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  1. L'avatar di Doc Manhattan Doc ManhattanDoc Manhattan è offline #46
    14-01-11 00:23

    Qualche testo per comprendere il pensiero attuale? In subordine, mi interesserebbe sapere se i concetti di eros e thanatos si usano ancora o sono stati rimaneggiati.
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  2. L'avatar di Darius DariusDarius è offline #47
    14-01-11 01:17

    Citazione Doc Manhattan Visualizza Messaggio
    Qualche testo per comprendere il pensiero attuale? In subordine, mi interesserebbe sapere se i concetti di eros e thanatos si usano ancora o sono stati rimaneggiati.
    Molti concetti possono essere impiegati in sede analitica per sviluppare associazioni o suggerire-sbloccare nuove dialettiche con il cliente. Di conseguenza si attinge ad un vasto panorama di figure e metafore: non ti sarà sfuggito il modo di operare dei terapeuti Junghiani, che appunto non si fanno problemi ad impiegare figure archetipiche a questo scopo (l'eroe, la grande madre..). I concetti di Eros e Thanatos possono servire similmente contestualizzandosi nella relazione terapeutica, perché no. D'altra parte non esagero, ed è un punto di vista abbastanza condiviso dai professionisti, nel dire che esistono tante psicoanalisi quanti psicoanalisti e tante psicoterapie quanti terapeuti, sempre rimanendo nell'ambito dell'inconscio psicodinamico. Quindi sicuramente ci sono rimaneggiamenti teorici sulle due polarità: ad esempio in Bioenergetica (orientamento analitico corporeo che ha preso il via dal lavoro di Wilhelm Reich, tanto discusso per i suoi pazzi cannoni della pioggia) non si ammete un istinto di morte, rimane solo un Eros talvolta ingabbiato, compresso o scisso grazie a certe difese strutturate. Riguardo al pensiero attuale, io non direi si possano fare generalizzazioni troppo ampie. Sicuramente i sistemi autopoietici e le teorie della complessità hanno dato modo alla psicoanalisi e alle teorie dinamiche di rivisitarsi e rinnovarsi, ma come dicevo prima, più che di attualità si parla di specificità del terapeuta. Potrebbe esserti utile la lettura di un manuale di psicologia dinamica, in cui si farebbe chiarezza sulle singole figure responsabili di aver lasciato spazio a tanti filoni di pensiero diversificati.
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  3. L'avatar di Matichek MatichekMatichek è offline #48
    14-01-11 01:40

    Guarda, posso solo dirti che dal punto di vista biologico siamo macchine da riproduzione. Quindi Freud di sicuro non l'ha campata per aria la sua teoria.
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  4. L'avatar di Doc Manhattan Doc ManhattanDoc Manhattan è offline #49
    15-01-11 16:56

    Citazione Darius Visualizza Messaggio
    Molti concetti possono essere impiegati in sede analitica per sviluppare associazioni o suggerire-sbloccare nuove dialettiche con il cliente. Di conseguenza si attinge ad un vasto panorama di figure e metafore: non ti sarà sfuggito il modo di operare dei terapeuti Junghiani, che appunto non si fanno problemi ad impiegare figure archetipiche a questo scopo (l'eroe, la grande madre..). I concetti di Eros e Thanatos possono servire similmente contestualizzandosi nella relazione terapeutica, perché no. D'altra parte non esagero, ed è un punto di vista abbastanza condiviso dai professionisti, nel dire che esistono tante psicoanalisi quanti psicoanalistici e tante psicoterapie quanti terapeuti, sempre rimanendo nell'ambito dell'inconscio psicodinamico. Quindi sicuramente ci sono rimaneggiamenti teorici sulle due polarità: ad esempio in Bioenergetica (orientamento analitico corporeo che ha preso il via dal lavoro di Wilhelm Reich, tanto discusso per i suoi pazzi cannoni della pioggia) non si ammete un istinto di morte, rimane solo un Eros talvolta ingabbiato, compresso o scisso grazie a certe difese strutturate. Riguardo al pensiero attuale, io non direi si possano fare generalizzazioni troppo ampie. Sicuramente i sistemi autopoietici e le teorie della complessità hanno dato modo alla psicoanalisi e alle teorie dinamiche di rivisitarsi e rinnovarsi, ma come dicevo prima, più che di attualità si parla di specificità del terapeuta. Potrebbe esserti utile la lettura di un manuale di psicologia dinamica, in cui si farebbe chiarezza sulle singole figure responsabili di aver lasciato spazio a tanti filoni di pensiero diversificati.
    Capito, in pratica la valenza di questa o quella teoria è a discrezione del terapeuta. Mai quanto adesso sarebbe giusto parlare, più che di teorie, di modelli, ugualmente adattabili.
    E va bene, ma lo stesso vale per il mondo accademico? Ci sono psicologi che vengono presi maggiormente in considerazione rispetto ad altri? Insomma, se io volessi avere una preparazione in psicologia, anche abbastanza superficiale, che copra gran parte del novecento, quali autori, tra quelli che più hanno innovato il loro campo di studi e influenzato quelli dopo di loro, dovrei consultare?
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  5. L'avatar di Darius DariusDarius è offline #50
    15-01-11 19:00

