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AxelKnoldge ![]()
#1
15-01-11 02:18
Al momento è in atto lo spoglio delle varie sezioni dell'azienda e prendono l'articolo Ansa:
Qui di seguito i punti del nuovo contratto:Ansa
Nelle prime 600 schede scrutinate dalla Commissione elettorale nel seggio del montaggio allo stabilimento Mirafiori della Fiat prevale il no all'accordo sul rilancio dell'impianto. Lo riferiscono fonti sindacali spiegando che il reparto montaggio e' un settore dove i sindacati contrari all'accordo (Fiom e Cobas) sono molto forti. I no sono 362 i si' 302 (54,6% no, 45,4% si').
Una parte della Commissione elettorale dello stabilimento Fiat di Mirafiori si ''stacca'' dal resto per dedicarsi al riesame delle schede del seggio numero 8 e all'esame degli elenchi elettorali per risolvere il 'giallo' delle 58 schede mancanti. Il resto della Commissione va avanti con lo scrutinio del seggio numero sette (sempre nel reparto montaggio). E chiaro che se non si risolve il giallo, le schede non si trovano negli altri seggi ne' si scopre l'errore negli elenchi il voto complessivo sull'accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato.
LA GIORNATA - In giornata è proseguita la polemica tra i sostenitori del sì e quelli del no sul futuro dello stabilimento.
Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è detto convinto che con la vittoria del no la situazione sarebbe "sostanzialmente irreversibile il giorno dopo" con il rischio di perdere un investimento "decisivo per l'intera filiera dell'auto italiana". Sul risultato del voto regna l'incertezza anche se prevale la fiducia su un risultato positivo.
"Penso che vinceranno i sì con percentuale piuttosto elevata e che quindi vincerà il buonsenso" - ha detto questa mattina il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale ''ancora una volta la sinistra ha perso l'occasione per dimostrare di avere una cultura socialdemocratica di tipo europeo, di dimostrare di saper comprendere che le aziende ed il lavoro devono essere organizzati in base alle esigenze del mercato e non sulla base di ideologie ampiamente condannate dalla storia''. Ribatte il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: "Berlusconi è l'ultimo che può parlare di mercato sia come imprenditore sia come capo del governo. La nostra posizione è chiarissima e non accetto lezioni da Berlusconi perché il mercato per essere libero deve essere libero da conflitti di interesse e posizioni dominanti e lui non è certo il paradigma". Mentre la Cgil, comunque andrà il referendum, si augura che le modalità che propone la Fiat non si diffondano: ''le ipotesi e le modalità che propone la Fiat - sostiene la leader della confederazione, Susanna Camusso - non fanno parte della cultura di questo Paese e non devono diffondersi. Se l'accordo Fiat è moderno - ha detto ancora - ben venga la conservazione perché dentro quell'accordo non c'é nessuna modernità, c'é l'idea antica del comando autoritario e del rapporto puramente gerarchico tra il lavoratore e l'impresa".
