famedoro
Invece tu non mi stupisci mai *lord*, purtroppo...
Il linguaggio ha una funzione comunicativa e una funzione simbolica e la funzione simbolica la chiamiamo arte.
L'estetica non è quella cosa misteriosa che l'abbagnano ti ha calcificato in testa, ma un campo di studi nato (convenzionalmente, istituzionalmente) alla fine del diciottesimo secolo, che si occupa di rispondere a domande di carattere astratto e generale tipo "cosa è l'arte?", "cosa è il bello?", "cosa è il sublime?". Quando si affronta una singola opera, un singolo autore, un singolo periodo storico si parla di critica. La critica ha bisogno di strumenti che, guarda un po', vanno a decifrare il linguaggio proprio di ogni arte. Strumenti tecnici come possono essere la conoscenza della lingua e delle figure retoriche per un critico letterario o (guarda ancora un po') la conoscenza della teoria e della lettura per un critico musicale e strumenti storici ovvero la conoscenza della storia e dei contesti in cui la disciplina in questione ha preso forma e si è sviluppata. Infine si aggiunge il gusto del singolo critico.
Come queste tre componenti debbano interagire, quale gerarchia le regoli, è stato oggetto di dibattito dai primi decenni del secolo scorso fino ad oggi, in quella dialettica che le differenti scuole critiche hanno intessuto e che noi chiamiamo oggi storia della critica o, addirittura, critica della critica.
Appare evidente che in questi cento anni di discussioni nessuno di loro abbia mai dovuto avere a che fare con un soggetto come te.
Cosa terrebbe in conto questo giudizio estetico di cui parli? Cos'è questo contenuto di cui vaneggi? Il testo dell'inno di mameli? La storia del risorgimento? Umberto Bossi e Garibaldi? Ci sono arti o forme di espressione dove il rapporto tra forma e contenuto è problematico (dalla letteratura alla canzone d'autore), ma di certo non sono i giretti armonici di allevi e neanche la nona di beethoven. Forma e contenuto coincidono, o meglio, non c'è contenuto leggibile aldilà della forma. Aldilà di quel tipo di linguaggio che insegnano a leggere indovina dove?
Dire che "i conservatoristi non capiscono la musica" è semplicemente insensato, a meno di non dare al verbo "comprendere" un'accezione fricchettona che tu hai confuso col Geist di Hegel.
Insomma la prossima volta dì "I Conservatoristi non hanno Cuore" e ci eviteremo tutto questo.
Ecco, ti è passata la sbornia e ora scrivi seriamente.
Non so cosa tu abbia letto, ma io ho detto esattamente quello che ora stai scrivendo tu (in maniera più completa).
L'arte è una forma di comunicazione (come ogni gesto umano), ovviamente si basa su un linguaggio, ovviamente possiede un contenuto, che presumibilmente ha un senso. Giudicare il contenuto dal linguaggio è concettualmente sbagliato, ma è quello che spesso e volentieri insegnano al conservatorio. E lo fanno. Stop.
Nel caso dell'inno di mameli, esso dovrebbe rievocare nella mente del patriota di turno la grandezza della patria e quelle fesserie lì. Che poi Allevi sia il più adatto allo scopo, mah, boh, affari suoi.
Come giudicare il contenuto? Eh, qua si apre un mondo a parte, con regole che di sicuro non insegnano al conservatorio. Per cui Vasco Rossi per le vecchiette è immorale, per la mia amica Giorgia è strafigo, per me noioso. E allora? E allora l'estetica e il suo "linguaggio-non linguaggio".
Un'osservazione: il linguaggio ha sempre funzione comunicativa, dialettica diciamo. Insomma, il linguaggio si studia per comprendere l'opera (quando è richiesto), come si studia l'inglese per capire gli inglesi. Ma questo l'ho già detto, e non capisco cosa ci sia di così difficile in questo concetto. I Conservatoristi non è che non han cuore, semplicemente a molti sfuggono fondamentali differenze, e sai perchè? Perchè Estetica si studia altrove. San suonare, riconoscere il linguaggio musicale, ma non san operare la critica vera e propria (se non han integrato con altri studi, anche interni al conservatorio mi dicono), che non sto qua a dirti non è solo del linguaggio. Mi fido poco dei "Diplomati in Pianoforte" che popolano il mondo.
Insomma, davvero il problema è che Justin Bieber non suona roba complessa musicalmente, con soli chilometrici? Davvero il problema della Rowling è che non scrive con uno stile denso come quello diTolkien? Ma proprio no, ragazzi.
Allevi doveva dirigere l'esecuzione? Forse no. Allevi scrive buona musica? Ma certo che si, nel suo ambito popolare.