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  1. L'avatar di Scudrera ScudreraScudrera è offline #16
    12-07-10 16:21

    L'INCHIESTA
    Regione, il grande complotto
    ecco cosa dicono le carte


    Una ordinanza di sessanta pagine svela un piano per screditare Stefano Caldoro. Il piano si riferisce al gennaio-febbraio scorso quando si preparavano le candidature per la guida della Regione Campania. La strategia, dicono i giudici romani, mirava a favorire Nicola Cosentino, nel frattempo oggetto di una richiesta d'arresto da parte della Procura anticamorra di Napoli

    di GIOVANNI MARINO
    Stefano Caldoro



    La chiamano "valanga mediatica". Ne parlano in fitte conversazioni telefoniche. È un piano per fare fuori — politicamente — Stefano Caldoro. Cancellarlo dalla corsa alla Regione. E consentire a Nicola Cosentino di superarlo definitivamente nella candidatura per la poltrona di governatore. Una strategia diffamatoria che puntava a infangare l’attuale presidente di Palazzo Santa Lucia montando uno scandalo stile-Marrazzo. Caso che i registi di questa subdola strategia citano letteralmente. Ma le intercettazioni — sì, proprio quelle che stanno per essere bandite dal governo — hanno alzato il velo sulla strategia poi non andata a buon fine. Per la reazione dello stesso Caldoro, che è filato dritto in Procura a denunciare. Ecco cosa raccontano le carte, a partire dai capi di imputazione.

    FLOP IN CASSAZIONE — Già perchè l'operazione-discredito scatta in un secondo momento quando è fallita un'altra strategia: quelle che punta a far naufragare davanti alla Suprema Corte l'accusa di camorra mossa dalla Procura nei confronti di Nicola Cosentino. Scrive il giudice: "In vista delle Regionali Carboni, Martino e Lombardi si sono fortemente impegnati al fine di ottenere la candidatura alla presidenza della regione di una persona a loro gradita individuata nell'onorevole Nicola Cosentino. Dopo l'adozione di un'ordinanza cautelare nei suoi confronti, hanno cercato di favorire un rapido accoglimento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente fra Lombardi e il presidente della Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la candidatura di Cosentino. Dopo il rigetto del ricorso e dopo che i vertici del partito avevano individuato come proprio candidato Stefano Caldoro, il gruppo ha iniziato un'intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato così da escluderlo dalla competizione elettorale tentando di diffondere, all'interno del partito, e a mezzo internet, notizie diffamatorie sul suo conto". Dunque non funziona il piano che, nelle intenzioni degli indagati, doveva passare per la Cassazione e si passa a una nuova strategia.

    TROVARE UN REGISTA — Partiamo qui dal 21 gennaio 2010. Arcangelo Martino ed Ernesto Sica parlano delle Regionali. Sica: "Tu pensi una valanga mediatica sia opportuna?(...) No, ci vorrebbe un regista mediatico bravissimo". Martino: "Eh, certo bravo (...)". Sica: "Altrimenti diventa debole, hai capito?". Martino: "(...) Invece quello no, devono dire, fatta la verifica, questo non è opportuno perchè è una persona non pregiata per cui non è nostro candidato, hai capito, ma è giusto perchè noi siamo per la trasparenza più assoluta (...)". Nei giorni seguenti, chiosa il giudice, continuano i dialoghi tra Martino, Sica e Flavio Carboni e "prosegue anche il progetto di una diffamazione realizzata in maniera clamorosa". Sica: "Dico, mo’ tanto uscirà quella bomba e uscirà al momento opportuno". Quindi la sera del 27 gennaio Sica commenta con Martino: "Scusa hai visto come è stato semplice chiedere un passo indietro in Puglia?". Risposta: "Ma quello, ma lui, quando sta costruendo il dossier, lo costruisce per fare questo, sennò, scusa, che senso avrebbe?".

    VIZIO PESANTE — Il 28 Sica manda un fax a Martino con informazioni da usare contro Caldoro. Ma il primo si lamenta: sono dati generici e non documentati. Sica insiste: "Basta che gli dici: ma tu il 19 settembre sei andato là!(...) perché poi lui andava là bimestralmente, il vizio è pesante (...)".

