Black bloc o agente?
di Gianluca Di Feo e Tiziana Faraoni
Un ragazzo a volto coperto che colpisce finanzieri e attacca blindati della polizia. E poi soccorre un militare mostrando manette e manganello. Ecco le foto più misteriose sugli scontri(15 dicembre 2010)Attacca con una vanga un blindato della polizia, solo e temerario. Il volto coperto da una sciarpa, sfida lo sbarramento della zona rossa nel cuore degli scontri, a pochi metri da Senato. Colpisce il vetro del furgone della Celere, subito seguito da un altro ragazzo. Poi è di nuovo all'assalto: armato con una specie di spranga, si getta contro uno schieramento di uomini delle Fiamme Gialle. Afferra anche una tavola di legno per picchiare i militari.
Ancora dopo è presente alla scena del finanziere aggredito che impugna la pistola.
È sempre lui, in un angolo accanto alla vetrina: ma questa volta ha in una mano il manganello e nell'altra le manette. Ed è dalla parte delle forze dell'ordine.
In un'altra immagine infine si mostra a volto scoperto, dietro il muro dei militari, accanto ai due poliziotti. È un professionista della guerriglia urbana? Oppure si tratta di agente provocatore, come sembrano indicare numerosi indizi? È un giovane in prima fila negli scontri, e che pare aprire la strada della violenza alla folla, innescando o alimentando l'incendio che ha devastato il centro di Roma in uno dei momenti istituzionalmente più delicati.
Il ragazzo con il giubbotto beige è inconfondibile. Ha scarpe bianche Nike, che spiccano su quelle scure della massa. Jeans scoloriti, cadenti, che cerca di tirare su quando è con i poliziotti. E indossa un unico guanto destro, a righe bianche e rosse. Sia negli attacchi, sia quando impugna le manette, si copre il volto con una sciarpa chiara. Negli scatti si notano diversi "tutori della legge" travisati come dimostranti. La sequenza dell'aggressione al finanziere mostra alcuni agenti con il viso coperto. Uno di loro soccorre il sottufficiale nella mischia: ha un vistoso parka con un disegno geometrico a varie tonalità di grigio e occhiali da sci. E subito dopo è accanto al presunto provocatore. La scena dello scontro per liberare il militare delle Fiamme Gialle evidenzia altri due "infiltrati". Uno è quello che poi abbraccia il sottufficiale, come a calmarlo.
L'altro è quello vestito con una giacca a vento nera che si getta contro gli aggressori, impugnando una ricetrasmittente. E poi nella confusione viene colpito dal manganello di un basco verde sopraggiunto di corsa. Quanti erano gli agenti mescolati ai black block nella giornata che ha fatto ripiombare la capitale nel clima degli anni di piombo? E quale è stato il loro ruolo nella guerriglia metropolitana con decine di feriti e danni gravissimi?
L'uso di personale infiltrato nelle manifestazioni di piazza è prassi antica e legittima. Serve per controllare i movimenti della folla, identificare i soggetti che guidano gli assalti, intervenire "dall'interno" nei momenti più delicati. Un impiego frequente anche negli stadi ma soprattutto in occasione di cortei politici, quando si teme che nuclei organizzati possano spingere la massa verso la violenza.
Anche durante il G8 di Genova molte foto hanno documentato la presenza di agenti in borghese, mescolati alle marce nei momenti pacifici e nelle giornate della battaglia. Ma nonostante i sospetti non è mai stata documentata l'opera di provocatori: uomini delle forze dell'ordine "in incognito" che aggredissero loro colleghi o partecipassero alla devastazione dei negozi.
Le immagini del "ragazzo con il giubbotto beige" invece sembrano confermare le ipotesi più inquietanti. Quella stessa sequenza certifica anche la natura dei dimostranti, organizzati per colpire in una violenza pianificata. Che ha cercato di coinvolgere nella guerriglia una folla di studenti, di precari e di terremotati abruzzesi. È però necessario chiarire l'attività degli agenti infiltrati nelle fasi più dure degli scontri. A tutela della legalità democratica e dei tanti uomini delle forze dell'ordine che si sono fatti picchiare rispettando le regole dell'ordine pubblico.