Zererico
Facciamo che nessuno paga, ma se ci si lascia andare iniziano a comparire varie tasse?
Poi alziamo la difficoltà dei test d'ammissione. Prendiamo i capaci e molliamo gli altri, e basta.
La difficoltà si può aumentare e si può anche fare che "nessuno paga" che fa molto "scandinavo", peccato che non possiamo permettercelo quindi qualcosa farei pagare comunque

Nella mia sola classe se togli 2000€ a persona (all'anno) hai un buco di 400.000€ l'anno (grossomodo 15 ricercatori) da coprire in qualche modo, estenderlo a tutte le facoltà è economicamente una follia.
Ilùvatar85
Ah, ecco perché mi fischiavano le orecchie!
Ilùvatar85
Non commento sull'eticità della cosa, lascio questa parte alla tua creatività e capacità di immedesimarsi negli altrui valori.


No anzi, niente rotfl. La cosa fa parte di un pensiero ben preciso: l'eredietarietà delle opportunità. Come già ho detto in passato, credo fermamente che già adesso la cosa sia in atto: chi nasce in una famiglia ricca non è obbligato a lavorare mentre studia (quando non è merito suo questa situazione), chi nasce in un paese dove c'è la democrazia ne ha tutti i benefici ma lo deve ai suoi antenati (e quindi non è merito suo) e blablabla.
Questo vale fondamentalmente per tutto.
Nel "merito" lo Stato deve favorire il singolo allo stesso modo, che sia il figlio di Berlusconi o della portinaia, perché investe su di lui.
Nel "non merito" lo Stato deve ottenere un vantaggio in ogni caso e perciò non investe sui "caproni". Se i genitori dei caproni intendono autotassarsi maggiormente lo facciano, io non intendo (e non è giusto che nessuno sia obbligato a farlo) investire su chi "non merita".
La differenza tra merito e non merito è un test (ovviamente non strutturato come quelli attuali).
Punteresti su un'auto che al collaudo fonde il motore? Con che faccia obblighi sessanta milioni di persone a farlo?
L'etica, quella vera e non del "famo tutti contenti" mi IMPEDISCE di obbligare altre persone a investire denaro su persone IN QUEL MOMENTO (visto che magari l'anno dopo riprovando cambia l'andazzo) inadatte alla cosa. E' una spesa per tutti, uno spreco che finirà per costarci caro.
Mi chiedo cosa venga in tasca al ragazzo single che fatica ad arrivare a fine mese (e che magari, realisticamente, ha deciso di occuparsi delle sue aspirazioni molto lontane dal mondo del lavoro non appena sarà economicamente più tranquillo) se uno qualunque finisce scienze della merenda e poi lo chiama nel tardo pomeriggio per rompergli i coglioni con l'ultima offerta di telestocazzo (l'adsl più lungo che ci sia) visto che non ha trovato nient'altro di meglio in un ambiente aziendale sfiancato dalle tasse elevatissime che, ironia della sorte, sono servite a formarlo.
Ilùvatar85
Ciò che mi sfugge però è lo scopo. Inserire una barriera all'ingresso così alta per reddito significa ottenere una selezione negativa dei possibili laureandi; se un numero chiuso obbligatorio e magari anche centralizzato (in modo magari da coordinare la decisione sulla quantità dei laureati e punire eventuali atenei che cercano di fare i furbi) ha l'effetto di dare la possibilità di scegliere solo i migliori e garantirgli, una volta usciti, posizioni tali da giustificare l'immane sacrificio fatto per entrarci ha come effetto quello di implementare brutalmente un idea di meritocrazia, il vincolo di una tassazione elevata lavora in direzione opposta, limitando il numero di contendenti a quei posti, diminuendo quindi la pressione in capo agli aspiranti per via di un sistematico aumento di probabilità di essere presi e diminuendo la qualità complessiva degli studenti presi.
Il discorso dell'alta tassazione, che spinge a rischiare su di un investimento su se stessi regge se è di nicchia, come accade negli USA, non se il numero chiuso è ovunque, come in Giappone. Non è affatto detto che prendendo le parti che si ritengono "migliori" da sistemi diversi si raggiunge un sistema che li superi, anzi.
Attualmente sto leggendo "In Asia" di Tiziano Terzani, in cui il reporter di Der Spiegel raccontava -tra le altre cose- il sistema scolastico Giapponese. L'ho trovata una lettura molto interessante, anche se sono certo che non condividereste nemmeno mezza delle "conclusioni" che ne trae.

Questo si inserisce nel discorso di prima sull'abilitazione alla professione, oltre che al valore dell'università.
Se su 100 ammessi "normalmente" arrivano 10 "caproni" è infinitamente probabile che l'anno dopo la classe sia composta da 101 persone: uno degli ammessi ha perso l'anno e otto dei caproni hanno fatto lo stesso.
Teoricamente puoi pensarla come vuoi: limitare i posti per i caproni e prenderli dal primo escluso dalla graduatoria in poi, per esempio. Ma tanto, se sono veramente così caproni, non riusciranno a proseguire il percorso. O ci riusciranno ma non eccelleranno. Essendo il pagamento una "tassa" e non una "mazzetta" non vedo perché dovrebbe minare la validità delle valutazioni.
Ad ogni modo, dopo il filtro dell'università, che magari tira fuori il caprone anche in corso con un 75/110, c'è il filtro dell'abilitazione alla professione. E lì guarda, ti parlo di Medicina al giorno d'oggi: ci stanno più e più 110L che provano più di una volta.
Alla fine la "qualità complessiva degli studenti presi" è un concetto assurdo. Il singolo riuscirà o meno a prendere un buon voto e quello sarà il voto dell'università in questione sulle sue competenze, non è un attestato privo di numero. Lì il tuo discorso avrebbe senso perché "ricchi senza merito" e "chiunque ma con merito" sarebbero equiparati, ma così non è nemmeno adesso, non c'è nulla di nuovo da introdurre.