Molte parole e libri sono già state fatte sulla storia di Ferrari, dalla fondazione della Scuderia alla Auto Avio Costruzioni dalla quale poi scaturirà la costruzione delle autovetture Ferrari. Riassumendo diciamo che Ferrari nasce in una famiglia della media borghesia e fin da giovane è incerto su cosa vuol fare da grande: è indeciso tra un futuro nella musica lirica, nelle corse o nella critica sportiva. Dopo essersi deciso di voler fare il pilota e un periodo alla CMN inizia a correre per l’Alfa Romeo. Non dura a lungo la carriera da discreto pilota che Ferrari entra a lavorare nelle sfere dirigenziali dell’Alfa Romeo, salvo al momento in cui gli viene affidata la guida del reparto sportivo che culminerà con la fondazione della celebre Scuderia Ferrari volta alla preparazione di Alfa Romeo da corsa. I tempi passano tumultuosamente attraverso la fine degli anni ’30, dove la situazione politica tra le nazioni è molto tesa, i risultati scarseggiano ad arrivare, Nuvolari passa all’Auto Union, cambiano i vertici strategici aziendali e a Ferrari viene chiesto di chiudere la Scuderia ed andare a Milano ad occuparsi direttamente del reparto corse interno.
Nascono però complicazioni con l'ingegner Ricart, responsabile tecnico dell'epoca, che licenzia Ferrari entro la fine del decennio. La liquidazione è comunque tanto consistente da permettergli di comprarsi il palazzo in centro Modena, futura abitazione sua e dei suoi cari. Gli è comunque imposto di non costruire o gestire auto col nome Ferrari o Scuderia Ferrari per quattro anni.
Nel 1940 Ferrari si mette in proprio via Auto Avio Costruzioni, dove da vita a due esemplari di 815 (8 cilindri in linea, 1500 cm cubi) che però non portano il suo nome e sono fatte di materiali di recupero FIAT. Il nome è un anagramma di 158, l'Alfa Romeo futura campionessa del mondo di F1 in parte assemblata nella Scuderia Ferrari a Modena qualche anno prima. La carrozzeria è affidata a Touring, il miglior carroziere del mondo secondo Enzo (almeno sino alla chiusura). A questo punto si definisce il mercato in cui operare e si riscontrano come avversari principali proprio l'Alfa Romeo e in maniera minore, su realtà locale anzichè nazionale/mondiale, la Maserati.
Si congela tutto sino alla fine della WWII. Ai primi di Agosto 1945 arriva direttamente dall'Alfa Romeo Gioachino Colombo, l'uomo della 158 tanto quanto Orazio Satta Puliga, che sta per coprirsi di gloria sui circuiti di mezzo mondo. Ferrari gli commissiona un motore e un'auto, la prima vera Ferrari. Il sogno di Enzo è sempre stato un V12 e così decide di rinunciare a motori più piccoli ed economici per realizzare un unico costoso dodici cilindri.
Il motore della futura 125 S, seppure ispirato al V12 della Packard Twin Six, Ferrari chiede a Colombo di realizzarlo più moderno, ispirandosi a quello dell'Alfa Romeo 12C degli anni '30. A novembre i progetti della vettura sono ultimati e pronti per la realizzazione e Colombo se ne torna in Alfa Romeo.
A sviluppare il progetto (su raccomandazione di Gioachino Colombo) arriva ancora dall'Alfa Romeo il 1 Giugno del 1946 Giuseppe Busso (esattamente il perito industriale che darà vita alle prime auto che scaglieranno immediatamente Enzo nella leggenda, salvo poi tornare in Alfa Romeo dove permarrà nelle vesti dirigenziali per altri 30 anni e regalerà al mondo il famoso aspirato V6 montato sulle Alfa sino ai primi anni 2000).
Intanto torna anche Colombo col neoacquistato Lampredi deve lavorare ad una vettura da F1. L'idea è di puntare su un aspirato, ma Ferrari rifiuta categoricamente, perchè ha nel mirino la 158 sovralimentata dell'Alfa Romeo. E' la numero uno e lui la vuole battere. Non ci riuscirà, l'impresa sarà rimandata di un solo anno.
Nel 1951 la Ferrari riesce a vincere in gara sull'Alfa Romeo, ma questo non basta a conquistare il mondiale che va ancora alla Casa milanese, che si ritirerà a fine stagione dalle corse in F1 per "imbattibilità dimostrata" [cit.]
Intanto il successo delle Ferrari divaga, sia su strada, sia in gara, i progetti di Busso sono ben ripagati. Inoltre si dimostra la versatilità del V12 sviluppato in precedenza, sul quale Enzo Ferrari dichiarerà molti anni più avanti che tutti i principali motori delle Ferrari venute dopo, montavano solo variazioni e aggiornamenti dello stesso identico motore.
A questo punto potete prendere una di quelle famose liste che elencano gare e successi delle Ferrari e perdervi a leggere, io mi limiterò ad una dorsale di alcuni degli eventi più caratteristici che hanno toccato la casa. Per esempio, in mezzo al successo, la vita di Enzo viene sconvolta dalla perdita del figlio Dino nel 1956. Quattro anni più tardi viene consegnata a Ferrari la laurea ad honorem in ingegneria meccanica.
E' nel corso di questi anni che si delineano le nuove nemiche principali del Cavallino, che trovano riscontro in Lamborghini. Ford avanza un'offerta di 10 milioni di dollari per la metà delle azioni della Ferrari, dopo una trattativa durata nove mesi. All'ultimo Ferrari rinuncia e decide invece di vendere la metà delle azioni a FIAT; lui resta proprietario del restante 40%, il figlio Piero, nel consiglio d'amministrazione, del restante 10% (la quota di FIAT in seguito passa al 90%, quindi all'85% a causa della cessione di un 5% agli sceicchi Arabi). La cessione è necessaria per passare ad una vera e propria forma di industrializzazione. Con questo evento si chiudono gli anni '60.
Il resto della storia è sufficientemente moderno e di dominio pubblico perchè debba stare qui a scriverlo personalmente. Probabilmente, anzi, siete in grado di raccontarlo meglio voi di me.
Enzo Ferrari si spegnerà alla veneranda età di 90 anni. L’ultima auto che acquista sarà un’Alfa Romeo 164 Twin Spark rossa.