Io l'ho amata fin da subito, nonostante qualche piccola forzatura narrativa o due o tre momenti morti. A parte che si propone come un unicum, che è tecnicamente mostruosa (come già detto, una fotografia perfetta, che sottolinea le architetture labirintiche e claustrofobiche e una New York gelida e opprimente senza trascurare il marchio di fabbrica di Slovis - cioè l'uso delle ombre e del paesaggio - e una regia sempre adatta a evidenziare le linee, i solidi, i locali bui e fumosi... ), è proprio ispirata ai thriller di ispirazione watergate anni '70. Pistole neanche a pagarle, mai una concessione alla tamarraggine o alla semplificazione, mai una frase fuori posto, una scena scontata, un passaggio così poco credibile da soffermarcisi. Momenti vuoti (inquadrature lunghe, silenzi) e ritmo languido ci sono anche in Breaking Bad (ad accomunarle è infatti una certa propensione al minimalismo), qui però vengono sono amplificati e il risultato è volutamente straniante/angosciante, perché non ci sono i panorami mozzafiato del New Mexico a mitigare il tutto ma solo macchine, palazzi, reticolati d'acciaio, baracche... e il tutto in linea con le tematiche (l'alienazione, prima di tutto, di un lavoro assurdo). Tra l'altro si aggancia alla contemporaneità (sociale, soprattutto, ma anche tecnologica) rimanendo comunque all'opposto di Fringe: nessuna tecnostronzata. Forse esagerando, concesso, perché difficilmente un'ente serio tiene ancora archivi cartacei e ha sì e no una sala computer per piano.
è una serie immensa, ormai è chiaro, poco pubblicizzata ma geniale. Mi associo nell'elogiare la bellezza di una soundtrack leggera ma memorabile, soprattutto sapientemente dosata.
poi gli attori sono perfetti, ci sono almeno due Emmy potenziali (Badge Dale e Arliss Howard) ma né la Richardson né Michael Cristofer sono da meno.