    TROVARE I NOMI — In febbraio, secondo la ricostruzione giudiziaria, lo stesso Caldoro viene informato, probabilmente con l’intenzione di costringerlo a farsi da parte. Martino: "Io so che a lui glielo hanno anche detto, lo hanno chiamato (...) E lui ha negato tutto, dice: ma no, ma quando mai, ma qua e là. Però è molto abbacchiato, molto giù nega (...)". Quindi Martino lascia intendere che chi lavora al dossier non ha ancora dati credibili e invita Sica a fornirli: "E allora se tu li tieni ce li devi portare domani... stasera stessa, fratello mio (...)". La risposta: "Vabbè mancano gli amichetti allora, i nomi degli amichetti, ho capito, va bene".

    SMS — Tra l’otto e il nove febbraio, nota il giudice, "trova infine compimento il piano diffamatorio". L’otto mattina arriva un Sms sul cellulare di Martino, si legge: "Dici a Nicola che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto, siamo finiti in un mondo di froci, povero Berlusconi". In serata Sica e Martino discutono di quando tutto diventerà pubblico: "Domani intorno alle 4 e mezza (...)", dice il primo. E il secondo: "Eh, bello questa mi pare proprio ‘na bella cosa".

    FINTA SORPRESA — Nel tardo pomeriggio del 9 febbraio, sottolinea il giudice, Sica "con tono di finta e scandalizzata sorpresa informa Martino" che sul web è stata pubblicata una notizia infamante su Caldoro". Sica: "Una cosa incredibile, dice: un Marrazzo in Campania, nuovo caso Marrazzo". E Martino: "Che attacco di merda, ma come si permettono?". Il dialogo prosegue con toni stupiti per concludere: "Eh, vedi è proprio debole ‘sto candidato".

    VELENI SUL BLOG — Il 9 febbraio sul blog www. campaniaelezioni. altervista. org, viene pubblicato un articolo dal titolo: "Un Marrazzo in pectore: le passioni strane di Caldoro" che, nota prontamente il giudice, "trova rispondenza con le conversazioni dei giorni precedenti. Tra l’altro si fa riferimento agli hotel Miravalle ed Excelsior. L’ultimo è citato in una conversazione tra Sica e Martino del 28 gennaio; il Miravalle invece nella conversazione tra l’onorevole Cosentino e Martino del 18 gennaio: "Sta a via degli Astroni (...) l’anno dovrebbe essere tra il ‘99 e il 2000 (...) sarebbero o quelli di Traiano o di Napoli non si capisce bene (...) roba di carabinieri".

    LA REAZIONE — Seguono concitati colloqui tra Martino e Sica preoccupati del fatto che la cosa non ha avuto rilevanza sulla stampa. Martino: "Questo nella sua megalomania dice: vabbè ma se è così, sto sitino fatelo oscurare (...) se non c’è un irrobustimento". Caldoro, scrive il giudice, infatti il 12 febbraio presenta querela per diffamazione. Il giorno precedente l’articolo diffamatorio era sparito dal blog. Una reazione che gli strateghi dei veleni, forse, non avevano messo in conto.
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  2. L'avatar di Scudrera ScudreraScudrera è offline #17
    12-07-10 16:23

    Bocchino, nuovo affondo
    "Dopo Sica tocca a Cosentino"
    L'assessore Taglialatela: "Vedo tanti avvoltoi in giro, di diversi colori e razze" . Ma Laboccetta: "Italo vuole destabilizzare il Pdl"

    di DARIO DEL PORTO
    La sede della Regione



    L'inchiesta è solo agli inizi, ma nel centrodestra tira già aria di scontro finale. Intorno all'indagine che delinea trame oscure e complotti a colpi di dossier diffamatori contro il governatore Stefano Caldoro, si sta consumando la battaglia decisiva fra le diverse anime del Pdl campano. La resa dei conti chiama in causa i due big del partito: il coordinatore regionale Nicola Cosentino e il deputato Italo Bocchino.

