CAPITOLO UNO
Alteridan stava correndo a perdifiato su per le scale di un grattacielo. Non c'era più tempo. Doveva salire più velocemente. Poteva già essere troppo tardi...
Tutto aveva avuto inizio una sera come tante, in una normalissima stanza di Omegle. Era un ambiente essenziale ma piacevole. Il logo del sito era scritto su tutte le pareti. Una finestra mostrava paesaggi e sfondi in costante cambiamento. Alteridan sedeva in una poltrona confortevole, aspettando un nuovo conversatore. Trovandosi nel cyberspazio, tutti i suoi sensi erano scialbi, artificiali, mentre l'olfatto non esisteva per nulla. Tuttavia ci era abituato da lungo tempo, anche se ogni tanto si rendeva conto con stupore che in quel momento il suo corpo era in realtà steso su un apposito lettino nella sua stanza, in un altro livello di realtà.
Un suono acuto segnalò l'arrivo di un nuovo utente. Alzando lo sguardo, Alteridan vide la sagoma nera di una ragazza comparire dall'altro lato del tavolo. Le sue fattezze erano oscurate a causa del sistema di anonimato imposto ad omegle negli ultimi anni. Vide però che aveva un corpo snello e alto: lunghi capelli le cadevano fluidamente sulle spalle.
«Hello» disse lui, come sempre un po' imbarazzato.
«Hi.»
Un lungo silenzio calò nella stanza.
«Asl?» chiese lei dopo un po'.
«Italy, 16, male.»
«Anche tu italiano?» esclamò lei.
E questo era tutto quel che ricordava. Avevano parlato a lungo, quello sì; e sapeva di aver sentito qualcosa di straordinario in tutto quel tempo. Ma ad un certo punto l'intera realtà era stata risucchiata in un unico punto microscopico: Alteridan aveva aperto gli occhi nel suo confortevole ed ergonomico lettino Nintendo, e il suo sguardo si era posato sul soffitto della sua stanza. Un down di connessione. Alteridan imprecò. Cercò di ricordarsi la conversazione che aveva appena avuto, ma non ci riuscì. Era un effetto collaterale dei down: la memoria a breve termine poteva essere cancellata, perlomeno a livello cosciente. Sapeva però che quella ragazza era essenziale. Il pensiero di ciò che gli aveva detto era tormentoso, inafferrabile. Doveva assolutamente trovarla. L'importanza di quella missione andava oltre ogni sua percezione cosciente.
E così aveva riavviato la connessione, e dopo aver chiuso gli occhi si era ritrovato nuovamente nella stessa stanza di Omegle. Ora però era vuota e silenziosa. Senza aspettare un secondo di più, aveva aperto la porta e si era fiondato per le scale del Palazzo Omegle, che svettava in una delle tante concentrazioni urbane del Cyberspazio.
«Mi dispiace, è troppo tardi.» stava dicendo l'impiegato allo sportello di Omegle.
«Deve tentare ancora! Devo assolutamente ritrovare l'utente con cui ho parlato prima!»
«Abbiamo migliaia di utenti connessi ogni minuto, crede davvero che possiamo permetterci di conservare tutti questi dati?»
«Eppure sarà rimasta una traccia, qualsiasi cosa!»
«Mi dispiace, non posso più fare nulla.»
Per la seconda volta in quel giorno, Alteridan imprecò violentemente. Vagò senza meta per qualche minuto nella stanza degli sportelli d'assistenza, poi decise di entrare nell'ascensore. Un istante prima che le porte si chiudessero, vide alcune figure inquietanti avvicinarsi all'impiegato con cui aveva parlato prima. Mentre l'ascensore si tuffava verso il basso, un brivido gli corse lungo la schiena: quegli esseri avevano qualcosa di disturbante. Stava per uscire dal Palazzo di Omegle per andare a farsi un giro, quando sentì qualcosa battergli sulla spalla. Si girò e vide di fronte a sè un bot. Aveva un aspetto antropomorfo, ma la pelle aveva una sfumatura metallica e il viso era poco espressivo.
«Mi presento. Io sono RDM-42, attualmente a servizio nel Palazzo Omegle.»
Alteridan aggrottò la fronte.
«Che cosa posso fare per te, RDM-42?»
«A dire il vero sono io che vorrei fare qualcosa per lei. Mi sono permesso di ascoltare la conversazione che avete avuto con il commesso.»
A quelle parole Alteridan trasalì.
«Stai dicendo che potresti aiutarmi?»
«Naturalmente, ma ad una condizione.»
«Sarebbe?»
«Dovete portarmi con voi, dovunque andrete. Non resterò un secondo di più in questo sito.»
«E come mai?»
«Vede, io sono l'addetto al ban degli utenti troppo...esuberanti. In parole povere, vuol dire che ogni volta che qualcuno tira fuori il suo pistolotto, io devo essere lì per poterlo bannare. Non è un compito molto gratificante, per un bot della mia intelligenza.»
«Sì, posso immaginare. Va bene... affare fatto! Verrai con me, ma prima rispetta la tua parte dell'accordo.»
«Molto bene.»
Alteridan seguì RDM-42 fin sotto il palazzo. In un'immensa stanza sotterranea, illuminata da una fioca luce verde, vide che le pareti erano in realtà dei monitor e una lunga serie di numeri scorreva su di essi. Il bot li esaminò per alcuni minuti, poi scrisse qualcosa su una tastiera. Infine disse:
«Ottimo, ho trovato l'ip. Adesso dobbiamo solo...»
Improvvisamente si fermò, tese la testa come per ascoltare qualcosa che sentiva soltanto lui, poi esclamò:
«Stanno arrivando. Dobbiamo fuggire!»
E poi inizò a correre. Sorpreso, Alteridan lo seguì, gridandogli da dietro:
«Chi sta arrivando?»
«Agenti del governo. Sono qua, e ho la sensazione che stiano cercando proprio lei! Dobbiamo dileguarci, e alla svelta.»
Dopo un po' stavano correndo fuori dal grattacielo, sulla cui cima svettava la scritta Omegle. Entrarono in un veicolo automatico targato Google, e quello li portò velocemente verso l'alto, sparandoli lungo alcuni binari che si estendevano a spirale ad altezze impressionanti.
Alteridan stava ansimando.
«Non vedo perchè degli agenti del governo dovrebbero cercare proprio me. Comunque, l'hai trovata?»
RDM-42 rispose: «Non sono riuscito ad ottenere l'ip completo, e questo non mi permette di capire dove si trovi. Tuttavia, ho una traccia. Si tratta di un sito italiano...»
«Come si chiama?»
Il bot diede un'occhiata veloce al mini-computer integrato nel suo braccio.
«Un certo GamesVillage» rispose.