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  1. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #76
    25-05-11 20:29

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    NOH, VOGLIONO TOGLIERCI IL DIRITTO ALLO STUDIOH!
    Quattro sberle, ecco il diritto che hanno. D'altra parte se fallisci il test è unicamente colpa tua

    Il problema di questo metodo è che molto spesso i test di ammissione non valutano bene il più adatto.
    è un problema del test, non del metodo. In alternativa si potrebbe fissare un punteggio minimo da raggiungere. Entrano tutti quelli che lo superano

    Più che altro sarei per un'esame di abilitazione alla professione a un livello di difficoltà mortale, ma anche lì il discorso si ripropone, e nel frattempo qualcuno ha buttato via 3-5 o più anni per cosa? Mah, questione difficilissima.
    Sinceramente non sono d'accordo. Per me la laurea dovrebbe essere sufficiente per esercitare
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  2. SpechSpech è offline #77
    25-05-11 20:40

    Citazione Zererico Visualizza Messaggio
    Se la gente vuole studiare è libera di prepararsi privatamente e affrontare gli esami.
    Non mi è chiaro il punto. A parte che nelle università dove c'è frequenza obbligatoria è già così, ma come sistemare il problema "lavoro post-lauream"?
    Io un'idea ce l'avrei ma il primo sinistroide che passa mi fucila: numero chiuso a tassazione pari all'attuale per tutti e anzi nemmeno a scaglioni (cioè incentivata GRANDEMENTE dallo stato, visto che anche chi paga la rata massima paga neanche la metà del suo costo effettivo all'università) e, per chi vuole accedere comunque, tassazione quasi decuplicata (così da pagare per se stessi, per gli altri che pagano meno, generare posti nella ricerca e denaro da investire negli incentivi ai contratti per le aziende private che assumono chi esce da quell'università).
    Inoltre, chi va fuori corso per un anno paga di più (e non di meno come ora) di chi è in corso, per esempio moltiplicare la tassa che paga x1.5. Chi è rientrato nel numero chiuso, comunque, paga x1.5 la tassa "normale" solo per il primo anno fuoricorso, se va fuoricorso ancora un anno perde il bonus "rientrato nel numero chiuso" e paga quanto uno che non vi è entrato. E se perde un altro anno diventa "non rientrato nel numero chiuso e pure fuoricorso", perché è assurdo vedere sia persone che occupano posti che non usano (e che nelle proiezioni vengono dati per certi, e ora c'è carenza in diversi settori, uno su tutti la sanità) o che provano 15 volte un esame mentre sono "incentivati" dallo Stato, come se lo meritassero.
    Fondamentalmente lo sfaticato diverrebbe una risorsa e si investirebbe nella ricerca senza dover necessariamente succhiare il sangue al reddito di chi nemmeno ha figli, ma obbligando i fancazzisti (o meglio, chi li foraggia) a investire in un futuro che un giorno potrà essere anche il loro.

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    è un problema del test, non del metodo. In alternativa si potrebbe fissare un punteggio minimo da raggiungere. Entrano tutti quelli che lo superano
    Tu stai parlando di merito. E' moralmente corretto ma il problema ora è il posto di lavoro. Come puoi considerare entrambe le cose? Non si può, tu metti un numero e "speri" che non eccedano? Non funziona. L'idea è buona ma in una situazione come ora non funziona proprio.

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Sinceramente non sono d'accordo. Per me la laurea dovrebbe essere sufficiente per esercitare
    C'è Laurea, Laurea e laurea. Lo Stato deve vigilare un minimo, è il fondamento dell'esame di Stato del liceo e, viste le recenti vicissitudini specialmente relative ai laureifici (lol neologismo) e diplomifici di alcuni istituti del sud sono contento che un minimo di controllo si faccia. Che poi l'esame di stato liceale sia diverso da istituto a istituto è un altro conto ma se neanche vi è l'intenzione di controllare lo Stato dà un segnale negativissimo.
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  3. L'avatar di Monoghan-x Monoghan-xMonoghan-x è offline #78
    25-05-11 20:55

    Citazione forin Visualizza Messaggio
    allora meglio i corsi a numero chiuso a questo punto, se proprio non esiste un'altra soluzione...