    In questo contesto, le dimissioni dalla giunta regionale rassegnate ieri pomeriggio dall'assessore Ernesto Sica, indagato dai magistrati romani e indicato nelle intercettazioni come coinvolto nel piano di delegittimazione contro Caldoro, sembrano solo il primo atto di una partita che è appena entrata nella sua fase cruciale. Afferma Bocchino: "Chi è questo Sica? Perché è entrato in giunta? Non l'avevamo mai visto prima. È diventato assessore in modo misterioso, poi abbiamo capito dalle indagini quale fosse il suo ruolo. Adesso si è dimesso ma anche Cosentino deve farsi da parte. Non può rappresentare il Pdl", sottolinea il parlamentare che è anche l'uomo più vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini. Ma contro Bocchino si scagliano altri pezzi da novanta del Pdl campano. Come Edmondo Cirielli, presidente della Provincia di Salerno, che parla di "sciacallaggio politico" e aggiunge: "Bocchino spara contro Verdini (coordinatore nazionale del Pdl, indagato a Roma n. d. r.) e Cosentino ma mira a Berlusconi e al Pdl. Persino Caldoro, reo di non aver obbedito al suo diktat, diventa un bersaglio pur di delegittimare il Pdl. Se avesse un minimo di coerenza, si dovrebbe dimettere e se volessimo essere il partito serio di cui lui tanto parla dovremmo espellere chi gode e approfitta delle difficoltà di nostri esponenti per costituirsi una credibilità che tra la gente non ha mai avuto". Attacca Bocchino anche il deputato Amedeo Laboccetta: "È chiaro a tutti che vuole destabilizzare il partito, ma stia certo che l'operazione non gli riuscirà". Critiche che l'ex vicecapogruppo alla Camera del Pdl restituisce al mittente: "Mi pare evidente - replica Bocchino - che ci sono due scuole di pensiero. C'è chi, come me, dice che devono andar via persone come Sica e Cosentino e chi vuole che sia io a farmi da parte. Ma la mia è una battaglia per la legalità, gli elettori del Pdl sapranno scegliere da che parte stare".

    Marcello Taglialatela, uno degli assessori di Caldoro, commenta la vicenda che ha coinvolto l'ormai ex collega di giunta con parole severe: "L'episodio che riguarda Ernesto Sica dimostra che il soggetto non ha spessore, e con questo intendo la prudenza e la capacità di distinguere gli aspetti personali da quelli politici. Però leggendo i comunicati di sostegno a Caldoro diffusi da Generazione Italia (l'area che fa riferimento a Bocchino n. d. r.) mi chiedo se si tratti delle stesse persone che per un mese e mezzo hanno lanciato contro la giunta critiche prevalentemente strumentali".

    Ma con il Pdl così profondamente lacerato, il governo regionale rischia di finire bersagliato dal fuoco amico. Taglialatela non è d'accordo e assicura che "il futuro della giunta è solo nelle mani di Caldoro, degli assessori e dei consiglieri. Certo, dà fastidio vedere tanti avvoltoi in giro. Hanno diversi colori, diverse razze. Ma sempre avvoltoi sono". E Cosentino? Secondo Taglialatela "è la prima vittima di questa storia. Da quando è stato investito dalla tempesta mediatica (in occasione della richiesta d'arresto per concorso in associazione camorristica presentata dalla Procura n. d. r.) ha dimostrato grande sangue freddo. Se deve lasciare? Dalle telefonate mi sembra emergano errori veniali. E comunque non è questo il momento per prendere decisioni - lo dico per evitare che a vincere siano gli avvoltoi". Non è d'accordo, naturalmente, Italo Bocchino: "Avvoltoi? Non scherziamo, qui c'era in giunta chi faceva dossier illeciti. Ora serve un coordinatore regionale che sia rappresentativo di tutti. Berlusconi, quando i nodi vengono al pettine, sa sempre come scioglierli e sono convinto che scioglierà anche questo. Caldoro era limitato dalla presenza di Cosentino. Quando il coordinatore avrà fatto un passo indietro, il governatore sarà ancora più forte".



