#61
24-11-11 15:34
Uhm seguendo questo thread ho ordinato un paio di libri: Il capitano e' fuori a pranzo di Bukowski, Notti Bianche di Dostoevskij e Le avventure di Huckleberry Finn di Twain![]()
The Fresh Prince #61
24-11-11 15:34
Uhm seguendo questo thread ho ordinato un paio di libri: Il capitano e' fuori a pranzo di Bukowski, Notti Bianche di Dostoevskij e Le avventure di Huckleberry Finn di Twain![]()
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Benza ![]()
#62
24-11-11 16:15
mmm...non è l'ostilità il mio problema, ho letto libri da fuori di testa. Non per il piacere di leggere libri fuori di testa e fregiarmene e nemmeno perchè credevo mi avrebbero nobilitato.
cercavo informazioni che mi interessassero riguardo i miei argomenti preferiti ed erano contenute in tomi per cui mattia pascal è, in confronto, uno di quei libretti che vendono con le riviste per donne.
E anche lo stesso mattia pascal l'ho letto solo l'anno scorso dopo alcuni anni dalla fine del liceo
...la scuola credo faccia male per altri motivi. Offre, ovviamente, una visione limitata di quello che è la realtà. Insomma, ci fa credere delle cose che non sono vere. Non ho problemi nel dire che il programma di un quinto anno di liceo mi faccia cagare di brutto...non tutto...ma per l'amor del cielo, sento parlare sempre e solo di quello da qualcuno che "legge seriamente".
E che palle!
Quindi c'è forse da chiedersi quali siano i gusti di una persona che chiede consiglio.
Vedere un po' cosa dice e, di conseguenza, consigliargli ciò che si crede più idoneo, non ciò che si conosce e basta.
Forse mi sono spostato un po' troppo io, è plausibile.
Huckleberry Finn ![]()
#63
25-11-11 11:21
Ottime scelte, soprattutto per Twain. Con questi tre libretti ti dai una bella infarinatura e poi puoi passare a qualcosa di più corposo, magari.
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Labyrinth ![]()
#64
25-11-11 11:22
Beh, parliamo comunque di un patrimonio culturale che non si può ignorare, se si vuole conoscere il '900. E in particolare, Svevo e Pirandello sono tra quelli, in Italia, che tentano di svecchiare il canone di romanzo verista e positivista, quindi tanto di cappello. La scuola ha una portata limitata, per varie ragioni, e anche deleteria per altre, ma uno che si vuole aprire al novecento italiano deve necessariamente passare per certi autori. Insomma, non diamo troppo peso, positivo o negativo, all'istituzione. Sarrasine ha già dato un buon esempio della parabola romanzesca (Verga-Svevo-Gadda) e da lì direi che si può già dipanare un ventaglio notevole, che passa per il neorealismo fino a toccare le avanguardie degli anni 60-70. Come sempre, la via migliore non è la congestione di autori, ma un percorso selettivo e graduale.
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Darius ![]()
#65
25-11-11 18:24
Pardon, sono stato frettoloso. Intendevo dire che non è un libro così ostile a farsi apprezzare per i nuclei tematici affrontati, tra cui spicca l'argomento dell'identità (una bella cosa, a mio parere). Il suggerimento era affinché tu potessi rimettere in discussione l'interesse verso il contenuto, non per stimolare un superamento di barriere alle comprensione verbale o lessicale, che infatti mi sinceri di non avere. Per fare un paragone con i testi tipici del quinto anno, io ho trovato Pirandello molto più sopportabile di Svevo, sebbene considerassi entrambi un'afflizione accessoria alle litaniche ore d'italiano. Quindi sono un pochino fazioso, diciamo.mmm...non è l'ostilità il mio problema, ho letto libri da fuori di testa. Non per il piacere di leggere libri fuori di testa e fregiarmene e nemmeno perchè credevo mi avrebbero nobilitato.
cercavo informazioni che mi interessassero riguardo i miei argomenti preferiti ed erano contenute in tomi per cui mattia pascal è, in confronto, uno di quei libretti che vendono con le riviste per donne.
E anche lo stesso mattia pascal l'ho letto solo l'anno scorso dopo alcuni anni dalla fine del liceo
...la scuola credo faccia male per altri motivi. Offre, ovviamente, una visione limitata di quello che è la realtà. Insomma, ci fa credere delle cose che non sono vere. Non ho problemi nel dire che il programma di un quinto anno di liceo mi faccia cagare di brutto...non tutto...ma per l'amor del cielo, sento parlare sempre e solo di quello da qualcuno che "legge seriamente"
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Benza ![]()
#66
25-11-11 21:21
Ah, non ho però tenuto in considerazione che ci sono passato anche io da questi classici del 900 quindi...si, sarebbero da leggere tutto sommato
ma è proprio una considerazione del genere che non mi convince.
Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrarmi mi direi 'aspetta! Li conosco i tuoi gusti! Lascia stare svevo e pirandello, so che non ti piaceranno! Piuttosto parti con calvino che per te sono più indicati'.
Tutto ciò però è impossibile e ho dovuto leggere, che ne so, mattia pascal. Appena finito di leggere non ne ero entusiasta ma nemmeno lo disprezzavo, così come ora. Il visconte dimezzato però si è rivelato così godurioso che una volta finita la lettura non sarei mai voluto tornare a leggere pirandello. Con i suoi drammi, le sue analisi sociali e le sue posizioni politiche.