    al fatto che mano a mano gli studenti si sfoltiscono fino a che non rimangono soltanto quelli che se lo meritano non ci ha ancora pensato nessuno?
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  4. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #79
    25-05-11 20:56

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    Io un'idea ce l'avrei ma il primo sinistroide che passa mi fucila: numero chiuso a tassazione pari all'attuale per tutti e anzi nemmeno a scaglioni (cioè incentivata GRANDEMENTE dallo stato, visto che anche chi paga la rata massima paga neanche la metà del suo costo effettivo all'università) e, per chi vuole accedere comunque, tassazione quasi decuplicata (così da pagare per se stessi, per gli altri che pagano meno, generare posti nella ricerca e denaro da investire negli incentivi ai contratti per le aziende private che assumono chi esce da quell'università).
    Secondo me è più corretto che ci sia una gradazione della tassa in base al reddito, però si può applicarla solo a chi è rientrato nel numero chiuso. I soldi per eventuali borse di studio saranno sicuramente limitati

    Tu stai parlando di merito. E' moralmente corretto ma il problema ora è il posto di lavoro. Come puoi considerare entrambe le cose? Non si può, tu metti un numero e "speri" che non eccedano? Non funziona. L'idea è buona ma in una situazione come ora non funziona proprio.
    La mia idea è: il test prevede un massimo di 100 punti (esempio), entra nel numero chiuso chiunque totalizzi almeno 90 punti, che siano 10 persone o 100. Questo è un sistema che prende in considerazione solo il merito. Il numero minimo è deciso di anno in anno dal ministero in base alla richiesta di quel tipo di laurea

    C'è Laurea, Laurea e laurea. Lo Stato deve vigilare un minimo, è il fondamento dell'esame di Stato del liceo e, viste le recenti vicissitudini specialmente relative ai laureifici (lol neologismo) e diplomifici di alcuni istituti del sud sono contento che un minimo di controllo si faccia. Che poi l'esame di stato liceale sia diverso da istituto a istituto è un altro conto ma se neanche vi è l'intenzione di controllare lo Stato dà un segnale negativissimo.
    Se uno è riuscito a fare il falso per 5 anni di università non vedo come gli si possa impedire di barare all'esame di abilitazione. Alla fine è solo un esame in più, su cose già sottoposte ad esame durante la carriera universitaria
    Rispondi con Citazione 

  5. L'avatar di Monoghan-x Monoghan-xMonoghan-x è offline #80
    25-05-11 20:58

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    Non mi è chiaro il punto. A parte che nelle università dove c'è frequenza obbligatoria è già così, ma come sistemare il problema "lavoro post-lauream"?
    Io un'idea ce l'avrei ma il primo sinistroide che passa mi fucila: numero chiuso a tassazione pari all'attuale per tutti e anzi nemmeno a scaglioni (cioè incentivata GRANDEMENTE dallo stato, visto che anche chi paga la rata massima paga neanche la metà del suo costo effettivo all'università) e, per chi vuole accedere comunque, tassazione quasi decuplicata (così da pagare per se stessi, per gli altri che pagano meno, generare posti nella ricerca e denaro da investire negli incentivi ai contratti per le aziende private che assumono chi esce da quell'università).
    Inoltre, chi va fuori corso per un anno paga di più (e non di meno come ora) di chi è in corso, per esempio moltiplicare la tassa che paga x1.5. Chi è rientrato nel numero chiuso, comunque, paga x1.5 la tassa "normale" solo per il primo anno fuoricorso, se va fuoricorso ancora un anno perde il bonus "rientrato nel numero chiuso" e paga quanto uno che non vi è entrato. E se perde un altro anno diventa "non rientrato nel numero chiuso e pure fuoricorso", perché è assurdo vedere sia persone che occupano posti che non usano (e che nelle proiezioni vengono dati per certi, e ora c'è carenza in diversi settori, uno su tutti la sanità) o che provano 15 volte un esame mentre sono "incentivati" dallo Stato, come se lo meritassero.
    Fondamentalmente lo sfaticato diverrebbe una risorsa e si investirebbe nella ricerca senza dover necessariamente succhiare il sangue al reddito di chi nemmeno ha figli, ma obbligando i fancazzisti (o meglio, chi li foraggia) a investire in un futuro che un giorno potrà essere anche il loro.
    Geniale!
    Rispondi con Citazione 