    DA COSENTINO A LANDOLFI, INQUISITI O RINVIATI A GIUDIZIO I QUATTRO COORDINATORI DEL PDL
    Faide interne e richieste d'arresto nei guai tutti i ras della Regione

    Doveva essere il "laboratorio della alternativa". È diventato un serbatoio di veleni

    di CONCHITA SANNINO



    NAPOLI - Doveva essere il "laboratorio dell'alternativa" dopo sedici anni di potere bassoliniano in Campania. Ma il Pdl è diventato serbatoio di veleni e di blitz giudiziari. Il Partito della libertà vigilata. Con dirigenti inquisiti, presunte connivenze criminali e manifeste faide politiche. L'intera linea di comando appare sotto inchiesta o già inviata a processo.

    In fondo, a scorrere le cronache delle elezioni regionali, raccontavano già molto le due parole ossessivamente maneggiate dalle opposte fazioni del centrodestra napoletano. La prima è "imboscata", definizione usata dal governatore Stefano Caldoro quando se la prese con il coordinatore regionale Nicola Cosentino perché vide, tra i candidati delle liste che lo sostenevano, il nome di Roberto Conte, già condannato per voto di scambio mafioso prima che lasciasse il Pd per il Pdl. E poi l'altra parola, che alla luce degli intrighi scoperti a Roma suona quasi come un avvertimento: "Frocetti". La lanciò Cosentino, era solo settembre 2009, per inviare un segnale a Italo Bocchino, l'ex vicecapogruppo della Camera che a quel tempo usava l'ascendente sul premier Berlusconi per favorire Caldoro: "I frocetti di Roma non decideranno chi sarà il candidato della regione". Fu l'inizio di un durissimo scontro tra finiani e Pdl.

    Eccola, la Campania del Pdl che ha espugnato i palazzi rossi, Provincia e Regione, e si allena per l'ultima mano di poker, il Comune di Napoli. Non occorre scavare, stavolta. Basta dare uno sguardo ai quattro nomi del coordinamento territoriale del Pdl. Nicola Cosentino, Luigi Cesaro, Vincenzo Nespoli e Mario Landolfi: tutti finiti nelle maglie delle inchieste della Procura di Napoli. A leggerli di fila, un archivio giudiziario e un estratto di tessuto politico-sociale.

    È nota la vicenda di Cosentino, deputato, sottosegretario all'Economia e numero uno del Pdl in regione. Si sentiva governatore in pectore. Poi, a novembre, l'ordinanza di custodia in carcere con l'accusa di essere organico all'impero mafioso dei casalesi. Il pentito Gaetano Vassallo ne racconta gli inizi, la scalata e persino i presunti patti che il coordinatore avrebbe siglato con la cosca nella gestione della crisi rifiuti. Era il dominus di un consorzio per la raccolta dei rifiuti, la "Eco 4": contenitore ideale - secondo l'impianto accusatorio - per le assunzioni degli amici, la moltiplicazione del consenso, il drenaggio degli affari sporchi.
    Luigi Cesaro, socio di Cosentino nell'ascesa del Pdl campano, è deputato, coordinatore Pdl di Napoli e da un anno presidente della Provincia di Napoli. Politico di ruspante pragmatismo e colorite gaffe (a Pomigliano, solo poco fa, ha confuso l'ad di Fiat, Marchionne, con uno dei Re Magi, chiamandolo Melchiorre), è finito spesso sotto l'ironia dei detrattori, reagendo con una risata. Ha perso il buonumore di fronte alla notizia che si indaga su di lui per i suoi presunti rapporti con la camorra, che coinvolgerebbero anche i facoltosi fratelli, professionisti ed imprenditori in quel di Sant'Antimo, paesone dell'hinterland. Lo accuserebbe il collaboratore di giustizia Luigi Guida, Luigi 'o 'ndrink, manager criminale che si era lasciato alle spalle le faide del rione Sanità a Napoli per diventare il plenipotenziario dei casalesi.

    È invece già inviato a processo Mario Landolfi, deputato e vicecoordinatore del Pdl: a settembre affronterà l'udienza preliminare per difendersi dall'accusa di corruzione, aggravata dal condizionamento mafioso, per alcune assunzioni a Mondragone. L'ultima tegola, in ordine cronologico, cade su Vincenzo Nespoli, vicecoordinatore provinciale del Pdl, nonché senatore, sindaco di Afragola e vicecoordinatore nazionale del dipartimento elettorale Pdl. Non andrà agli arresti domiciliari, per lo stop del Parlamento: ma è accusato di concorso in riciclaggio e bancarotta fraudolenta. Sullo sfondo dell'inchiesta, l'orizzonte opaco di una politica dei prestanome, del mercimonio e della vendita di assunzioni.



