Los Angeles, nient'altro che l'ombra più scura della famosa e fiorente città di un tempo. Le strade pullulavano di criminali della peggior specie, droga e prostituzione erano dietro ogni angolo.
Pochi ricchi, un esercito di poveri.
Beyond
Capitolo 7
-La città degli angeli-
Migliaia di piccole abitazioni facevano da contorno ai pochi grattacieli rimasti nella città americana dopo il grande terremoto del 2025. La faglia di Sant'Andrea si era risvegliata, devastanti eventi sismici distrussero buona parte delle città californiane, compresa Los Angeles, la città degli angeli.
Opere umanitarie internazionali poco hanno potuto dinanzi alla devastazione creata dai terremoti, la California era stata profondamente segnata.
Migliaia furono i morti nella sola Los Angeles, milioni di persone rimasero senza un tetto dove dormire; coloro che ne ebbero la possibilità abbandonarono per sempre la città, gli altri, la maggior parte, vennero sistemati in alloggi di fortuna che ancora li ospitano.
La microcriminalità crebbe in maniera esponenziale.
Un uomo distinto sorseggiava un Martini seduto su una comoda poltrona in pelle, sul tetto dell'edificio più alto della città, osservando le luci della città nella notte losangelina. Dinanzi a sé, la scritta Hollywood era completamente ricoperta da erbacce.
L'uomo appoggiò il bicchiere semivuoto sul tavolino che aveva accanto a sé poi fece un cenno con la mano destra, sei dita caratterizzavano la sua mano.
Una donna sulla mezz'età vestita da cameriera si avvicinò all'uomo.
Angelica: <Mi dica, conte...>
Tristan: <Prepara la mia stanza, credo che andrò a dormire. La visione di cotanta povertà mi porta sempre una certa sonnolenza.>
Angelica: <Certamente, come desidera, conte. Vi serve altro?>
Tristan: <No, puoi andare.>
La cameriera accennò un inchino, poi si allontanò. Il conte De' Press prese nuovamente il bicchiere dal tavolino, terminò di bere il suo Martini e dopo poco si alzò dalla sua poltrona, lanciò un ultimo infelice sguardo sull'intera città, poi si voltò e si incamminò verso l'ascensore che l'avrebbe portato nel suo appartamento personale.
Le porte dell'ascensore si aprirono su un appartamento pieno di sfarzi e futili lussi, ad accogliere il conte vi era la sua cameriera personale.
Angelica: <La sua stanza è pronta, conte.>
Tristan: <Molto bene, Angelica. Puoi andare nella tua stanza.>
Angelica: <Molte grazie, conte. Se ha bisogno mi chiami.>
La cameriera accennò nuovamente un inchino prima di dirigersi dall'altra parte dell'appartamento, verso la sua stanza personale.
Il conte De' Press si avvicino al proprio letto in legno pregiato, su una sedia vi era il pigiama e la vestaglia personale del nobile. Il conte si tolse gli indumenti che stava indossando per vestire il pigiama e prepararsi a dormire. Si stese sul letto e dopo poco si addormentò.
Si risvegliò l'indomani, osservò l'orologio che era fissato sul muro difronte il letto, erano da poco passate le dieci.
Il conte si alzò dal letto e premette un pulsante sul muro vicino al letto, dopo pochi secondi arrivò la sua cameriera.
Angelica: <Ha dormito bene, conte?>
Tristan: <La nostra ospite è arrivata?>
Angelica: <Certamente, conte. Sta aspettando nel suo studio.>
Tristan: <Bene, dille che sarò da lei tra pochi minuti.>
Angelica: <C'è altro, conte?>
Tristan: <Per ora no, puoi andare.>
Angelica: <Come desidera, conte.>
La cameriera abbasso il capo in segno di rispetto e si allontanò dal conte, il quale andò in bagno e dopo una rapida doccia indossò un vestito beige di lino, una camicia bianca e dei mocassini marroni.
Il conte aprì la porta del suo studio, numerose teste di animali selvatici adornavano le pareti della grande stanza. Seduta su una delle due poltroncine vi era Kate Gauthier, vestita con un tailleur nero.
Tristan: <Spero che abbia fatto buon viaggio.>
Kate stava per alzarsi dalla sedia quando il conte le fece intuire di poter rimanere comodamente seduta sulla poltrona.
Kate: <Non è stato facile venire qui così presto, suo padre sta iniziando a fare troppe domande.>
Il conte si sedette alla sua scrivania.
Tristan: <Lascia pure che il mio attempato padre faccia tutte le domande che vuole, piuttosto, novità con il nostro contatto a New York.>
Kate: <Pare sia andato a parlare con il detective Cultons.>
Tristan: <Ah, il detective Cultons... Ho saputo che ha avuto... come dire... un incidente, vero?>
Kate: <Sì, ma adesso sta bene. E' in ospedale a causa di alcune lievi ferite, credo che dopo il mio provvidenziale intervento sia pronto per unirsi alla nostra causa.>
Tristan: <Bene, molto bene... Gli hai dato il microchip di mio padre?>
Kate: <Sì, e pare che sia riuscito dove noi abbiamo fallito.>
Tristan: <Ha aggirato la protezione?>
Kate: <Il mio informatore nella polizia di New York mi ha detto che un amico fidato del detective sta già iniziando a decodificare i dati.>
Tristan: <Perfetto, quei dati sono molto importanti per la nostra causa. Pensi che mio padre stia iniziando a sospettare qualcosa?>
Kate: <Fa domande, ma la situazione è ancora sotto controllo. Penso che lui sappia che io sono coinvolta in qualcosa, ma per ora sono troppo importante per lui.>
Tristan: <E per quanto riguarda il detective? E' stato mio padre, vero?>
Kate: <Sì, ma il detective sa cavarsela abbastanza bene. Ah, potrebbe esserci un problema.>
Tristan: <Che genere di problema?>
Kate: <Un certo Alan Galloway, un amico del detective Cultons.>
Tristan: <Puoi gestire la situazione?>
Kate: <Se Jesper deciderà di aiutarci credo che la situazione si risolverà da sé>
Tristan: <Molto bene, Kate. Torna pure a New York, e non appena hai la fiducia del detective Cultons, ricorda di farmi parlare con lui.>
Kate: <Certamente, conte.>
Kate si alzò dalla poltrona mentre il conte chiamò la sua cameriera.
Angelica: <Mi ha chiamato, conte?>
Tristan: <La signorina Gauthier sta andando via, accompagnala all'uscita.>
Angelica: <Certamente, conte. Signorina, se vuole seguirmi...>