Ho visto Basta che Funzioni, di Woody Allen.
Sono un po' interdetto per via del finale. A tratti è uno dei migliori Allen: il protagonista è lui stesso, questa volta interpretato da Larry David, e Allen pare tirare un po' le somme sulla sua vita, questa volta. Non è più un work in progress, ma ormai, a 75 anni, si è passati alla fase in cui ci si può guardare indietro e vedere a che punto si è arrivati. Vediamo così il solito, caro, vecchio Allen: ateo, fobico, pessimista, nichilista, ironico. Però anche inequivocabilmente vecchio. E proprio da vecchio il nostro protagonista si innamora (o quanto di più simile ci sia) di una ragazzina, e i due finiranno persino per sposarsi dopo un'iniziale momento di difficile convivenza. E' decisamente un clichè quello dei due personaggi completamente opposti che si trovano a vivere a stretto contatto, ma in questo vi è un piacevole cambiamento. Almeno in apparenza è molto più lui, disilluso e cinico e coltissimo, a influire su di lei. Non è che lei, con la sua freschezza, faccia diventare lui di nuovo un giovincello. E' lei a cominciare a parlare di morte e di come l'uomo non sia che un granello di polvere nell'universo. Chiaro, lo fa sempre con la svagatezza tipica di una biondina cresciuta in un famiglia religiosa, ma lo fa. Capiamo solo successivamente che, in fondo, anche lui si era affezionato tantissimo a lei. Nel frattempo arriveranno un paio di figure di contorno (queste si abbastanza stereotipate), padre e madre di lei. Entrambi cambieranno radicalmente, e anche al protagonista capiterà un altro colpo di fortuna. Ed ecco il finale che mi ha lasciato perplesso. Un po' ottimistico. Ma forse, rileggendo tutta l'opera, nemmeno tanto. Non che sia sottinteso il fatto che tutta la felicità finirà (o meglio, è una cosa talmente evidente che non ha senso sottindenderla), ma semplicemente tutta quella che capita è frutto del caso e di tanta, tanta fortuna. Qualunque cosa ci succede, qualunque bel momento di felicità...bah, basta che funzioni. E, almeno questo, l'ultima battuta del film vede il nostro protagonista sottolineare ancora una volta la sua genialità e superiorità rispetto al resto del mondo.
Bel film, bel film. Mi sono identificato tantissimo col protagonista, col quale, a parte l'età e i tentativi di suicidio, ho un po' di cose in comune, in primis la convinzione di essere molto più intelligente di tutti voi (anche se non ho mai -quasi- vinto un Nobel) e la probabilità di finire un vecchio amareggiato, con pochi amici, e isolato dal resto del mondo. Spero solo di non dover cantare due volte "tanti auguri a me" ogni volta che mi lavo le mani.