    Il retroscena
    Caldoro incontra il sottosegretario
    "Fuori dal Pdl chi mi ha diffamato"


    di CONCHITA SANNINO


    Sabato, uffici deserti. E, come nei più cupi intrighi, è un Palazzo vuoto a far da sfondo al primo duello. A Santa Lucia si fronteggiano Stefano Caldoro, che i traditori volevano trasformare nel nuovo "Marrazzo", e Nicola Cosentino, che ne avrebbe beneficiato. «Sica? Tu me lo hai portato in giunta: tu lo devi far dimettere», sibila Caldoro.

    Una prova di forza. Ma anche un braccio di ferro che spinge il governatore ad una strategia a doppio taglio. Con una priorità: non scadere al livello degli altri, i "traditori". È un pigro e silenzioso pomeriggio estivo quello che avvolge Stefano Caldoro, al terzo piano di Santa Lucia. Lui è solo con le sue carte, il posacenere e i due quadri con Madonnine ottocentesche che ha fatto trasferire nello studiolo provvisorio.
    «Io voglio tenere un profilo istituzionale. Sono altri che maneggiano il fango, e ciò che appare dalle carte è che sono così maldestri, così inaffidabili e megalomani, che si sarebbe tentati di non prenderli neanche sul serio. Allontanarli certo dai posti di responsabilità, ma non dedicargli neanche un sentimento di riprovazione». Questa è, in premessa, lo stato d´animo del governatore che qualcuno voleva trasformare nel «nuovo Marrazzo». Caldoro si foga con qualche amico venuto a portargli al solidarietà. Non sorride, è teso. Ma molto lucido. «La politica è un mare aperto, ci sono zavorre di ogni tipo, ostacoli, contraccolpi».
    All´esterno, dunque, nessuna dichiarazione di fuoco, e neanche una richiesta ufficiale di dimissioni per il proprio assessore infedele, non un accenno di conferenza stampa per esprimere indignazione, smarrimento, pubblica condanna. Ma, nel segreto di quelle stanze che fino a ieri sembravano attraversate solo dai fantasmi del "bassolinismo", e ora si dimostrano infestate di ben più insidiosi nemici interni, Stefano Caldoro, appare lucido, e fermo. E determinatissimo a spingere i nemici alla duplice resa.
    Eccola, la contromisura. Estromettere dalla giunta Ernesto Sica, l´uomo della sua giunta indagato per il complotto; e mettere in un angolo Nicola Cosentino, il coordinatore regionale del Pdl, che dall´inchiesta romana emerge come unico, eventuale beneficiato della campagna di diffamazione contro l´allora candidato.

    Lo stesso Caldoro, infatti, impeccabile in camicia bianca e cravatta blu, bruciando una sigaretta dietro l´altra e passeggiando nervosamente nella stanza, a tarda sera incontrerà Cosentino sempre in quelle stanze. In un teso faccia a faccia. Caldoro lo riceve e gli chiede, in sintesi, che sia proprio il coordinatore del Pdl a portargli le dimissioni - cioè la "testa" - dell´assessore infedele, colui che al telefono sorrideva all´idea delle presunte "passioni erotiche" con i trans di Caldoro, che avrebbero trasmesso via web in pasto all´elettorato.
    «Se non sei tu dentro il complotto, devi chiedergli di farsi da parte - avrebbe chiesto Caldoro - , perché tu me lo hai portato, è una nomina politica. Se non sei in grado, ho già pronto l´ordine di revoca. Ma a quel punto, dove sarebbe la guida del Pdl in Campania?». Fatto sta che, qualche ora dopo questa conversazione, l´introvabile assessore Sica detta alle agenzie la sua «disponibilità a rassegnare le dimissioni».