    Citazione Doc Manhattan Visualizza Messaggio
    Capito, in pratica la valenza di questa o quella teoria è a discrezione del terapeuta. Mai quanto adesso sarebbe giusto parlare, più che di teorie, di modelli, ugualmente adattabili.
    E va bene, ma lo stesso vale per il mondo accademico? Ci sono psicologi che vengono presi maggiormente in considerazione rispetto ad altri? Insomma, se io volessi avere una preparazione in psicologia, anche abbastanza superficiale, che copra gran parte del novecento, quali autori, tra quelli che più hanno innovato il loro campo di studi e influenzato quelli dopo di loro, dovrei consultare?
    Sollevi delle domande alquanto interessanti, in ambito universitario putroppo si arriva spesso troppo tardi a porsi questioni del genere. L'università, per quanto riguarda la psicologia clinica, riesce a dare quell'infarinatura di paradigmi differenti (teorie psicodinamiche, psicoanalisi, terapie brevi di vario genere, psicoanalisi intersoggettiva, Gestalt, cognitivismi, approccio corporeo, la RET di Ellis, Analisi Transazionale, psicologia dell'Io, ecc.) ma non fornisce un reale know-how pratico per esercitare della psicoterpia "di scuola". Infatti, mi pare sul forum se ne sia già parlato in qualche thread, è necessario studiare - dopo un ulteriore anno di tirocinio presso strutture esterne all'uni - presso una delle tante scuole di formazione in psicoterapia private (non costano nemmeno poco) per altri cinque anni, così ci si specializza in una delle diverse "teorie sulla mente". Per dire, dipende molto dalle premesse da cui si parte. Una bello scisma si rifà alla decisione di fare a meno dell'inconscio per come la psicoanalisi lo intende (che è una metafora utile come premessa all'ermeneutica e all'analisi del transfert in terapia); per esempio, il cognitivismo di Guidano e Liotti non vede l'inconscio psicoanalitico nella sua tradizione epistemologica, neanche il costruttivismo inaugurato da George Kelly. Nemmeno il comportamentismo "stretto" di Skinner ne fa uso. E allora tu mi dirai, come si fa a dare una stima della bontà di queste teorie, specialmente riguardo alla qualità dell'approccio clinico che supportano? Si sta procedendo sempre di più verso la codifica delle modalità d'intervento e la ricerca evidence based (come nel paradigma medico, mediante dosi consistenti di statistica e metodologia della ricerca). Studi con metodologia appropriata possono dirti - tiro due numeri a caso - che al 90% una fobia si risolve bene con metodi esposizione attinenti all'approccio cognitivo comportamentale. Il problema della psicoanalisi è che, per la sua natura di "procedimento", non si presta molto bene alla codifica e all'isolamento delle variabili, insomma è difficile da controllare e studiare in questo senso. Ci sarebbe anche il bias dovuto al fatto che spesso i vari orientamenti fanno ricerca per se stessi, quindi falsano in un certo senso la prove strutturate con una certa "indulgenza metodologica". La psicoanalisi è qualcosa di adeguato, più che per risolvere un problema, per fornire un terreno d'esperienze emotivamente e cognitivamente significative tali da lasciare spazio alla ridefinizione dela tua "personalità", o di una sua parte, e questo magari comporta anche la remissione di un comportamento sintomatico. Tutto detto in modo un po' rude (ma io non sono uno psicoanalista!). In questo senso ti consiglio di leggerti, visto che sei interessato, un manuale introduttivo di psicologia clinica. Se ne trovano di buoni dove si menzionano tutti gli approcci: è chiaro che, per il mondo accademico, vista la necessità di avere dell'evidenza su ciò che si fa per giustificare una pratica terapeutica, gli approcci teorico-clinici che si offrono e si perfezionano sottoponendosi alle verifiche statistiche sono più appetibili. Come puoi vedere, nello stesso campo psicologico c'è una certa pluralità inconciliabile: per mettersi d'accordo ed integrare i modelli s'incontrano anche le difficoltà opposte dai piccoli imperi delle scuole di psicoterapia, che tutto sommato penso non disdegnino di fare affari formando ulteriormente (anche perché uno psicologo clinico fa al massimo counseling psicologico nel suo studio, niente psicoterapia) il ridondante numero di psicologi italiani.

    OT = Doc hai la inbox piena, vorrei mandarti mp.
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