettrico. Dalle riviste su un tavolino in lontananza, ai bottoni della giacca di George.
Cura maniacale anche nella scelta di abiti (ovviamente), nelle musiche e in una fotografia perfetta. Una fotografia che rispecchia l'umore del protagonista. Per la maggior parte è grigia, fredda, asettica, ma sà accendersi, avvamparsi quando il nostro single man trova qualcosa, un ricordo, un oggetto, una persona che lo riportano alla bellezza della vita. Tutto si illumina, tutto diventa caloroso e per un attimo (un semplice attimo a cui aggrapparsi) la tristezza se ne va, lasciandoci in uno spazio senza tempo, ma breve.
Ogni personaggio che appare su scena sembra uscito da un catalogo di moda. ma attenzione, Ford non fà un filmetto pulito, una semi pubblicità per la sua linea di moda, uno sfoggio di bravura, di stile, che appaga l'occhio ma che poi stringi stringi non rimane nulla. No, il dramma a cui assistiamo è di grana grossa. E il fatto che sia diretto da una matricola e da uno che si tuffa solo ora in un campo a lui estraneo, non fa altro che accrescere il valore della pellicola.
Non si riesce a trovare pecche in questa raffinatissima opera prima che è cinema puro. Le musiche sono di classe e non sfigurano con le immagini. Gli attori sono tutto impeccabili nei loro completi. Firth (quasi irriconoscibile) è al suo massimo in carriera. Le sue lacrime, i suoi mezzi sorrisi, la sua faccia impassibile a tratti, trasmettono una angoscia incredibile. Una meritatissima coppa Volpi a Venezia.
E' della partita anche Julianne Moore che interpreta la sua migliore amica. Molto brava nel ruolo di una donna vuota e sciatta, un ruolo non del tutto facile.
La cosa che più ho apprezzato di Ford a parte quello detto sopra, sono quei primi piani sui particolari (un occhio, una mano, una sigaretta, una bocca) dilatati dal ralenty. Sembra di vedere uno stilista all'opera che osserva tutte le cuciture minutissime dei risvolti o aggiusta un gemello che è fuori posto di un millimetro.
Insomma una vera e propria perla del cinema contemporaneo e americano.
Ultimissime considerazioni: la storia è perfetta per Ford, ma Tom, sarà capace di replicarsi? O sarà capace di fare qualcosa di diverso? Aimè temo di no, ma per ora, mi godo e molto questo.
Il personaggio di George merita una piccola analisi. Durante il film sembra che, si ha deciso di suicidarsi e prepara tutto meticolosamente, ma non è poi così convinto. Non è un ossessione per lui. Ci prova, ci riprova, lascia stare e ci riprova. Sembra che attenda una salvezza (e ogni tanto arriva, come le telefonate di Charlie o il ragazzo a scuola). Vive quei momenti, quegli attimi che gli mostrano per quale motivo vale la pena di vivere, ma apputno sono piccoli istanti che non lo fanno desistere. Ma vorrebbe gridare a gran voce, chiedere un segno, una speranza per continuare a vivere, a ricominciare senza Jim.
Allo stesso tempo però, è una persona spaventata. Sia di morire (e perciò chiede aiuto), sia di continuare (perciò vuole farla finita). La paura è l'elemento principe del film. Una paura vestita con un abito da 2000 dollari.