The Legend of Svarta – Capitolo 1:
“Pilota”
Quella di Golden County è la regione che rappresenta la principale fonte di risorse minerarie di tutto l’impero; non per altro è denominata “La Miniera di Prisenjord”.
Nascere maschi in uno dei villaggi di Golden County significa aspettarsi un futuro da minatore, o legato ad altri lavori manuali che richiedono forza fisica e resistenza, caratteristiche che vengono indottrinate ai giovani del luogo fin da piccoli.
Ma a Phantommy non piaceva questo tipo di aspettativa.
Il giovane era dotato di un fisico e di un carattere adatti a ricoprire i ruoli primari dell’economia di Golden County, ma a lui quelle attività proprio non piacevano.
Phantommy: A scavare per estrarre carbone e quelle cose lì? Ma estraimi ‘sto cazzo, piuttosto.
Lo spirito ribelle del ragazzo creò spesso disguidi famigliari.
Suo padre sperava con tutto il cuore di vedere un giorno il figlio diventare minatore, tradizione che andava avanti ormai da generazioni tra i figli maschi della famiglia.
Phantommy: Non se ne parla. Voglio dire, non posso fare un lavoro che si chiama “minatore” e poi vai a vedere e non si usano manco le mine. Cioè, ma che schifo.
Ma la svolta arrivò il giorno del compimento dei suoi diciotto anni: Phantommy se ne andò di casa senza dire niente ai genitori. Ecco, lasciò giusto un biglietto dove cercava di spiegare i motivi della sua decisione…di quanto odiasse il fatto che nella storia di Prisenjord non fosse mai esistita una persona proveniente da Golden County che avesse in qualche modo apportato un contributo importante, visto il destino prestabilito che accomuna tutti i corregionali, e che l’unico modo per tentare di cambiare il corso degli eventi era andarsene dalla regione, esplorare le terre dell’Impero.
Purtroppo Phantommy non sapeva scrivere, quindi i suoi genitori non capirono un cazzo leggendo quel biglietto. A dirla tutta, il padre interpretò il tutto come una scusa per scoparsi la moglie sul tavolo della cucina, ma questo particolare non è importante ai fini della storia…
…
Non mancava ormai tanto all’arrivo delle prime stelle in cielo, e lungo il sentiero era possibile intravedere un unico uomo in sella ad un cavallo nero. La folta chioma bionda del giovane entrava in contrasto con la scura criniera del quadrupede, ma ad una prima occhiata, cavallo e cavaliere, entrambi dalla corporatura massiccia, sembravano essere un tutt’uno.
In sella a quel cavallo, c’era proprio Phantommy.
Phantommy: EEEEEEL BANDOLERO STANCO, COL CUORE INFRANTO, STANOTTE VAAAAAAAAA!
♫
L’irrobustimento del corpo e la lunghezza della barba di Phantommy indicavano che era passato diverso tempo dalla sua fuga da casa…
Phantommy: …VAAAAA, SUL CAVALLO BIANCO, NA NA NA N…
In quel preciso momento il cavallo emise un verso di disapprovazione.
Phantommy: Non prendertela con me, bello. Non è colpa mia se la canzone fa così. Comunque ti lovvo di bene, non ci lasceremo mai e tante belle cose <3
Phantommy e il suo cavallo continuarono a proseguire in direzione ignota per qualche minuto, poi all’improvviso scoppiò un temporale…
Phantommy: Oh, no!
Il giovane scese al volo dal cavallo, prese il pugnale che teneva alla cintura, sgozzò l’animale e cominciò a correre, sotto la pioggia, muovendosi in maniera del tutto casuale.
Passarono diverso tempo e diverse bestemmie prima di ritrovarsi alle porte di quella che sembrava essere una città. Una persona normale non ci avrebbe pensato due volte prima di recersi all’interno del borgo in cerca di un riparo, ma Phantommy rimase lì, fuori le mura, con la bocca spalancata e lo sguardo da ebete.