Intanto in quella parte del sindacato che ha firmato l'accordo (Fim,Uilm, Fismic e Ugl mentre Fiom e Cobas hanno detto no) c'é ottimismo sulla vittoria del sì ma non ci si sbilancia sulle percentuali. "I lavoratori che voteranno 'si', che sono fiducioso saranno la maggioranza, non solo voteranno con la schiena dritta al pari degli altri ma daranno prova di buonsenso e di avere sale nella zucca" ha detto il numero uno della Fim, Giuseppe Farina rispondendo alle dichiarazioni di Luigi de Magistris (Idv) di "autocertificazione di schiavitù". "E' un referendum importante - ha detto il leader della Uilm Rocco Palombella - ma dal risultato incerto. Sono comunque fiducioso che la maggioranza dei lavoratori voterà si. Non credo la percentuale sia molto ampia". "Sul risultato - dice il numero uno della Fismic, Roberto di Maulo - sono fiducioso che i lavoratori di Mirafiori anche questa volta avranno la lucidità e la maturità di difendere il proprio posto di lavoro. L'alta partecipazione al referendum secondo il segretario nazionale Ugl Antonio d'Anolfo - è il "segnale del fatto che i dipendenti di Mirafiori hanno capito l'importanza di esprimersi su un accordo che garantirà loro stabilità e occupazione". "L'unico dato che abbiamo è una affluenza significativa, assolutamente prevedibile - dice il segretario Fiom di Torino Federico Bellono - c'e una pressione fortissima sulle persone. Non avremmo dubbi sulla vittoria del no all'accordo se si trattasse di un referendum libero. Pensiamo che in tutti i casi, sia di vittoria di sì che del no non sarà un plebiscito
IL NUOVO CONTRATTO
1. LA MENSA: è salva, ma slitterà:
Spoiler:Ci si affeziona a tutto, perfino alla mensa aziendale, e c'è chi esce dal suo reparto per correre a pranzo in quell'altra, dove una leggenda di fabbrica racconta che il cibo sia migliore. Per ora, l'accordo di Mirafiori prevede che la mensa resti dov'è: dalle 11.20 alle 11.50 per chi è entrato alle 6 del mattino, dalle 18,50 per chi fa il secondo turno, al costo di 1,91 euro (meno della metà del costo effettivo) per chi passa il badge a fine coda dopo essersi servito un pasto completo (ma ci sono alchimie complicate per chi vuole il 'ridotto', e mezze porzioni per gli inappetenti). Meno del dieci per cento tra i lavoratori dello stabilimento decide per il panino portato da casa, il digiuno tout court o il vecchio baracchino (qualcuno resiste ancora, e per lui - o lei - restano le vasche d'acqua calda dove conservare il pranzo portato da casa, assai più piccole che nel passato). Quando la joint venture con la Chrysler sarà operativa (le previsioni parlano di metà 2012), però, la mensa slitterà a fine turno. Chi è entrato alle 6 del mattino avrà la scelta tra mangiare nel ristorante aziendale alle 13,30 o uscire dalla fabbrica, con la possibilità per la Fiat - però - di chiedere "in caso di necessità" di lavorare anche durante quell'ultima mezz'ora, per un totale di otto ore effettive interrotte solo da tre pause di dieci minuti (e senza mensa alla fine).
L'unico precedente, quello di Pomigliano, ha spinto il gruppo Pellegrini (lo stesso che serve anche Torino) a rinunciare all'appalto, e sono in molti a prevedere che potrebbe finire così anche alle Carrozzerie. Addio vassoi gialli, tovagliette con i nuovi modelli di auto, torri di bicchieri e rubinetti d'acqua e birra analcolica, addio nastro trasportatore dove caricare il vassoio a pranzo finito, addio perfino ai cartelli che raccomandano a tutti di rispettare l'ambiente (e dunque non sprecare carta e tovaglioli) e di facilitare il lavoro degli addetti togliendo le posate dai piatti. Addio al giorno della pizza, uno dei preferiti per chi lavora a Mirafiori. E, d'altra parte, chi ha ancora voglia di mangiare dopo sette ore e mezzo di lavoro? "Attenzione - hanno già detto i medici dell'Asl che si occupano di lavoro - in questo modo i ritmi diventano più intensi e cambia l'equilibrio psicofisico delle persone". I risultati? Si scopriranno parecchio tempo dopo.
2. LA MALATTIA: come cambia l’assenza
Spoiler:Due pagine fitte di clausole, il discusso - e complesso - punto 4 della bozza di intesa siglata per Mirafiori: sono quelle che riguardano le assenze per malattia, e che qui si chiamano 'assenteismo'. Per l'azienda infatti il problema non è quello di penalizzare chi si assenta perché è "davvero" malato, ma di abbattere il tasso generale (il 6 per cento e oltre, più elevato che in altri stabilimenti Fiat italiani anche a causa dell'età media dei dipendenti) di giornate non lavorate. Sono quindi esclusi dall'accordo i lavoratori ricoverati in ospedale, chi si sottopone alla dialisi, è malato di morbo do Cooley, tumore, epatite B o C, gravi patologie cardiache, TBC o altre forme che richiedano terapie salvavita.