    Caldoro sa che la partita non è finita. Ma appare soprattutto consapevole della sua missione: «Dobbiamo andare avanti, governare, dare risposte ad un paese che vive una crisi drammatica e ad un Mezzogiorno che rischia di pagare un prezzo alto. Dobbiamo essere responsabili ed isolare coloro che non sono degni di stare nelle istituzioni». Sembra guardare fuori di quella stanza, altrove. Alle tensioni del territorio strangolato dalla manovra di lacrime e sangue. «Dovrò disimpegnare un miliardo di euro. Significa che devo togliere tutti questi denari dalle mani di chi già pensa di averle in tasca. A questo aggiungiamo altri malumori, la disperazione di chi non può arrivare a fine mese e le aggressioni criminali sul territorio. Non voglio fare il paladino, ma purtroppo abbiamo il dovere di introdurre il cambiamento. E sarà dura. Eccola, la nostra vera sfida. Altro che complotti e figure opache».


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  3. L'avatar di Scudrera ScudreraScudrera è offline #18
    12-07-10 20:14

    E aggiungo:
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  4. L'avatar di Wawwowo WawwowoWawwowo è offline #19
    12-07-10 20:15

    http://notizie.virgilio.it/notizie/p...,25171175.html

    La procura di Roma ha iscritto al registro degli indagati anche Marcello Dell'Utri e il sottosegretario Nicola Cosentino nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti sull'eolico che ha gia' portato nei giorni scorsi in carcere Flavio Carboni, Pasquale Lomardi e Arcangelo Martino. I due sarebbero responsabili di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la costituzione di logge ''segrete'' (la cosiddetta legge anti P2).
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  5. L'avatar di ColeBlack ColeBlackColeBlack è offline #20
    12-07-10 20:17

    Citazione edo44 Visualizza Messaggio
    Per avere un altro B. bisognerebbe avere una sfiga cosmica.
    O un paese e una classe politica e dirigente ancora sostanzialmente uguale ad allora
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  6. L'avatar di fulminato fulminatofulminato è offline #21
    12-07-10 21:10

    Citazione Scudrera Visualizza Messaggio
    a Laboccetta: "Italo vuole destabilizzare il Pdl"
    mi chiedo quanto l'abbia pagato berlusconi

    Citazione ColeBlack Visualizza Messaggio
    O un paese e una classe politica e dirigente ancora sostanzialmente uguale ad allora
    il cougulo di interessi, amicizie e propietà in berlusconi è un unicum.
    difficile che si ricrei, è più facile una guerra fra bande, piuttosto che un autocrate assoluto.
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  7. L'avatar di Scudrera ScudreraScudrera è offline #22
    13-07-10 15:10

    Dal Mattino:

    P3 eolico, bufera su Cosentino. I finiani
    valutano mozioni sfiducia di opposizione

    Idv: mozione per dimissioni del sottosegretario. Pd si associa
    Bocchino a Bondi: è nefasto chiedere pulizia morale?


    ROMA (13 luglio) - «L'Idv ha depositato oggi alla Camera una mozione in cui il Parlamento impegna il governo a rimuovere il sottosegretario Cosentino - dice il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro - perché ha un mandato d'arresto per contiguità alla Camorra e perché indagato per la costituzione di un'associazione segreta. Chiediamo al governo se ritiene di dover chiedere le dimissioni di Cosentino. E' una mozione ordinaria perché relativa a un sottosegretario e poi perché vogliamo che i parlamentari votino e si assumano ognuno la propria responsabilità oppure dimostrino se vogliono rimanere supini. Vogliamo capire chi ci fa e chi c'è e vedere se i parlamentari vogliono ancora una persona con queste ombre».

    Franceschini: Cosentino e Caliendo vadano a casa. «Sembra di essere alla fine di un impero, in cui tutto crolla e soprattutto cala il livello di rigore che ogni uomo politico deve sempre mantenere - dice Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera - Per questo noi riteniamo che i sottosegretari Caliendo e Cosentino debbano andarsene via immediatamente e dimettersi. Se questo non succederà, non esiteremo a porre in essere tutte le iniziative parlamentari per portare questo risultato». Il Pd, conferma Franceschini, potrebbe dunque appoggiare la mozione con la richiesta di dimissioni dei due sottosegretari preannunciata dall'Idv. Già domani, al question time, il partito di Bersani porrà la questione dimissioni di Cosentino e Caliendo.