Phantommy: Per tutti i cavalli uccisi senza motivo…non ci posso credere!
E varcò l’entrata, molto lentamente, nonostante la forte pioggia.
Per le strade non c’era nessuno, probabilmente si erano già preoccupati tutti di trovare un posto al caldo, a differenza di Phantommy, che continuava a girovagare per le strade, mantenendo la stessa espressione e la stessa lentezza nei movimenti con le quali si era presentato all’entrata del centro abitato. Sembrava davvero sorpreso.
Dopo una buona mezz’ora passata sotto l’acqua si decise ad entrare in una taverna, senza però diminuire il livello di stupore. Non era mai stato lì. Ne tanto meno in quella città.
La taverna era stracolma di gente: probabilmente le condizioni atmosferiche avevano favorito il riempimento dell’edificio, tant’è che molte persone non stavano consumando.
Nessuno degnò d’uno sguardo Phantommy, il quale si guardava attorno ancora incredulo; la porta si chiuse alle sue spalle, attirando l’attenzione dell’individuo al bancone, che lanciò un urlo in direzione del ragazzo.
Uomo: Ehi tu! Non rimanere lì impalato! Sembra che ti abbiano appena fatto una pompa! Avvicinati…
Phantommy esitò qualche secondo, poi si avvicinò lentamente al tizio, senza dire nulla.
Uomo: Non ti ho mai visto da queste parti. Sei un forestiero? Il tempo la fuori è una merda, mettiti pure comodo
Nessuna reazione da parte di Phantommy, che si limitava a fissare l’uomo negli occhi.
Uomo: Per la miseria! Dì qualcosa, non ti vergognare!
Phantommy: Che cos’è una pompa?
Uomo: …amico mi sembri sconvolto…deve esserti successo qualcosa di brutto, ma non ho intenzione di scendere nei particolari. Mettiti seduto, ti preparo qualcosa da bere…tranquillo, offre la casa.
E l’uomo cominciò a trafficare con le bottiglie alle sue spalle, mentre Phantommy prendeva posto ad uno sgabello, quasi tremando. Non dava la minima importanza ai discorsi che la gente affrontava all’interno di quella taverna. Era come se la sua presenza in quella città fosse un evento fuori dal comune, non ordinario Continuava a tenere gli occhi sul bancone di legno, sporco e bagnato di chissà quali sostanze…
Poi un intervento dell’uomo di prima interruppe la concentrazione di Phantommy.
Uomo: Ehi ragazzo, svegliati! Il tuo drink è pronto! Gustatelo come si deve e vedrai che ti sentirai meglio.
Phantommy lanciò un’occhiata al barista, poi una al bicchiere materializzatosi di fronte, poi di nuovo al barista.
Uomo: C’è qualche problema?
Phantommy: N-no.
Uomo: Beh, non si direbbe. Qui dentro non mi è mai capitato di vedere qualcuno rimanere impassibile di fronte ad un drink appena offerto. Sei forse astemio?
Phantommy: No, sono Phantommy.
Uomo: Ehr, è il tuo nome?
Phantommy: Sì.
Uomo: Capisco. Io sono Squall Ido. O meglio, la gente mi chiama così da quando lavoro in questo posto, non credo ci sia bisogno di spiegarti il motivo. O forse sì…
Phantommy: E’ tutto apposto. Sono una persona piuttosto intelligente io.
Squall Ido: Certo, certo. Non lo metto in dubbio.
Urla incomprensibili rivolte al barista rimbombarono per il locale.
Squall Ido: Scusami, mi stanno chiamando. Parleremo più tardi, eh?
Phantommy annuì per poi dedicarsi finalmente al suo drink.
Lo buttò giù in un unico sorso, ma non fu una buona idea, perché ne sputò gran parte sul bancone, ma nessuno si accorse di niente.