Una commissione paritetica (un rappresentante di ciascun sindacato che ha firmato l'accordo, e altrettanti per la Fiat) terrà sotto controllo le assenze. Il punto 4 prevede varie fasi: a luglio 2011, una prima verifica dirà se l'assenteismo è già sceso; in caso contrario, chi resterà a casa al di sotto dei cinque giorni precedenti o seguenti le feste, i weekend, le ferie non avrà diritto alla retribuzione per il primo giorno (ma soltanto se nei precedenti 12 mesi è già stato assente con le stesse modalità almeno due volte). A gennaio 2012, nuova tappa: se il tasso medio di assenze non sarà sceso sotto il 4 per cento, la Fiat non pagherà più a chi si assenta le prime due giornate, e continuerà nello stesso modo se, dopo il 2012, l'assenteismo non scenderà sotto il 3,5 per cento. Toccherà sempre alla commissione discutere caso per caso quando una particolare situazione, anche diversa dalle categorie di malati già esonerati, possa rappresentare un'eccezione.
Dicono i sindacati che hanno siglato l'intesa: "E' un richiamo a tutti per diminuire le assenze, ed è comunque migliorativo rispetto all'accordo di Pomigliano, grazie anche alla creazione di una commissione e al limite massimo dei due giorni non retribuiti". Dice la Fiom, che non ha firmato: "E' inaccettabile estendere a tutti il 'sospettò che la malattia non sia reale. La salute è un diritto non negoziabile, se una persona finge la malattia commette un illecito per il quale sono già previsti controlli e sanzioni, altrimenti non può essere penalizzata". L'accordo potrà, "nel caso in cui si verifichino criticità simili", essere esteso "con analoghe iniziative" anche agli impiegati.
3. L’ORARIO: pause e riposi
Spoiler:Se dieci minuti su 480 vi sembrano pochi, o addirittura trascurabili, forse è perché non avete mai lavorato su una "linea a trazione automatizzata", d'abitudine chiamata catena di montaggio. Sono proprio dieci (cinque più cinque, per due sulle tre pause che duravano quindici minuti e ora saranno ridotte di un terzo) i minuti che gli operai delle Carrozzerie di Mirafiori perderanno se verrà approvata la nuova intesa. La spiegazione comincia dal capitolo 1 di pagina 6, "organizzazione del lavoro": "Le soluzioni ergonomiche migliorative derivanti dal'applicazione del sistema Ergo-Uas (è quello che misura la produttività della fabbrica, già in vigore in via sperimentale da due anni e che diventerà definitivo dal 4 aprile, ndr) permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento". C'è anche una nuova indennità di prestazione collegata alla presenza, 0,1877 euro lordi all'ora. Sarà di 40 minuti, invece, il totale delle pause per chi lavorerà per dieci ore sei giorni alla settimana, un turno sperimentale - anch'esso contenuto nell'accordo - che potrà essere applicato quando i turni normali di 8 ore passeranno da 15 a 18, coinvolgendo anche il sabato.
La settimana lavorativa, in questo modo, inizierà alle 6 del lunedì mattina e si concluderà alle 6 della domenica, oppure partirà alle 20 della domenica per concludersi alle 16 del sabato. I riposi? Due giorni 'a scorrimentò (cioè sempre diversi) nell'arco della settimana, che diventeranno tre per chi fa il secondo turno (con la domenica compresa). Insomma, l'orario di lavoro aumenta, le pause diminuiscono (anche se di poco) e il tutto viene monetizzato, anche qui senza esagerare. Difficile dire quanto peserà - nel medio e lungo periodo - questo cambiamento che va nella stessa direzione di accordi già siglati in Germania (dove però, in passato, l'orario era stato fortemente abbattuto per affrontare il calo nella produzione di auto). Certo dieci minuti sono veramente pochi: si dovrà scegliere tra andare in bagno, fumare una sigaretta (per farlo bisogna uscire nei cortili, perché all'interno dello stabilimento è vietato), prendere un caffè al distributore più vicino. Qualcuno si è già attrezzato con un simil-sgabello (di solito una cassetta rovesciata) portato da casa. Serve a sedersi e magari a bere un po' d'acqua o mangiare uno snack, a condizione di essere stati previdenti. E serve, soprattutto alle donne, a far riposare le gambe dopo alcune ore di lavoro in piedi.