    Bersani: all'ombra di Berlusconi autostrada per la corruzione. «A noi il Watergate ci fa un baffo... - dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Strutturalmente, malcostume e corruzione sono mali endemici. Qui, però, all'ombra del potere politico-mediatico di Berlusconi si sono creati meccanismi laterali alle amministrazioni. La legislazione speciale, le eccezioni alle regole per una nobile causa, sono diventate l'autostrada per la corruzione». E Verdini?, viene chiesto a Bersani? «Un responsabile politico di partito - risponde Bersani - deve trarre le conseguenze da una situazione così. Poi, se il partito vuole farsi raffigurare con il volto di Verdini, affari loro».

    Vietti: voteremo la sfiducia a Cosentino. «Siamo garantisti, ma l'incompatibilità tra un delicato ruolo di governo e il coinvolgimento in un'inchiesta giudiziaria è evidente a tutti - dice Michele Vietti dell'Udc - Per questo voteremo la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, che peraltro avevamo già presentato e votato a suo tempo».

    Bocchino: chiediamo le dimissioni di Cosentino. I finiani ribadiscono la richiesta di dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino, e se queste non dovessero arrivare «valuteranno» le eventuali mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni, benché essi non vogliano votare in dissenso dal gruppo del Pdl: lo ha annunciato Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl. «Noi siamo convinti - dice Bocchino - che questa inchiesta, al di là dei profili penalmente rilevanti che appaiono essere deboli rispetto ad una accusa così complessa, pongono a Berlusconi un problema di opportunità circa la presenza di Verdini al vertice del partito; così come c'è un problema di opportunità sulla presenza di Cosentino al governo e alla guida del partito in Campania». Su una mozione delle opposizioni che invita il governo a ritirare le deleghe a Cosentino, Bocchino dice che questa dovrà essere valutata. «Però noi - dice - non vogliamo esprimerci in dissenso dal partito; a quel punto forse è opportuna una riunione del gruppo parlamentare, una riunione della direzione nazionale per decidere se Cosentino, alla luce dei documenti e degli atti di cui i giornali hanno ampiamente scritto, resti al governo o meno».

    Bocchino a Bondi: è nefasto chiedere pulizia morale? «Le parole di Bondi mi sorprendono - ha detto Bocchini - Come si fa a considerare nefasto l'atteggiamento di chi chiede trasparenza e pulizia morale e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?». Bondi aveva detto ieri in una nota: «Leggendo l'ennesima esternazione dell'on. Bocchino, mi confermo nella convinzione che il suo ruolo nel dibattito interno al nostro movimento politico sia nefasto. Bocchino, infatti, punta continuamente sulla logica della provocazione piuttosto che su quella del confronto alto e costruttivo».

    «Nicola Cosentino deve dimettersi - dice Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità - Fino a quando la magistratura non avrà accertato le sue responsabilità è opportuno che faccia un passo indietro, perlomeno da coordinatore regionale in Campania. Sarei favorevole alle sue dimissioni da sottosegretario, ma avendolo nominato Berlusconi è lui che deve decidere. Per noi garantisti vale sempre la presunzione di innocenza, ma quando emergono questi casi ci sono anche questioni di opportunità: sul territorio ci sono militanti e dirigenti che si affannano per realizzare gli ideali in cui credono. Questi episodi tradiscono i loro ideali». Per quanto riguarda la posizione del coordinatore Verdini, il ministro dice: «La decisione spetta solo al presidente Berlusconi e nessun altro».

    Frattini: siamo garantisti, ma se Verdini è colpevole non sarà protetto. «Il partito si atterrà a una regola molto chiara, che è quella del garantismo e di attendere le decisioni dei magistrati - dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parlando di Verdini, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta "P3" - Il secondo pilastro di questa regola, che è quella che il premier Berlusconi disse qualche tempo fa, chiarendo che chi ha commesso atti illeciti non può essere coperto, né protetto».