Subito dopo nella taverna entrò un uomo con una mantella che gli copriva la testa, segno che la pioggia non era ancora cessata. Si mise seduto vicino a Phantommy e chiamò a rapporto Squall Ido, per poter essere servito.
???: Squall Ido! Portami il solito!
Squall Ido: Oh, carissimo! Come mai da queste parti?
L’uomo in mantella scambiò un paio di chiacchiere con il barista, consumò velocemente il proprio drink e se ne andò, andava parecchio di fretta.
A quel punto Squall Ido tornò a parlare con Phantommy.
Squall Ido: Allora, ti è piaciuto?
Phantommy: Era buonissimo.
Squall Ido: Mi fa piacere. Piccola curiosità, da dove vieni?
“Da dove vieni”. Era tanto tempo che Phantommy aspettava una domanda del genere.
Finalmente avrebbe potuto far sapere ad altri che un cittadino della regione di Golden County aveva deciso di rompere con le tradizioni e dedicarsi all’esplorazione delle Terre di Prisenjord!
Phantommy: Beh, la mia è una storia lunga. Ho affrontato mille avventura prima di giungere qui…
Squall Ido: Wow! Vedo che il drink è servito a qualcosa! Adesso riesci addirittura a parlare!
Phantommy: Io vengo dal villaggio di Arzachena, sono partito tre anni fa, e da allora non ho mai messo piede in un centro abitato! Ho viaggiato in lungo e in largo, dormendo all’aperto, imparando a sopravvivere stando a contatto con la natura, eliminando qualsiasi contatto con le persone. Sono stati tre anni molto utili per il mio allenamento fisico e psicologico, e…
L’espressione del barista cambiò radicalmente.
Phantommy: Che succede? Ah, credo di aver capito…giustamente non sai dove niente del mio villaggio! Arzachena si trova nella regione di Golden County, a sud di qui…molto a sud di qui…alla fine sono tre anni che sono in viaggio, eh!
Squall Ido: Non avrei dovuto darti da bere.
Phantommy: Uh?
Squall Ido: Dovevo immaginare che tu fossi già ubriaco.
Phantommy: Non capisco.
Squall Ido: E’ naturale, sei ubriaco!
Phantommy: Non, è vero, non lo sono!
Qualche secondo di silenzio…
Squall Ido: Amico…ma hai idea di dove ti trovi adesso?
Phantommy: Beh, veramente no, ma te l’avrei chiesto a breve.
Squall Ido: …Questa è
Häkkinen, ragazzo.
Phantommy: Häkkinen?
Squall Ido: Ossignore…
Phantommy: Ma che nome è?
Squall Ido: Non è importante il perché del nome, ma il nome in se! Come fa a non dirti nulla, se dici di essere di Golden County?
Phantommy: Beh, non capisco come le mie origini dovrebbero aiutarmi a conosce il nome di questa cit…
Squall Ido: RAGAZZO! ARZACHENA NON SI TROVA A SUD DI QUI!
Phantommy: Ehi! Non c’è bisogno di gridare in questo modo…evidentemente ho fatto un piccolo errore…
Squall Ido: Amico. Tu non sei mai uscito da Golden County.
Phantommy: ???
Squall Ido: Il tuo villaggio…Arzachena…si trova a poche miglia da qui…
In quel preciso momento, si ripresentò l’uomo con la mantella…
???: Scusami Squall Ido, mi sono dimenticato di paga…oh, ho forse interrotto qualcosa?
Phantommy, sconvolto dalla notizia appena ricevuta, si voltò verso l’uomo con la mantella, incrociando così il suo sguardo per la prima volta.
L’uomo con la mantella si scoprì il volto rimanendo con gli occhi puntati sul volto di Phantommy…
???: Pha…Phantommy?
Phantommy: Ciao papà. Porca puttana, sono un coglione.
IL CAMMINO DELL'EROE