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  1. L'avatar di John Marston John MarstonJohn Marston è offline #46
    28-12-10 13:04

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    Che tu fossi un uomo l'avevo dedotto. Per il resto, la categorizzazione dell'Ing.Gestionale viene solitamente da Ingegneri, pertanto la supposizione poteva starci. Conoscerai anche decine di datori di lavoro che preferiscono Ingegneri di altro tipo, eh, ma le statistiche parlano chiaro e tanto lavoro quanto i Gestionali non lo trova nessuno. Come già detto la gavetta è d'obbligo ma un punto di partenza è necessario (e ai Gestionali non manca).
    Mi premeva dire questo, poi nemmeno io sono né sarò Ingegnere, quindi mi tiro pure fuori dalla discussione.

    EDIT: (sì, in passato ho valutato l'idea di fare Ingegneria Gestionale, un minimo mi ero informato)
    Bisogna vedere a cosa fanno riferimento quelle statistiche di cui parli (ovvero quando quelle persone sono state assunte ecc., altrimenti fino a 10 anni fa si sarebbe potuto consigliare ai giovani di fare ragioneria e basta, vista la quantità di ragionieri che ancora affollavano, e affollano, i comuni e altri posti statali).

    Il problema qua è che tutto quello che l'Ingegnere Gestionale sa fare viene fatto meglio da altre figure professionali più specializzate: statistici, matematici, economisti, gestori delle risorse umane (di matrice psicologica, preferibilmente) e via dicendo. Per questo ho detto che non è né carne né pesce.
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  2. SpechSpech è offline #47
    28-12-10 13:45

    Citazione John Marston Visualizza Messaggio
    Bisogna vedere a cosa fanno riferimento quelle statistiche di cui parli (ovvero quando quelle persone sono state assunte ecc., altrimenti fino a 10 anni fa si sarebbe potuto consigliare ai giovani di fare ragioneria e basta, vista la quantità di ragionieri che ancora affollavano, e affollano, i comuni e altri posti statali).

    Il problema qua è che tutto quello che l'Ingegnere Gestionale sa fare viene fatto meglio da altre figure professionali più specializzate: statistici, matematici, economisti, gestori delle risorse umane (di matrice psicologica, preferibilmente) e via dicendo. Per questo ho detto che non è né carne né pesce.
    In realtà non tanto. I dati si riferiscono a circa 4-5 anni fa, comunque, e la fonte mi sembra sufficiente.

    http://www.istat.it/lavoro/unilav/UnivLav_2006.pdf

    Tutte le lauree hanno uguale valore per trovare lavoro?
    A trovare lavoro sono più facilmente i laureati del gruppo ingegneria (l’81,6% è occupato in modo continuativo a tre anni dalla laurea. In particolare, i corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l’89% degli ingegneri gestionali ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%).
    Buoni rendimenti occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (80%), Economia aziendale (77%), Odontoiatria e protesi dentaria (75%), Scienze della comunicazione (74%), Relazioni pubbliche e Scienze internazionali e diplomatiche (73%). Questi ultimi tre corsi rappresentano delle eccezioni positive all’interno del gruppo politico-sociale che, nel complesso, registra performance leggermente inferiori alla media.
    E poi

    L’incidenza dei laureati che hanno un’occupazione sul totale dei laureati è piuttosto bassa per i gruppi medico e giuridico. La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (54 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro.
    Faccio notare che tra questi dati non "consigliano" di fare ragioneria (o professionali vari) ESATTAMENTE una decina di anni fa in quanto:



    +

    Gli immatricolati che ottengono migliori risultati sono quelli che possiedono il diploma liceale: su 100 immatricolati, 71 riescono a laurearsi.
    Le maggiori difficoltà le incontrano invece i ragazzi che escono dagli istituti professionali che, con un tasso di successo pari appena al 32%,
    =

    ..