  6. L'avatar di Ilùvatar85 Ilùvatar85Ilùvatar85 è offline #81
    25-05-11 21:32

    Ah, ecco perché mi fischiavano le orecchie!
    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    Io un'idea ce l'avrei ma il primo sinistroide che passa mi fucila: numero chiuso a tassazione pari all'attuale per tutti e anzi nemmeno a scaglioni (cioè incentivata GRANDEMENTE dallo stato, visto che anche chi paga la rata massima paga neanche la metà del suo costo effettivo all'università) e, per chi vuole accedere comunque, tassazione quasi decuplicata (così da pagare per se stessi, per gli altri che pagano meno, generare posti nella ricerca e denaro da investire negli incentivi ai contratti per le aziende private che assumono chi esce da quell'università).
    Inoltre, chi va fuori corso per un anno paga di più (e non di meno come ora) di chi è in corso, per esempio moltiplicare la tassa che paga x1.5. Chi è rientrato nel numero chiuso, comunque, paga x1.5 la tassa "normale" solo per il primo anno fuoricorso, se va fuoricorso ancora un anno perde il bonus "rientrato nel numero chiuso" e paga quanto uno che non vi è entrato. E se perde un altro anno diventa "non rientrato nel numero chiuso e pure fuoricorso", perché è assurdo vedere sia persone che occupano posti che non usano (e che nelle proiezioni vengono dati per certi, e ora c'è carenza in diversi settori, uno su tutti la sanità) o che provano 15 volte un esame mentre sono "incentivati" dallo Stato, come se lo meritassero.
    Fondamentalmente lo sfaticato diverrebbe una risorsa e si investirebbe nella ricerca senza dover necessariamente succhiare il sangue al reddito di chi nemmeno ha figli, ma obbligando i fancazzisti (o meglio, chi li foraggia) a investire in un futuro che un giorno potrà essere anche il loro.
    Non commento sull'eticità della cosa, lascio questa parte alla tua creatività e capacità di immedesimarsi negli altrui valori.
    Ciò che mi sfugge però è lo scopo. Inserire una barriera all'ingresso così alta per reddito significa ottenere una selezione negativa dei possibili laureandi; se un numero chiuso obbligatorio e magari anche centralizzato (in modo magari da coordinare la decisione sulla quantità dei laureati e punire eventuali atenei che cercano di fare i furbi) ha l'effetto di dare la possibilità di scegliere solo i migliori e garantirgli, una volta usciti, posizioni tali da giustificare l'immane sacrificio fatto per entrarci ha come effetto quello di implementare brutalmente un idea di meritocrazia, il vincolo di una tassazione elevata lavora in direzione opposta, limitando il numero di contendenti a quei posti, diminuendo quindi la pressione in capo agli aspiranti per via di un sistematico aumento di probabilità di essere presi e diminuendo la qualità complessiva degli studenti presi.
    Il discorso dell'alta tassazione, che spinge a rischiare su di un investimento su se stessi regge se è di nicchia, come accade negli USA, non se il numero chiuso è ovunque, come in Giappone. Non è affatto detto che prendendo le parti che si ritengono "migliori" da sistemi diversi si raggiunge un sistema che li superi, anzi.

    Attualmente sto leggendo "In Asia" di Tiziano Terzani, in cui il reporter di Der Spiegel raccontava -tra le altre cose- il sistema scolastico Giapponese. L'ho trovata una lettura molto interessante, anche se sono certo che non condividereste nemmeno mezza delle "conclusioni" che ne trae.
    Rispondi con Citazione 

  7. SpechSpech è offline #82
    25-05-11 21:37

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Secondo me è più corretto che ci sia una gradazione della tassa in base al reddito, però si può applicarla solo a chi è rientrato nel numero chiuso. I soldi per eventuali borse di studio saranno sicuramente limitati
    E' una mia idea ma non dovrebbero esserci scaglioni. C'è chi è sotto la soglia di povertà, e non paga niente. E chi invece è sopra alla soglia in questione, e paga tutto (a prescindere dal reddito). Ma vabbè, inutile discuterne adesso, conta il resto del post

