Jesper scese le scale, tornò al ventottesimo piano, tornò nella suite di Tristan De' Press, tornò da Rachel-β.
Era ancora accasciata a terra. Ancora cosciente.
Rachel-β: <
Oscurità. L'oscurità è tutto ciò che vedo, ma devi conoscere come è andata. Devi sapere!>
Jesper la aiutò a stendersi sul divano, successivamente, l'androide iniziò a raccontare la sua verità.
Beyond
Capitolo 18.5
-System Failure-
Risveglio. Aprii gli occhi: intorno a me vi erano macchinari di ogni genere. Conoscevo quel posto, era presente nella mia mente.
Ero in una grande vasca piena d'acqua, in un luogo buio, illuminato dalle sole luci delle apparecchiature. In una stanza altrimenti vuota.
Vuota, come la mia anima.
Frammenti. Tutto ciò che ricordo è ridotto in brandelli sparsi nella mia memoria.
Non avrei dovuto svegliarmi, loro lo sapevano. Eppure... eppure ero lì, consapevole della vita che scorreva fluente in me. Inconsapevole delle conseguenze di ciò che stavo per fare.
Violenza. Mi bastò un pugno per rompere il fragile vetro della mia cella. In un attimo la vasca si svuotò e lentamente mi accasciai al suolo. Tolsi il respiratore dalla mia bocca e assaporai l'aria.
Che meravigliosa sensazione.
Potevo respirare autonomamente.
Senza vestito alcuno, camminai per la stanza. Raggiunsi una spessa porta di metallo, premetti un pulsante. La porta si aprì su un corridoio illuminato.
Rapidità. Due guardie sorvegliavano l'ingresso al laboratorio da cui uscivo, a malapena riuscirono a capire ciò che stava accadendo quando gli torsi il collo, ponendo fine alle loro vite. Presi le loro pistole e mi diressi verso l'uscita.
Nessuno. Durante il tragitto non incontrai alcuna resistenza, nessuno mi fermò. Trovai un camice bianco appeso ad un muro, lo indossai.
Arrivai in una stanza con molti divani, numerose piante adornavano l'ambiente. Due scienziati erano seduti su un divano. Stavano leggendo dei documenti.
Terrore. Mi videro, tentarono di scappare in preda al panico. Senza alcun motivo apparente, premetti il grilletto. Due colpi, bastarono solo due, silenziosi, colpi in piena fronte.
Mi trovai davanti ad un ascensore. Entrai e premetti il pulsante per il piano terra.
Vegetazione. Molte altre piante giacevano nella hall. Una guardia stava pattugliando l'enorme stanza assieme ad un cane. Entrambi mi impedivano di raggiungere la mia libertà. MI nascosi dietro una pianta ed attesi che si avvicinassero.
Due. Sparai contemporaneamente con entrambe le pistole. L'animale fu il primo ad accasciarsi al suolo. Mi avvicinai all'uomo, al collo aveva la tessera necessaria per aprire la porta.
Libertà. Mi approssimai all'enorme porta vetrata. Al lato destro vi era un lettore di tessere magnetiche. Feci strisciare la tessera e dopo poco potei aprire la porta.
Pioggia. Uscii; per uno strano scherzo del destino, l'acqua mi accompagnava anche nella mia nuova vita. Una vita in libertà. Una vita fuori dalla Klyndian Enterprise.
Alexander. Camminai per diverse centinaia di metri, a piedi nudi sotto la pioggia battente. Trovai un uomo con un ombrello, stava camminando da solo. Nella mano destra aveva una valigetta. Si voltò. Lui mi riconobbe. Io riconobbi lui. Presi un pistola e la puntai alla sua fronte. Mi implorò di risparmiargli la vita.
Pietà. Un ghigno apparve sulla mia faccia. Il caso ha voluto che incontrassi proprio lui. Purtroppo per lui, la pietà non mi appartiene. Non più.
Fuga. Lo lasciai lì, a terra, con un buco nel cervello. Presi la sua valigetta e scappai.
Interrogativo. Tutto ciò che volevo in quel momento era la risposta ad una semplice domanda.