    Per il resto, la possibilità di avere una persona capace di fare più cose abbastanza bene è evidentemente meglio considerata nelle aziende rispetto a 2-3 figure particolarmente specifiche che magari non riescono a lavorare sinergicamente. Alla fine io ti porto i dati, tu mi poni delle obiezioni logiche ma che evidentemente sono logiche per te e (forse) per me ma sicuramente meno per chi le aziende le gestisce davvero.
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  3. Rika78 #48
    28-12-10 14:08

    Scienze della comunicazione al 74%?Accidenti e io che ne sento parlare solo male
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  4. SpechSpech è offline #49
    28-12-10 14:13

    Citazione Rika78 Visualizza Messaggio
    Scienze della comunicazione al 74%?Accidenti e io che ne sento parlare solo male
    Discorso complesso. A occhio direi che è perché scienze della comunicazione è quella laurea che ti forma perfettamente a fare i lavori che oggi sono pagati 5-700€ al mese con contratto a tempo determinato: lavori d'ufficio, su internet e così via, quelli che sanno un po' di presa in giro. Quindi sì, il lavoro corrispondente alla laurea si trova, e lo trovano tanti (ora meno, ma lo trovano). Che poi tra coloro che conosco nessuno o quasi sia soddisfatto della cosa è un altro conto.
    Rispondi con Citazione 

  5. L'avatar di John Marston John MarstonJohn Marston è offline #50
    28-12-10 15:05

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    In realtà non tanto. I dati si riferiscono a circa 4-5 anni fa, comunque, e la fonte mi sembra sufficiente.

    http://www.istat.it/lavoro/unilav/UnivLav_2006.pdf



    E poi



    Faccio notare che tra questi dati non "consigliano" di fare ragioneria (o professionali vari) ESATTAMENTE una decina di anni fa in quanto:



    +



    =

    ..

    Per il resto, la possibilità di avere una persona capace di fare più cose abbastanza bene è evidentemente meglio considerata nelle aziende rispetto a 2-3 figure particolarmente specifiche che magari non riescono a lavorare sinergicamente. Alla fine io ti porto i dati, tu mi poni delle obiezioni logiche ma che evidentemente sono logiche per te e (forse) per me ma sicuramente meno per chi le aziende le gestisce davvero.
    Capisco, e ammetto che quei dati mi sorprendono.

    Tuttavia le opinioni che ho raccolto finora (tra i quali un mio amico che sta per prendere il master per manager della Bocconi e che ha fatto un lungo periodo di stage a Hong Kong) sembrano più, come dire, proiettate al futuro. Hai sottolineato l'importanza di lavorare in sinergia e l'Italia sta arrivando in ritardo all'appuntamento con la riorganizzazione del lavoro, soprattutto nelle grandi aziende. La figura professionale che sa fare un po' di tutto è ormai poco presa in considerazione, visto che si punta maggiormente a trovare il profilo preciso per un compito preciso (il tutto riassumibile nel "fit" inglese).
    Poi sia chiaro, se parliamo di semplice mercato del lavoro non è che gli ingegneri gestionali siano sul piano di chi si laurea in psicologia del cane e del gatto, soltanto che rispetto agli altri ingegneri partono un gradino sotto, per ciò che riguarda le alte posizioni di carriera nel futuro. Pertanto quando si parla con un ingegnere gestionale ci si chiede perché non abbia scelto un indirizzo più preciso che gli desse un profilo accademico professionale più ficcante.
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  6. LibertarioLibertario è offline #51
    28-12-10 15:37

    Citazione John Marston Visualizza Messaggio
    Capisco, e ammetto che quei dati mi sorprendono.