4. I TURNI: la rivoluzione degli orari
Spoiler:La data non è fissata, dipenderà dall'andamento del mercato e dunque dai volumi produttivi programmati per Mirafiori. Ma, intanto, è previsto che i turni possano passare prima da dieci a quindici, poi da quindici a diciotto, cioè dall'attuale lavoro su due turni per cinque giorni alla settimana (dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22) a tre turni, notte compresa, su sei giorni alla settimana. Il lavoro notturno a Mirafiori non è mai stato abolito, e fino a una quindicina di anni fa si alternava ai turni di giorno, prevalentemente su base volontaria (la maggiorazione economica prevista lo rendeva piuttosto desiderabile). Poi, la "notte" si è ridotta a poche decine di unità, mentre ora verrà reintrodotta per tutti.
Quando l'aumento dei turni si renderà necessario, è scritto a pagina 21 dell'accordo, alla voce "procedure per l'applicazione degli schemi di orario", l'azienda avvierà un esame con le organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo e con la rappresentanza sindacale di fabbrica. Non esattamente una trattativa, perché è già previsto che i turni aumentino, ma una discussione "per illustrare le motivazioni che impongono la decisione, valutato anche il ricorso al lavoro straordinario, i tempi e le modalità di attuazione nonché gli impatti di tipo organizzativo". Al massimo quindici giorni, però, al termine del quale si applicherà "lo schema di orario indicato dall'azienda tra quelli concordati".
Più remota sembra invece la possibilità di un altro schema orario, previsto dalla bozza ma definito "sperimentale", e dunque affidato a una valutazione delle parti: due turni da dieci ore per sei giorni alla settimana, durante i quali però a ciascun lavoratore toccherebbero solo 4 giorni di lavoro, con la domenica a casa e due giorni di riposo "a scorrimento". "Questa ipotesi non sembra gradita ai lavoratori - ammettono anche i sindacalisti favorevoli all'accordo, dunque riteniamo che non verrà riaperto un confronto sul punto".
Il problema principale, dunque, affidato al referendum come il resto dell'accordo, riguarda le notti e i sabati. Lavorare su tre turni richiede una notevole capacità di adattamento, anche fisica, mentre il sabato libero era considerato soprattutto dalle lavoratrici madri e dagli operai più giovani un "polmone" irrinunciabile. "I più penalizzati sono quelli che hanno carichi familiari", sostiene la Fiom, "o bisogno di pi tempo per assistere bambini, anziani, malati". "Saturare gli impianti è necessario", rispondono i sindacati favorevoli al sì, "valuteremo insieme all'azienda i casi più difficili".
5. I SINDACATI: cambia il modello
Spoiler:
Addio campagne elettorali in fabbrica, propaganda di Tizio e di Caio, voti chiesti agli amici e primati da record di questo o quel sindacalista, come è avvenuto dal 1993 ad oggi per scegliere le Rappresentanze sindacali unitarie. L'allegato sui Diritti sindacali, al suo articolo 1, parla chiarissimo, e non si limita a sancire che soltanto le organizzazioni firmatarie dell'accordo potranno scegliere i propri rappresentanti. "Le suddette Organizzazioni sindacali - dice il testo - potranno nominare per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti e un dirigente ogni 500 o frazione di 500 oltre i 3.000 dipendenti in aggiunta al numero precedente". Una "nomina", cioè una lista bloccata, anche se dentro il fronte del sì c'è già chi parla di possibili "primarie": "E' una facoltà dei sindacati sottoporre prima ai lavoratori una rosa più ampia di nomi e poi comunicare come rappresentanti ufficiali i più votati". "E' assurdo e antidemocratico che non si consenta ai lavoratori che scelgono la Fiom di essere rappresentati.
