Simon Le Bon
Semplicemente se si definisce "ingiusta" la pena di morte mi domando in base a quali criteri lo si faccia, il concetto di giusto\sbagliato è religioso non laico, al massimo si può definire la pena di morte poco funzionale visto che in caso di errore non si può tornare indietro (non che passare anni o decenni in galera da innocenti sia meglio che morire...)
Ma anche no.
Piantala di usare il termine "religioso" a caso. La distinzione fra cose giuste o sbagliate è un problema etico, quindi filosofico.
Simon Le Bon
Intanto sta di fatto che stanno in carcere senza fare niente da mattina a sera e vengono mantenuti, se tu ti rifiuti di lavorare muori di fame, chi è privilegiato a questo punto?
Esistono la mensa dei poveri e la carità.
E rimanere parecchi anni chiusi in un edificio, per quanti intrattenimenti uno possa avere, non mi sembra un privilegio.
Simon Le Bon
Ma sta di fatto che la cosa non è automatica, nè avviene nella maggioranza dei casi, sono fermamente convinto che arrivati intorno ai 20 anni il carattere di una persona sia formato, ha gia avuto esperienze che l'hanno formata, in bene o in male, e tu, persona esterna non hai speranze di imporre un cambiamento.
Può darsi che la persona decida di dare una svolta alla propria vita ma questa svolta non dipende da me, nè da te o da chiunque altro, ed è per questo che non credo nella funzione rieducativa del carcere, una persona può essere rieducata soltanto da se stessa.
Ma il carattere è una cosa a parte, i comportamenti di una persona non dipendono solo dal suo carattere. Se uno è ignorante e povero, può anche essere una persona sensibile e educatissima, ma cosa può fare nella vita? Ma è solo un esempio.
Il punto non è solo quello di cambiare i comportamenti di una persona, ma di darle delle alternative o insegnarle che ci sono.
Una persona non cambia mai le proprie decisioni se non c'è qualche fattore esterno che glielo suggerisce o glielo impone. Una persona non si "rieducherà" mai da sola, se non ha un motivo per farlo. E la morte non è un motivo.
Simon Le Bon
Ma li hai ridotti, una volta sbarcati i criminali su un arcipelago tipo le isole Crozet hai eliminato qualunque spesa, saranno costretti a procurarsi da mangiare per non morire di fame, a darsi regole sociali per non ammazzarsi come animali e tu avrai risparmiato su vitto e mantenimento in sicurezza del carcere, credo si parli di milioni di € spesi ogni anno.
Armi? Su un arcipelago deserto a mille miglia dalla terra più vicina? Il massimo rischio è che si ammazzino tra di loro

Questo sarebbe vero se trasferissi ogni singolo detenuto (almeno quelli non sottoposti alla pena di morte, nel tuo schema) in quell'arcipelago. Il che, per il caso italiano, equivarrebbe a trasferire circa 60.000 (se venissero giustiziati in 4000 circa) persone. 60.000 trasferimenti via nave o aereo, più i successivi. Tieni conto del fatto che non tutti sarebbero condannati a rimanerci a vita, quindi devi anche gestire il servizio di trasporto Italia-Lazzaretto (lo chiameremo così per semplicità), oltre che proteggerlo con forze armate. Inoltre devi organizzare una sorveglianza costiera adeguata alle dimensioni dell'arcipelago, con conseguente impiego di mezzi navali. Inoltre rimane sempre il problema del mercato nero di armi, per il motivo che ho già detto, e devi organizzare controlli per lo meno periodici.
Non ho fatto calcoli, ma secondo me costa di meno dare tre pasti al giorno, acqua, elettricità e un televisore ad ogni singolo detenuto.
Se invece volessi tenere il carcere normale per i reati minori e il "Lazzaretto" per i carcerati pericolosi e gli ergastolani, probabilmente sarebbe pure più costoso: dovresti organizzare almeno una parte delle cose che ho elencato solo per un gruppo ristretto di persone, che in carcere avresti potuto tenere semplicemente in isolamento. Bella roba.