    Tuttavia le opinioni che ho raccolto finora (tra i quali un mio amico che sta per prendere il master per manager della Bocconi e che ha fatto un lungo periodo di stage a Hong Kong) sembrano più, come dire, proiettate al futuro. Hai sottolineato l'importanza di lavorare in sinergia e l'Italia sta arrivando in ritardo all'appuntamento con la riorganizzazione del lavoro, soprattutto nelle grandi aziende. La figura professionale che sa fare un po' di tutto è ormai poco presa in considerazione, visto che si punta maggiormente a trovare il profilo preciso per un compito preciso (il tutto riassumibile nel "fit" inglese).
    Poi sia chiaro, se parliamo di semplice mercato del lavoro non è che gli ingegneri gestionali siano sul piano di chi si laurea in psicologia del cane e del gatto, soltanto che rispetto agli altri ingegneri partono un gradino sotto, per ciò che riguarda le alte posizioni di carriera nel futuro. Pertanto quando si parla con un ingegnere gestionale ci si chiede perché non abbia scelto un indirizzo più preciso che gli desse un profilo accademico professionale più ficcante.
    Ti svelo un segreto: con il passare degli anni nel mondo del lavoro, meno conterà il titolo di studio, e più quanto realmente si vale sul campo. E ti dirò di più: molti ingegneri attuali sono spesso tuttologi del nulla, che nel mondo del lavoro fanno sin da subito tutt'altro rispetto a ciò che hanno studiato...e questo anche a causa dell'inutile matrice teorica di tanti corsi di laurea.
    Come già detto altrove, in UK in 3 anni acquisisci le competenze che in Italia ti danno in 5.
    Poi potrei anche dirti che il titolo di ingegneria gestionale a livello internazionale equivale a Production Engineering.
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  7. L'avatar di John Marston John MarstonJohn Marston è offline #52
    28-12-10 16:59

    Citazione Libertario Visualizza Messaggio
    Ti svelo un segreto: con il passare degli anni nel mondo del lavoro, meno conterà il titolo di studio, e più quanto realmente si vale sul campo.
    Non mi stai dicendo nulla di nuovo. E soprattutto non c'entra nulla col discorso (a meno che tu non ti riferisca al principio della polemica, che guardacaso hai scatenato tu criticando il percorso accademico di un altro utente, non conoscendo le sue competenze reali... una barzelletta). Non è che siccome sai una cosa la devi mettere in mezzo perchè ti fa sentire figo e aggiornato.

    E ti dirò di più: molti ingegneri attuali sono spesso tuttologi del nulla, che nel mondo del lavoro fanno sin da subito tutt'altro rispetto a ciò che hanno studiato...e questo anche a causa dell'inutile matrice teorica di tanti corsi di laurea.
    Come sopra.

    Come già detto altrove, in UK in 3 anni acquisisci le competenze che in Italia ti danno in 5.
    Poi potrei anche dirti che il titolo di ingegneria gestionale a livello internazionale equivale a Production Engineering.
    Ecco. Visto che parliamo di livello internazionale, nel tuo corso esattamente cosa fate di gestione delle risorse umane e psicologia del lavoro? Perché qua il sunto del mio discorso è che un ingegnere gestionale, se vogliamo dare un senso al suo titolo, deve distinguersi in qualcosa.
    Rispondi con Citazione 

  8. LibertarioLibertario è offline #53
    28-12-10 17:20

    Citazione John Marston Visualizza Messaggio
    Ecco. Visto che parliamo di livello internazionale, nel tuo corso esattamente cosa fate di gestione delle risorse umane e psicologia del lavoro? Perché qua il sunto del mio discorso è che un ingegnere gestionale, se vogliamo dare un senso al suo titolo, deve distinguersi in qualcosa.
    Non ci occupiamo di psicologia del lavoro, quello è compito di sociologi o simili.
    Forse non ti è chiaro di cosa si occupa un ingegnere gestionale --->

    Spoiler:

    Obiettivi formativi

    Il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale forma un ingegnere aperto alle problematiche sistemiche che caratterizzano la vita delle imprese. Obiettivo del Corso è formare un laureato culturalmente preparato sul fronte tecnologico e su quello economico-manageriale. Il fine è creare una figura professionale di alto profilo, in grado di intervenire fattivamente nelle decisioni strategiche e tecnico-operative (progettazione e gestione di modelli di business, strutture organizzative, progetti di sviluppo nuovi prodotti/servizi, scelte finanziarie, ecc...) che influenzano la competitività di imprese e organizzazioni operanti in contesti caratterizzati da elevata innovazione, nonché da una marcata complessità tecnologica e di mercato.