E' il mio punto di vista e solo mio ma li vedo troppo pop. Non sono libri senza tempo, sono legati a un momento e nelle mie fantasie oniricoleggianti prediligo l'infinito, il sempre bello. Calvino sarà senza tempo anche tra 200 anni, verga no. Forse è questo che mi disturba.
Quindi vorrei considerare, consigliando un libro a qualcuno, se è più interessato alla storia della letteratura o solo a buona letteratura.
Non so se mi sono espresso al meglio..prendete lo scarrafone di kafka, sarà un libro attuale anche quando l'uomo vivrà su altri 147 pianeti; attuale finchè non sarà normale trasformarsi in scarafaggi. Se invece qualcuno leggerà verga dovrà intendersi del contesto socio-culturale dell'epoca.
C'è chi scrivendo fa la storia del 900 e c'è chi scrive nel 900 facendo la storia.
Spoiler:sono proprio un romanticone![]()
mi rendo conto anche che ciò non sia applicabile a tutte le epoche![]()
vabbò, son stufo, ho i polpastrelli caldi![]()
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Labyrinth ![]()
#67
26-11-11 10:12
Perchè, leggendo Il Castello non bisogna tenere conto del contesto socio-culturale? E leggendo Il Visconte, o ancora Il Cavaliere Inesistente, non bisogna tenere conto del contesto - anche abbastanza turbolento? Parti da presupposti un po' troppo consumistici, come se il libro dovesse soddisfare il bisogno elementare del momento, la fame, peggio se di cultura. Non esistono libri senza tempo e libri a scadenza. Esistono libri e lettori.
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Intrinseco ![]()
#68
26-11-11 13:27
Ecco si, mi sembra una visione abbastanza superficiale.
Se c'è un autore fortemente legato al contesto storico e sociale in cui ha scritto è proprio Kafka. La Metamorfosi, Il Castello, Il Processo... parlano della condizione dell'uomo all'inizio del '900, leggerli senza tener conto di questo significa appunto affrontarli in modo superficiale.
E qui mi ricollego a Pirandello: perché La Metamorfosi sarebbe un racconto senza tempo e Il Fu Mattia Pascal no ? Sono due opere che nelle le loro tante diversità parlano delle stesse identiche cose, di conseguenza in entrambi i casi non si può non tenere conto del contesto socio-culturale. Si rivolgono a una fase storica ben precisa, solo che parlano di temi che sono attuali ancora oggi, come l'angoscia e la crisi d'identità. Magari però un lettore che non ha mai sofferto di depressione potrà trovarli anacronistici.
Poi a voler fare i fiscali: Kafka è un ebreo occidentalizzato nella Germania del primo '900. E' ipocondriaco e soffre di depressione proprio negli anni in cui nasce la psicanalisi. Ha scritto 3 romanzi ma non ne ha terminato neanche uno.
E' legato al suo tempo molto più di un Pirandello qualsiasi.
oi nella gloria (oi! oi! oi!) ![]()
#69
26-11-11 15:00
kafka ci parla dell'assurdità dell'esistere, ed è un tema che prescinde da qualsiasi contesto storico.
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Intrinseco ![]()
#70
26-11-11 15:17
La maggior parte delle opere parla di temi che prescindono da qualsiasi contesto storico, ma ridurre un romanzo, o peggio, un'intera opera letteraria a un tema universale mi sembra ingiusto. L'assurdità dell'esistere è un tema tipicamente, anche se non unicamente, novecentesco, e nel caso di Kafka è anche legato a determinati fattori storici e culturali.
E comunque, visto che la mia era una risposta a benza, perché questo si può dire di Kafka e non di Pirandello ?
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Pes 87 ![]()
#72
26-11-11 20:11
Pochi cazzi,qualsiasi opera è figlia del proprio tempo e di una certa cultura.
Ciò non toglie che io posso godermi Zola che parla dei Miserabili parigini di fine ottocento,Verga che parla dei pescatori siciliani,Kafka che parla dei problemi esistenziali di un uomo nella società spersonalizzante,Dante che parla di Guelfi e Ghibbellini,Conrad che ci racconta del colonialismo e chi più ne ha più ne metta senza dover per forza conoscere l'ambiente in cui l'opera è nata.Ciò non toglie che conoscere,anche superficialmente,l'ambiente in cui l'opera viene ideata garantisce una migliore comprensione di solito.
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Chronos II ![]()
#73
27-11-11 11:29
A proposito di Kafka, oltre a Lettera al padre, La Metamorfosi e Il Processo (meravigliosi tutti e tre) ci sono altri libri e racconti che vale assolutamente la pena di leggere? Perchè Il castelo mi è sembrato da fuori un po' la "copia" del Processo, con lo stesso concetto posto un po' differentemente, però se mi dite che vale la pena lo leggo.
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Intrinseco ![]()
#74
27-11-11 12:40
E' normale che si somiglino tanto, sono libri che parlano delle stesse cose attraverso storie diverse. Il Castello l'ho finito proprio pochi giorni fa, non è efficace quanto Il Processo ma merita di essere letto.
Ti consiglio anche America e una raccolta dei racconti, il resto sono diari e carteggi che puoi benissimo evitare.
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Labyrinth ![]()
#75
27-11-11 15:40
Trovo comunque che l'essere "non finito" garantisca al Castello una potenza eccezionale. Una di quelle volte in cui il caso suggella l'opera nel migliore dei modi.
PS: sì, l'arte è figlia del suo tempo. Ma non sbilanciamoci nel senso opposto: fonte di vita dell'arte sono le riletture (in questo senso, non c'è mai davvero un'opera "inattuale", dipende sempre da chi ne usufruisce).