Riccardo non ha le gambe. La sua storia non raccontata dalle pagine, la sua storia senza gambe, la sua storia immobile. Non sentiamo mai parlare di Riccardo, che non ha le gambe, che non ha una storia da raccontare, che non ha una voce perché, povero Riccardo, non ha le gambe. Una volta gli è riuscita la vertigine del balcone, lo slancio verticale, ma con le gambe è ben altra cosa. Riccardo sempre in basso, schiacciato dalla sua gravità menomata, Riccardo che macchia il pavimento e si emoziona: Riccardo che cigola e si arrampica: una volta, due volte, e ricade sfinito, ricade sulla sua sedia, sudato dal busto in su, senza un vero calcio al pallone o il dispiacere virtuale della caduta. Quelli come Riccardo hanno mutilazioni più profonde.