CAPITOLO 2 - ALPHA
Clover Landey odiava la calma delle montagne di Alpha. Erano stati mandati in quel posto sperduto per essere "al sicuro", ma dopo il recente assassinio era chiaro che nessuno di loro lo era
- siamo bloccati in un posto in culo al mondo con colui da cui cercavamo di essere protetti... cosa potrebbe andare peggio?!
borbotto fra se mentre leggeva le ultimo direttive della congregazione, ma si rispose da sola alla sua domanda quando lesse chi era l'altro membro che sarebbe dovuto essere evacuato insieme a lei, come da ordini si diresse immediatamente da lui nonostante fosse sicuramente perplessa dal fatto che i documenti indicavano che l'avrebbe trovato sulla riva di un fiumiciattolo all'estremita orientale dell'area.
- Hanno fissato il volo per domani, anche se preferirei recarci allo spazioporto gia da stasera... dopo quello che è successo anche tu concorderai che restare qui non è sicuro
Joshua Von Lupus, una delle "punte di diamante della congregazione", era proprio su quella riva come gli era stato detto, noncurante di tutto quello che stava succedenfo continuava a tirare pietre in quel fiumiciattolo guardandole con aria assente rimbalzare, quel ragazzo minuto non dimostrava piu' di undici anni ma era constantemente permeato da quel senso di superiorita che la faceva innervosire fino all'estremo e la sua inespressivita gli metteva i brividi ogni volta che lo guardava in faccia
- mi stai sentendo?!
gridò mentre scendeva dalla sua auto avvicinandosi a lui. Joshua si giro' pochi secondi dopo, la sua espressione era come sempre piatta e assente, ma stavolta sembrava piu' pallido del solito
- credi davvero che mi ucciderebbe?
esito' per qualche secondo per poi girarsi e tirare un altro sasso nel fiume
- tu vai, io rimarrò qui...
una brezza fredda raggelò l'aria, Clover aveva una terribile sensazione, non era sicura se fosse paranoia dovuta agli ultimi eventi o un sesto senso che aveva sviluppato nel tempo, ma era sicura che non voleva restare un ora di più su quel pianeta. Mentre lei si guardava attorno inquieta Joshua le si rivolse nuovamente
- Sarà sull'astronave
vedendo la faccia sorpresa della sua interlocutrice Joshua scosse la testa in segno di insufficienza tornando a lanciare pietre nel fiume
- Sa che la prima cosa che la congregazione farà sarà evacuarci, sarà sull'astronave che useranno per spostarci
con un gesto inaspettato si alzò e si diresse verso l'auto di Clover
- allora quando si parte?
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La vista dello spazioporto centrale riusciva a stupire ogni volta Simòn, nonostante lui di viaggi ne facesse tanti, forse anche troppi. Ma quell'edificio non aveva nulla da spartire con gli altri spazioporti che aveva vistitato. Le gigantesche torri di controllo torreggiavano sull'intero edificio ricevendo dati da tutti gli altri spazioporti nel sistema e analizzandoli riuscendo a rielaborare piu di mille rotte al millisecondo.
Grazie a quel miracolo della tecnologia moderna era da almeno cento anni che non si verificava un incidente dovuto alle macchine.
Dopo un altra rimirata al maestoso edificio scese dall'auto e fece per avviarsi verso il portellone di ingresso, ma prima che potesse identificarsi una mano gli tocco la spalla
- anche nel guscio la perla diviene schiava della corrente
quella era la parola d'ordine con cui avrebbe dovuto riconoscere il contatto degli uomini misteriosi, il suo compito sarebbe stato rispondere con un altra frase in codice ma era stanco di quei giochetti, e voleva avere subito delle risposte.
Estrasse discretamente la pistola stordente girandosi di scatto, di fronte a lui vi era una donna piuttosto giovane dai lunghi capelli rossi che lo guardava incuriosita e incurante della sua brusca mossa.
Ma nonostante la sorpresa del fatto che il contatto fosse una donna non esitò nel puntarle l'arma allo stomaco
- ora mi spieghi che sta succedendo altrimenti proverò questa simpatica arma che mi hanno dato i tuoi amichetti sul tuo bel pancino
la donna ridacchio nervosa
- ah l'arma stordente... comunque non le consiglio di fare niente...
indicò un palazzo divertita
- non siamo stupidi, c'è un cecchino appostato... se entro cinque secondi non rimetti in tasca quella cosa credo che un proiettile possa inaspettatamente decidere di dare un occhiata da vicino al tuo cervello
Simòn provato da quella situazione ripose in tasca l'arma
- è il peggior eufemismo che abbia mai sentito
la donna sorrise
- e lei è il peggior agente con cui abbia mai avuto a che fare, era chiaro come il sole che non c'era alcun cecchino
fece cenno di seguirla
- venga, parleremo del caso una volta sull'astronave
dopo qualche secondo si giro di scatto
- ah il mio nome è Caglio Star e le assicuro che sono qui solo per aiutarla, i miei clienti hanno il pieno interesse che quell'assassino sia preso
Simòn scosse la testa e prosegui verso la sala d'attesa
- non chiedermi perchè ma stento a crederci
CONTINUA...