Oscurità. L'oscurità è tutto ciò che vedo.
Non so chi io sia, ma non mi interessa. Non conosco il metodo del mio concepimento, ma è irrilevante. Non so chi mi abbia creato, ma è trascurabile.
Ciò che conta realmente è...
Perché esisto?
Beyond
Capitolo 11
-Esogenesi – Oltre la vita-
Risveglio. Aprii gli occhi: intorno a me vi erano macchinari di ogni genere. Conoscevo quel posto, era presente nella mia mente.
Ero in una grande vasca piena d'acqua, in un luogo buio, illuminato dalle sole luci delle apparecchiature. In una stanza altrimenti vuota.
Vuota, come la mia anima.
Frammenti. Tutto ciò che ricordo è ridotto in brandelli sparsi nella mia memoria.
Non avrei dovuto svegliarmi, loro lo sapevano. Eppure... eppure ero lì, consapevole della vita che scorreva fluente in me. Inconsapevole delle conseguenze di ciò che stavo per fare.
Violenza. Mi bastò un pugno per rompere il fragile vetro della mia cella. In un attimo la vasca si svuotò e lentamente mi accasciai al suolo. Tolsi il respiratore dalla mia bocca e assaporai l'aria.
Che meravigliosa sensazione.
Potevo respirare autonomamente.
Senza vestito alcuno, camminai per la stanza. Raggiunsi una spessa porta di metallo, premetti un pulsante. La porta si aprì su un corridoio illuminato.
Rapidità. Due guardie sorvegliavano l'ingresso al laboratorio da cui uscivo, a malapena riuscirono a capire ciò che stava accadendo quando gli torsi il collo, ponendo fine alle loro vite. Presi le loro pistole e mi diressi verso l'uscita.
Nessuno. Durante il tragitto non incontrai alcuna resistenza, nessuno mi fermò. Trovai un camice bianco appeso ad un muro, lo indossai.
Arrivai in una stanza con molti divani, numerose piante adornavano l'ambiente. Due scienziati erano seduti su un divano. Stavano leggendo dei documenti.
Terrore. Mi videro, tentarono di scappare in preda al panico. Senza alcun motivo apparente, premetti il grilletto. Due colpi, bastarono solo due, silenziosi, colpi in piena fronte.
Mi trovai davanti ad un ascensore. Entrai e premetti il pulsante per il piano terra.
Vegetazione. Molte altre piante giacevano nella hall. Una guardia stava pattugliando l'enorme stanza assieme ad un cane. Entrambi mi impedivano di raggiungere la mia libertà. MI nascosi dietro una pianta ed attesi che si avvicinassero.
Due. Sparai contemporaneamente con entrambe le pistole. L'animale fu il primo ad accasciarsi al suolo. Mi avvicinai all'uomo, al collo aveva la tessera necessaria per aprire la porta.
Libertà. Mi approssimai all'enorme porta vetrata. Al lato destro vi era un lettore di tessere magnetiche. Feci strisciare la tessera e dopo poco potei aprire la porta.
Pioggia. Uscii; per uno strano scherzo del destino, l'acqua mi accompagnava anche nella mia nuova vita. Una vita in libertà. Una vita fuori dalla Klyndian Enterprise.
Alexander. Camminai per diverse centinaia di metri, a piedi nudi sotto la pioggia battente. Trovai un uomo con un ombrello, stava camminando da solo. Nella mano destra aveva una valigetta. Si voltò. Lui mi riconobbe. Io riconobbi lui. Presi un pistola e la puntai alla sua fronte.
Alexander: <T-Ti prego. Non farlo!>
Pietà. Un ghigno apparve sulla mia faccia. Il caso ha voluto che incontrassi proprio lui. Purtroppo per lui, la pietà non mi appartiene. Non più.
Fuga. Lo lasciai lì, a terra, con un buco nel cervello. Presi la sua valigetta e scappai.
Interrogativo. Tutto ciò che volevo in quel momento era la risposta ad una semplice domanda.
Perché esisto?