Perché esisto?
Luce. Illuminata dalle rivelazioni degli ultimi giorni, la mia mente ha formulato milioni di teorie.
Rifugio. Ho smesso di fuggire, mi è stata offerta una dimora. Mi è stato dato uno scopo.
Etica. Perché tutto ciò non accada mai più.
Informazioni. La mia ricerca non è stata molto redditizia negli ultimi giorni. Dopo l'incontro con il mio salvatore le cose non sono cambiate. Mi ha dato un nome. Mi ha dato un indirizzo.
Osservazione. L'ho pedinato per giorni, mai un particolare interessante. Mai qualcosa fuori posto. Mai qualcuno fuori luogo.
Abitazione. Ho visitato la sua casa. Ho rovistato in ogni angolo. Una gatta mi ha fatto compagnia, le ho dato del latte.
Documenti. Ho trovato alcune cartelle piene di dati sul progetto 05β1. Su di me. Su una poltrona ho letto accarezzando la gatta. Nessun nome rilevante, tutte persone già morte.
Tutte persone inutili.
Assenza. Mancava qualcosa. Stando ai documenti, il progetto era incompleto. Forse la causa del mio prematuro risveglio.
Pianoforte. Prima di andarmene ho suonato qualcosa al pianoforte che era in casa. Doveva essere rotto, molte note non corrispondevano al suono reale.
Rientro. Ho fatto ritorno nella mia casa, un piccolo buco nel Bronx. Lì non avrei mai dato nell'occhio.
Alba. L'indomani tornai a pedinare l'uomo. Lavorava alla Klyndian Enterprise, rimasi fuori dall'edificio ma notai che qualcun altro stava seguendo Axel Connor.
Non c'erano riscontri con le facce nel mio database, eppure... Eppure sapevo di conoscerlo. Quell'uomo nella Ford nera.
Avvicinamento. Osservavo da lontano quando vidi Connor avvicinarsi all'uomo nella macchina. Non riuscii a sentirli ma l'uomo nella Ford sembrava sorpreso.
Molto sorpreso.
Tramonto. L'uomo nella Ford partì immediatamente dopo. Connor prese un taxi, io feci lo stesso.
Chiesa. Lo seguii fino alla Fifth Avenue, nella cattedrale di San Patrizio. Scese dal taxi ed entrò all'interno dell'edificio.
Zero. Ancora una volta, sapevo di conoscere quel posto. Ancora una volta non trovai riscontri. Tuttavia sapevo che era importante, non solo per me.
Attesa. Aspettai a lungo, fuori dalla chiesa. Distante.
Arrivo. Vidi la stessa Ford nera di prima avvicinarsi alla chiesa, l'uomo non era da solo. Mi trovavo in una posizione troppo lontana, non riuscii a vederlo in faccia.
Ricompensa. Mi avvicinai, ascoltai tutto il discorso. La mia attesa non fu vana, ebbi tre nomi.
Morte. Connor non aveva più motivo di vivere. Non mi serviva più. Uscii allo scoperto e sparai, un colpo in piena fronte, come tutti gli altri.
Crollo. L'uomo che era con Connor si voltò verso di me. Mi guardò in faccia.
Io lo vidi.
Vidi te.
Tempo. Ancora non conoscevo l'identità di quell'uomo. Ancora non sapevo che fossi tu.
Chip. Confrontai i tre nomi con le informazioni in mio possesso. Ci fu un riscontro. Simone Gaffieri era il tecnico informatico che aveva creato il chip. Doveva sapere qualcosa.
Fortuna. Andai da lui, era spaventato. Mi diede ciò di cui avevo bisogno. Mi diede il chip.
Osmosi. Finalmente ero completa. Finalmente avevo compreso tutto. Dovevo uccidere solo un'altra persona.
Caso. Mi diressi qui, al Royal Hotel. Tristan era sorpreso, non si aspettava di vedermi, non si aspettava che io fossi completa. E io non mi aspettavo che tu mi portassi Benjamin.
Fine. Il resto lo conosci. Adesso posso terminare il programma di riserva. Addio Jesper.