    Sbocchi occupazionali e professionali

    I principali sbocchi occupazionali e professionali previsti per i laureati magistrali in Ingegneria Gestionale riguardano l'ingegneria di processo, la pianificazione del ciclo di vita del prodotto o del servizio, la gestione dell'impresa, la gestione dei sistemi informativi a supporto dei processi aziendali, la pianificazione finanziaria dell'impresa, sia con riferimento ad enti privati che pubblici.
    Considerati gli aspetti di novità che caratterizzano alcune figure professionali che questo corso di laurea magistrale mira a formare, non è possibile individuare nella classificazione delle Unità Professionali NUP proposta dall’Istat attività che identifichino in modo univoco ed esaustivo tutti gli sbocchi occupazionali tipici dell’Ingegnere Gestionale. Considerati tali limiti, la IV Facoltà di Ingegneria fa anche riferimento alla classificazione prevista da EUCIP (European Certification of Information Professionals) per i profili professionali attinenti alla progettazione e alla gestione delle ICT (Information Communication Technology) e dei sistemi informativi in azienda.
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  9. SamFisher-92 #54
    28-12-10 17:29

    Secondo me non ha importanza che entri un parente o no, l'importante è che il concorso si svolga correttamente.
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  10. L'avatar di John Marston John MarstonJohn Marston è offline #55
    28-12-10 20:39

    Citazione Libertario Visualizza Messaggio
    Non ci occupiamo di psicologia del lavoro, quello è compito di sociologi o simili.
    Forse non ti è chiaro di cosa si occupa un ingegnere gestionale --->

    Spoiler:

    Obiettivi formativi

    Il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale forma un ingegnere aperto alle problematiche sistemiche che caratterizzano la vita delle imprese. Obiettivo del Corso è formare un laureato culturalmente preparato sul fronte tecnologico e su quello economico-manageriale. Il fine è creare una figura professionale di alto profilo, in grado di intervenire fattivamente nelle decisioni strategiche e tecnico-operative (progettazione e gestione di modelli di business, strutture organizzative, progetti di sviluppo nuovi prodotti/servizi, scelte finanziarie, ecc...) che influenzano la competitività di imprese e organizzazioni operanti in contesti caratterizzati da elevata innovazione, nonché da una marcata complessità tecnologica e di mercato.

    Sbocchi occupazionali e professionali

    I principali sbocchi occupazionali e professionali previsti per i laureati magistrali in Ingegneria Gestionale riguardano l'ingegneria di processo, la pianificazione del ciclo di vita del prodotto o del servizio, la gestione dell'impresa, la gestione dei sistemi informativi a supporto dei processi aziendali, la pianificazione finanziaria dell'impresa, sia con riferimento ad enti privati che pubblici.
    Considerati gli aspetti di novità che caratterizzano alcune figure professionali che questo corso di laurea magistrale mira a formare, non è possibile individuare nella classificazione delle Unità Professionali NUP proposta dall’Istat attività che identifichino in modo univoco ed esaustivo tutti gli sbocchi occupazionali tipici dell’Ingegnere Gestionale. Considerati tali limiti, la IV Facoltà di Ingegneria fa anche riferimento alla classificazione prevista da EUCIP (European Certification of Information Professionals) per i profili professionali attinenti alla progettazione e alla gestione delle ICT (Information Communication Technology) e dei sistemi informativi in azienda.
    L'ho presente benissimo (che poi di psicologia del lavoro se ne occupano gli psicologi, non i sociologi, come si faccia ad incespicare su una tautologia del genere non me lo spiego). Il mio era uno chiaro riferimento a quanto ho detto prima: perché dovrei prendere un ingegnere gestionale che sa un po' di tutto invece di figure professionali specifiche per ogni aspetto dell'azienda? Anche a voler seguire la descrizione fatta dal libretto d'orientamento, che in genere parla di sbocchi occupazionali per tutti i corsi quindi a livello pratico la sua attendibilità è abbastanza aleatoria, le competenze dell'ingegnere gestionale non sembrano concentrarsi su nulla di specifico. Notare infatti il punto:

