Voglio fare un commento sul concetto di "ripetizione", che personalmente odio, ma di cui (posti i necessari limiti) vi e' la necessita'. Prima pero' e' necessario fare un'osservazione su Civilization V.
Quando ho scritto la recensione di Civ V la prima cosa di cui mi sono reso conto e' che c'erano almeno due modi di affrontarla: valutare com'era il gioco in se' o giudicarlo per come si collocava all'interno della serie - soprattutto nei confronti del suo bellissimo predecessore. Alla fine ho optato per la prima scelta sulla base di una singola considerazione: tra l'uscita di Civ IV e quella di Civ V un'intera generazione di giocatori ha iniziato il liceo e lo ha finito.
Ora, non so voi, ma per me il periodo dalla prima alla quinta liceo fu, letteralmente, una vita - perche' a quell'eta' le cose stanno cosi'. Cio' significa che un titolo di "cinque anni prima" e' distante nel tempo quanto la musica di Simon & Garnfunkel. Ora, io saro' sempre il primo a consigliare Simon & Garnfunkel rispetto a Lady Gaga (personalmente consiglio anche
la sigla di Lupin III piuttosto che Lady Gaga...), ma il punto e' che chi vuole una recensione su un disco uscito ai suoi giorni vuole innanzi tutto sapere com'e' il disco nel contesto della musica dei suoi giorni. Questo non signifca che mi sia dimenticato dei veterani della serie, ma ho pensato che questi ultimi, essendo per l'appunto veterani, trovassero nell'articolo (e nel voto) abbastanza informazioni per giudicare cosa fosse cambiato e cosa no.
Riguardo i voti, personalmente ho sempre seguito una sola regola: prima gioco al gioco e poi ne decido il voto. Non pretendo di averci sempre azzeccato, ma, a mio avviso,
com'e' il gioco deve sempre battere gli elementi che lo compongono, nella valutazione finale, perfino se tali elementi sono i piu' stantii del mondo. Per fare un esempio, recentemente ho finito "Mass Effect 2" (di cui non ho scritto la recensione) e la sera, parlandone con gli amici, ho detto "Avrei potuto scrivere una recensione di sei pagine parlando solo dei difetti e dei limiti del gioco. Fatto e' che quando l'ho finito ho dovuto fare due giri intorno al tavolo, tale e' stata l'emozione e l'adrenalina che questo gioco mi ha lasciato". In sostanza, gli avrei dato 9, perche' alla fine per me e' questo cio' che conta. ma avrei anche specificato, per esempio, che la gestione delle classi era stata semplificata rispetto al primo titolo e se per qualcuno tale espetto era vitale, allora l'informazione si sarebbe trovata nella recensione.
Ogni tanto leggo commenti di persone che "leggono la rivista fin dal diciottesimo secolo". Beh, non posso che ringraziarli

Ma ogni articolo, a mio avviso,
deve sempre essere scritto avendo in mente una persona che non ha mai aperto una rivista di videogiochi, o preso in mano un pad. Personalmente, da lettore, una delle cose che mi fa imbestialire di piu' in qualsiasi rivista sono quegli articoli che partono con commenti e deliri con la verve di un missile sparato dalla rampa senza aver spiegato dove siamo o di che cosa si sta parlando. Penso che ognuno di noi abbia fatto questa esperienza.
Il risultato e' che se in un'anteprima scriviamo "Nel GdR Obrobrion i personaggi non giocanti reagiranno in base alle scelte morali del giocatore" una persona che non si e' mai avvicinata a un GdR PC potrebbe pensare: "Che figata, questa cosa mi interessa!" Uno scafato dei GdR potrebbe invece pensare "che due maroni, lo scrivono sempre! ma hanno lo stampino?". Eppure, paradossalmente, e' stata data un'informazione corretta a entrambi i tipi di lettori, e se tale informazione causa "due maroni" allora forse si dovrebbe fare una riflessione sul mondo del gioco per PC - e non su chi ne porta il messaggio.