    Da Repubblica:

    Il sottosegretario in trincea
    "Dimissioni? Non ci penso"
    Il leader Pdl: "Magistratura usata per altri fini"
    Sica ha fatto bene a farsi da parte, così si chiarirà quello che è solo un gossip estivo
    Non è la prima volta che Italo mi sollecita a lasciare, non lo chiede da oggi


    dal nostro inviato PATRIZIA CAPUA
    (ha collaborato Anna Laura De Rosa)



    MELITO - "La solita storia". Nicola Cosentino, di nuovo sotto inchiesta, reagisce così appena gli arriva la notizia della ennesima indagine nei suoi confronti (ipotesi di reato: associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la costituzione di logge segrete). Nonostante lo scoperchiamento del vaso di Pandora che conteneva la vicenda del dossier anti-Caldoro, il complotto per screditare l'attuale governatore, il sottosegretario all'Economia si era disegnato una giornata quasi normale, con una riunione del partito, a Napoli, sui temi della sanità, e poi anche un bagno di folla, in quel di Melito, per la inaugurazione di una nuova sede del partito.
    La notizia lo ha colto durante il primo appuntamento, davanti ad altri vertici del Pdl: l'assessore Marcello Taglialatela, il vicecoordinatore Mario Landolfi, i parlamentari Raffaele Calabrò, Paolo Russo, Nunzia De Girolamo, il consigliere regionale del Nuovo Psi, Gennaro Salvatore. Lui si è vestito di paziente sopportazione: "Ancora una volta apprendo dalle agenzie di stampa di essere sotto inchiesta da parte di qualche Procura per aver commesso qualcosa. Questa volta mi pare si tratti di una sorta di "banda del torchio", dal sapore davvero surreale". Il riferimento è al famoso film con Totò e Peppino, ed è l'ultimo tentativo in ordine di tempo di far passare la vicenda del dossier su Caldoro come l'improbabile impresa di una banda di scapestrati millantatori. "Mi chiedo - aggiungeva Cosentino - quando e se si finirà di usare la magistratura per altri fini. In ogni caso, anche questa volta, le impronte digitali sono le stesse".
    Dunque nessuna intenzione di mollare la presa. Come ribadiva in quei momenti da Roma il suo portavoce Paola Picilli: "Cosentino può sempre contare sull'incoraggiamento del premier Silvio Berlusconi", nessun paragone col caso Brancher, "un caso limite", comunque "Berlusconi ha sempre incoraggiato il sottosegretario e non lo ha abbandonato per cose ben più gravi". Semmai Cosentino continua a sentirsi vittima dei meccanismi della giustizia. Efficace la sua battuta in mattinata, quando era a conoscenza solo della riproposizione delle dichiarazioni di un pentito casalese a suo carico. Cosentino aveva infatti trovato anche il tempo di presenziare alla cerimonia per appoggiare la causa di beatificazione di don Giustino Russolillo, nella Casa dei vocazionisti a Pianura, presente anche il sindaco Rosa Russo Iervolino. E lì, parlando della possibile celebrazione fra un anno allo stadio San Paolo, si era addentrato in un paragone: "Qui i tempi non sono biblici come quelli della giustizia". E la questione Sica? "Ha fatto bene a dimettersi - diceva a margine del convegno - così ha consentito un rapido chiarimento su quello che è solo un gossip estivo". Quanto a Bocchino che chiede la sue dimissioni, "non è la prima volta, non le chiede da oggi". Come dire che le parole dell'esponente finiano lasciano il tempo che trovano. Silenzio invece alla domanda su chi abbia indicato Sica in giunta.
    Nel pomeriggio però è arrivava la mazzata, il coinvolgimento diretto sia sull'affaire dell'eolico in Sardegna che sul dossier su Caldoro. Lui ha ostentato ancora una volta tranquillità, ha comunicato ai suoi collaboratori che non avrebbe rinunciato agli impegni presi. Ne aveva uno ancora, quello a Melito. Lo aspettava la inaugurazione della sede dedicata a Cosimo Amente, padre dell'attuale sindaco Antonio, a sua volta zio del consigliere regionale Mafalda, approdata in extremis al Pdl dopo che il suo nome era scomparso l'ultima notte dalla lista regionale dell'Udc. Folla in piazza, altoparlanti che sparano "meno male che Silvio c'è", ma Cosentino non si è visto. Al suo posto il presidente della Provincia Luigi Cesaro, anche lui tranquillo: "Dimissioni? Non ci sono i presupposti. L'avviso di garanzia era già preannunciato dalla stampa. Vedrete, in settimana risolveremo questa crisi".
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