    ...non è possibile individuare nella classificazione delle Unità Professionali NUP proposta dall’Istat attività che identifichino in modo univoco ed esaustivo tutti gli sbocchi occupazionali tipici dell’Ingegnere Gestionale.
    Questo significa che, a meno di non voler restare una sorta di jolly / sostituto, un qualsiasi ingengere gestionale fa poi bene a specializzarsi in qualcosa, visto che raramente in un'azienda c'è una sola persona che fa tutte quelle cose che hai sottolineato, e mai in una grande.
    Un ultimo appunto, in riferimento alla parte sulla psicologia del lavoro: se si punta ad un profilo professionale relativo alla gestione e all'organizzazione di un'azienda è bene conoscere anche in cosa consistono le ALTRE professionalità, giusto per evitare di parlarne con sufficienza quando un domani te le potresti trovare in team o a farti un corso di formazione.
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  11. L'avatar di Makaveli MakaveliMakaveli è offline #56
    28-12-10 21:33

    La figura dell'ingegnere gestionale è nata per soddisfare un'esigenza che veniva dal mondo delle imprese.

    Quella delle conoscenze specifiche mi pare una stronzata, visto che probabilmente il 10% degli ingegneri si troverà a lavorare usando delle competenze specifiche apprese in università. In realtà è vero l'opposto: è meglio non essere specializzati. Anche a livello di carriera, più si sale più le conoscenze diventano meno specifiche.
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  12. L'avatar di John Marston John MarstonJohn Marston è offline #57
    28-12-10 22:09

    Citazione Makaveli Visualizza Messaggio
    La figura dell'ingegnere gestionale è nata per soddisfare un'esigenza che veniva dal mondo delle imprese.

    Quella delle conoscenze specifiche mi pare una stronzata, visto che probabilmente il 10% degli ingegneri si troverà a lavorare usando delle competenze specifiche apprese in università. In realtà è vero l'opposto: è meglio non essere specializzati. Anche a livello di carriera, più si sale più le conoscenze diventano meno specifiche.
    Ok.

    Io sto parlando di futuro, però.
    Rispondi con Citazione 

  13. L'avatar di -Mikku- -Mikku--Mikku- è offline #58
    29-12-10 00:12

    I parenti non li potranno assumere più, questo è un dato di fatto.

    Ma se il parente se lo merita? Piange il giusto per il peccatore?

    Edit: Da me gli ingegneri gestionali non sono ben visti. Boh, io non ne conosco nessuno so solo che non sono né ingegneri in senso stretto né economisti o aziendalisti. Né carne né pesce.
    Rispondi con Citazione 

  14. LibertarioLibertario è offline #59
    29-12-10 01:31

    Citazione John Marston Visualizza Messaggio
    Ok.