Siamo in moltissimi reparti il sindacato più forte, escluderci è un danno per tutti", si dice invece sul fronte opposto. Un fatto è certo: la Fiom non farà parte delle rappresentanze aziendali. Ciò significa non poter sedere ai tavoli di trattativa che riguardano Mirafiori e non essere interpellata su alcuni aspetti dell'accordo che entreranno in vigore soltanto in un secondo tempo e che non appaiono scontati, dalle mensa all'organizzazione degli orari. Niente Fiom neppure nella commissione paritetica che dovrà affrontare il tema assenteismo, ovvero le graduali penalizzazioni per chi fa assenze per malattie brevi e ripetute nel corso dell'anno. Sarà altrettanto difficile per i lavoratori - buona volontà sulle primarie a parte - poter scegliere tra questo o quel sindacalista, e, analogamente a quanto è già avvenuto per le elezioni politiche, saranno i vertici delle singole sigle a "premiare" i loro quadri più fedeli e affidabili, che, come accade già oggi, potranno godere di ore di permesso retribuito. Non cambia invece il meccanismo delle trattenute, che l'azienda continuerà a fare sullo stipendio di chi ha una tessera sindacale per poi versare il denaro alle organizzazioni interessate: anche in questo caso però il meccanismo dovrebbe riguardare solo chi ha firmato l'accordo.
6. GLI AUMENTI: Il dilemma delle cifre
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l tema è di quelli controversi: alla fine, se l'accordo verrà approvato, gli operai guadagneranno di più? E, soprattutto, quanto? I più ottimisti hanno fatto a gara a snocciolare, in questi giorni di pre-referendum, elenchi di buone notizie: 35 euro al mese in cambio dei 10 minuti di pausa giornaliera in meno (in realtà sono 32), 75 euro di aumento lordo sulla paga-base non appena a Mirafiori sbarcherà la joint venture con Chrysler. A pagina 2, nella premessa, l'argomento viene affrontato così: "altri istituti contrattuali (... quali la classificazione dei lavoratori - nell'ambito dei quali saranno identificati i ruoli... a cui sarà riconosciuto un Elemento Retributivo di Professionalità...) verranno inseriti in fase di stesura del contratto collettivo specifico". In pratica, quando (nel 2012) l'assetto societario cambierà, ogni dipendente delle attuali Carrozzerie dovrà firmare un nuovo contratto, che terrà conto della sua anzianità e posizione.
In questo modo però alcune delle voci dell'attuale contratto (indennità di disagio linea, indennità di posto eccetera) diventeranno un superminimo individuale. La cifra (alcune decine di euro al mese) verrà riconosciuta a chi già la riceve, non ai nuovi assunti. Scompaiono anche i 27 euro di "premio di produzione", e non è chiaro che cosa avverrà del "premio di performance del Gruppo", circa 100 euro l'anno con conguaglio in luglio che, peraltro, nel 2010 non sono stati riconosciuti da Fiat. Ma la voce più significativa riguarda i 75 euro lordi al mese di aumento che dovrebbero toccare ai lavoratori di terzo livello quando si farà la joint venture. Alla fine, insomma, la busta paga di secondi e terzi livelli (i più diffusi) dovrebbe variare di pochi euro in più.
Potete comunque leggere il testo integrale se non siete soddisfatti dei punti esposti o volete saperne di più nel dettaglio: Link
Al momento sembra che i lavoratori non ci stiano ad essere schiavi del padrone, secondo voi sta vincendo l'idealismo, la lotta di classe o sono un branco di "stupidi" perchè stanno mettendo a rischio il proprio lavoro?
Dirò la mia dopo qualche commento...

