Discussione: [contest letterario]

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  1. L'avatar di Joker 4 Joker 4Joker 4 è offline #16
    21-09-10 16:06

    Citazione Chronos II Visualizza Messaggio
    cut
    Ti stimo.

  2. L'avatar di Chronos II Chronos IIChronos II è offline #17
    21-09-10 17:08

    Citazione Joker 4 Visualizza Messaggio
    Ti stimo.
    Grazie Joker

  3. Il giovane WerderIl giovane Werder è offline #18
    21-09-10 19:53

    Esercizi di stile su Toteninsel:




    Quella che segue è una storia vera, la cui ricostruzione dobbiamo al rinvenimento fortuito di un antico manoscritto firmato $more$ in cui si legge:

    Amo il romanticismo. E per questo che sono un fallito. Sono troppo idealista e poco concreto. Grande difetto al giorno d'oggi secondo me. Però il mondo è così brutto e sporco oggi. Voglio Wilde, voglio il suo servizio da tè, voglio l'opera di Parigi, voglio il Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo, voglio la Belle Époque, voglio i bistro dove fumare, bere assenzio, leggere Baudelaire e parlare e anche solo farmi i cazzi miei, voglio l'Art Deco, l'Art Noveau, voglio lo Steampunk, voglio il Vittorianesimo, voglio l'avanguardia russa, il realismo germanico e socialista, voglio il fauvismo. Cazzo voglio cultura. Schopenhauer, Nietzsche, Tchaikovsky, Vivaldi, Tolstoy dove cazzo siete?

    ---

    Tolstoy era un ragazzo pieno di idee, ma soprattutto pieno di sé. Il mondo gli stava stretto come a Nayuta i pantaloni: alla realtà preferiva di gran lunga il realismo, germanico o socialista che fosse. Tolstoy non credeva nelle persone e nemmeno nelle cose ma in compenso credeva nella Cultura: voleva l'Art Deco e l'Art Diego, la teiera di Wilde e quella di Russell, gli piacevano lo Steampunk, il Cyberpunk e i Punkreas, era avventore abituale dei Bistro dove fumava l'oppio in compagnia di Coleridge e come Vian si scolava la schiuma dei giorni, un po' Faust un po' Steppenwolf. Schopenhauer, Nietzsche, Vivaldi, la regina Vittoria: questi frammenti Tolstoy schierava contro le sue rovine, ma erano sempre le rovine a vincere, o meglio Rocamadour.

    Cazzo voglio cultura.

    Il piccolo, malato, defunto Rocamadour continuava a vincere nonostante tutto: nonostante i crepuscoli e le avanguardie, nonostante l'assenzio, nonostante l'Assenza: nonostante Tolstoy. La morte eclatante di Rocamadour si imponeva brutalmente sulla morte silenziosa (e certo più nobile) di Tolstoy. Il lento suicidio dell'asceta, il rapido logorio dell'edonista, una morte corteggiata e mai consumata, una morte testimoniata: niente di tutto questo trovava spazio nel gioco del mondo, dove quel che contava era l'asma, la carne sporca di fango, l'esattezza crudele del sangue. La magia soccombeva alla biologia, e quel che è peggio è che a nessuno importava. Era così che i giorni di Tolstoy scivolavano lentamente tra I fiori del male e I dolori del giovane Werder, nell'attesa dell'Evento; ma le cose non succedevano, niente di tutto ciò era vero.

    Tranquillo, è tutto finto.


    Tutta la sua vita era una finzione borgesiana, uno scherzo infinito. Tolstoy mendicava disturbi bipolari presso gli psichiatri, crede Alejandro; ma gli psichiatri no, non gli credevano, e Tolstoy poteva solo accarezzare l'idea di un Seroquel, costretto ad ingerire compresse immaginarie tutte le sere prima di andare a dormire. Come se non bastasse inventava anche le sue donne fatali, una Morgana per ogni stagione e le pillole di zucchero, l'assenzio che non c'era (che non ci sarebbe mai stato) e i classici che non leggeva, un microcosmo mentale in cui tutto sembrava andare per il meglio o perlomeno sopravvivere al mondo reale, all'inferno là fuori. Scegliamo di tenere ancora. Tutto sembrava sopravvivere finchè non capitò, finalmente, l'Evento atteso fin dall'inizio: un giorno di aprile il ventiquattrenne Tolstoy fu colpito da un'Ebola e morì di febbre emorragica. Nessuno lo pianse.

    Tranquillo, è tutto finito.












    In ogni estate trovo che un po' di $more$ in fondo c'è
    In ogni $more$ trovo che un po' di estate in fondo c'è
    In ogni $more$...

 
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