    Io sto parlando di futuro, però.
    A Milano 458 neolaureati per 962 domande

    Ingegneri gestionali: sono solo la metà di quelli che servono

    La Burgo: sono rari, anche noi li vogliamo

    Accade in Italia, anche in questi tempi di crisi: A.A.A. ingegneri gestionali cercansi. E subito. A dirlo sono non poche aziende che assumono e università che fanno da tramite tra le imprese e i neolaureati. Basta vedere quello che è successo solo l’anno scorso al Politecnico di Milano, dove di fronte a 458 studenti laureati in Ingegneria gestionale nel 2009 sono state ben 962, più del doppio, le offerte di lavoro arrivate al Career service dell’ateneo per arruolare in azienda questi profili: figure che uniscono una formazione «ingegneristica» a una preparazione economica.
    Anche al Politecnico di Torino la situazione è simile. Gli ingegneri gestionali che escono dall’ateneo piemontese, fanno sapere da Torino, trovano velocemente un lavoro; con sbocchi che vanno dalla piccola alla grande industria, dalle banche agli ospedali fino agli uffici pubblici. Tanto che quest’anno le preiscrizioni al corso di laurea sono lievitate dell’8% rispetto al 2009.
    E le aziende? Un caso tipico è quello del gruppo Burgo, produttore di carta, che ha da poco lanciato un progetto per selezionare 25 ingegneri "ad alto potenziale". Non solo gestionali, ma anche per esempio meccanici. Saranno inseriti negli stabilimenti del gruppo, per lavorare tra logistica, produzione, manutenzione e ufficio tecnico. Le ricerche sono già partite a giugno, e finora sono stati coperti poco meno della metà dei posti disponibili, racconta il direttore «personale e organizzazione» Franco Montevecchi. Adesso, nel giro di un mese, si cercano gli "ingegneri mancanti". Per poi viaggiare a pieno regime con il progetto, anche formativo, che prevede una partnership con la business school Cuoa. I neoassunti, spiega Montevecchi, «entro 3-4 anni possono raggiungere posizioni di responsabilità in azienda». Con un’infornata di assunzioni che dovrebbe ripetersi ogni due anni.

    In generale, agli ingegneri gestionali le aziende italiane aprono le porte dei propri uffici di produzione, logistica, marketing, pianificazione strategica e controllo di gestione, solo per fare alcuni esempi. Apprezzando una preparazione giudicata più differenziata e flessibile anche se meno tecnologica di altre lauree simili. Come dire: il sangue misto tra economia e ingegneria può essere un valido investimento. Per le aziende così come per gli studenti.

    http://www.corriere.it/economia/trov...4f02aabe.shtml
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  15. L'avatar di -vasco- -vasco--vasco- è offline #60
    29-12-10 19:14

    Citazione Wawwowo Visualizza Messaggio
    Ma scusa, cosa di preciso avrebbe avere senso?
    Perchè per il caso in questione nel topic è stato dimostrato come in realtà sia inutile, una sorta di specchio per allodole, funzionale giusto per far eccitare il club degli amici di silvio (c'è un mio posto a pagina 1 o 2, dovrebbe esser esauriente)
    mentre per il resto tra tagli ingenti, un sistema di assunzione/lavoro dei ricercatori alquanto dubbio (contratto 3+3, senza garanzie di assunzione successiva, niente ricerca a tempo indeterminato quindi ma "obbligo" di divenire associato o a casa disoccupato) e poco funzionale e finanziamento aumentato solo per gli istituti privati mi pare che di senso ce ne sia poco.

    EDIT: dimenticavo i fantastici membri esterni del cda, fondamentalmente gente che non ha un cazzo a che fare con l'università, e che però di contro avrà un potere decisionale enorme, non soltanto sugli aspetti economici e finanziari ma anche su quelli didattici





    E' che da quando grazie alla telecom ha imparato a usare il telefono ne ha di cose da dire e fare
    bha il caso dell OP dimostra solo che il rettore ha avuto paura che il ddl funzionasse ed ha assunto tutta la famiglia in extremis... quindi magari dimostra il contrario.
    al cda ci sono obblighi di presenza degli studenti, per quanto riguarda i ricercatori, ho paura che un ricercatore se ha il post fisso si gratta, no? io farei cosi, cioe se mi assicurano che ho il posto fisso, mi pagano anche se non ricerco... faccio ricerca una volta a settimana...
    poi c'è anche il discorso degli accademici che è interessante e del h-index... ora ci sono ordinari con h-indiex 12 e professori associati con index 120... fai te.
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