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    La mia idea è: il test prevede un massimo di 100 punti (esempio), entra nel numero chiuso chiunque totalizzi almeno 90 punti, che siano 10 persone o 100. Questo è un sistema che prende in considerazione solo il merito. Il numero minimo è deciso di anno in anno dal ministero in base alla richiesta di quel tipo di laurea
    A parte che la difficoltà della laurea resta la medesima ogni anno (o se cambia, cambia ogni 15 anni) mentre per il mondo del lavoro cambia molto di più, ma è insensato.
    Se io ho bisogno, come Stato, di 100 ingegneri, che punteggio metto? 90? E se 110 superano la soglia? I 10 dove li buttiamo? Sono in eccedenza, come potrebbero essere 1000. E lì che fai?
    Oppure solo 50 superano la soglia e non ho abbastanza ingegneri, non era meglio farne entrare alcuni di più e obbligarli a sostenere dei corsi extra?

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Se uno è riuscito a fare il falso per 5 anni di università non vedo come gli si possa impedire di barare all'esame di abilitazione. Alla fine è solo un esame in più, su cose già sottoposte ad esame durante la carriera universitaria
    Perché l'esame di abilitazione lo fa con altre persone che non necessariamente vengono dalla sua zona, che hanno gli stessi interessi o che hanno contatti di lavoro con le stesse persone di prima. Inoltre sarebbe un esame per lo più a crocette dove a meno di essere tra coloro che le scrivono (o aver infettato il computer che le sceglie) poco si può fare.

    Geniale!
    lolwut
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  8. Zererico #83
    25-05-11 21:59

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    E' una mia idea ma non dovrebbero esserci scaglioni. C'è chi è sotto la soglia di povertà, e non paga niente. E chi invece è sopra alla soglia in questione, e paga tutto (a prescindere dal reddito). Ma vabbè, inutile discuterne adesso, conta il resto del post
    Facciamo che nessuno paga, ma se ci si lascia andare iniziano a comparire varie tasse?

    Poi alziamo la difficoltà dei test d'ammissione. Prendiamo i capaci e molliamo gli altri, e basta.
    Rispondi con Citazione 

  9. L'avatar di Marko MarkoMarko è offline #84
    25-05-11 22:01

    Citazione Monoghan-x Visualizza Messaggio
    Geniale!
    scaglione
    [sca-glió-ne]

    s. m.
    3 (fig.) ciascuna delle parti in cui si considera suddiviso un insieme: il primo scaglione dei lavori è stato completato
    4 (econ.) ciascuno dei gruppi di valori, compresi tra un minimo e un massimo, e posti in ordine crescente, in cui si considera suddivisa una data grandezza: scaglione di reddito; scaglione di età; scaglione di imponibile, l'insieme dei valori di imponibile cui corrisponde una data aliquota d'imposta; imposta progressiva per scaglioni, quella la cui aliquota più alta colpisce solo la parte di imponibile che supera lo scaglione precedente
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  10. SpechSpech è offline #85
    25-05-11 23:43

    Citazione Zererico Visualizza Messaggio
    Facciamo che nessuno paga, ma se ci si lascia andare iniziano a comparire varie tasse?

    Poi alziamo la difficoltà dei test d'ammissione. Prendiamo i capaci e molliamo gli altri, e basta.
    La difficoltà si può aumentare e si può anche fare che "nessuno paga" che fa molto "scandinavo", peccato che non possiamo permettercelo quindi qualcosa farei pagare comunque
    Nella mia sola classe se togli 2000€ a persona (all'anno) hai un buco di 400.000€ l'anno (grossomodo 15 ricercatori) da coprire in qualche modo, estenderlo a tutte le facoltà è economicamente una follia.

    Citazione Ilùvatar85 Visualizza Messaggio
    Ah, ecco perché mi fischiavano le orecchie!


    Citazione Ilùvatar85 Visualizza Messaggio
    Non commento sull'eticità della cosa, lascio questa parte alla tua creatività e capacità di immedesimarsi negli altrui valori.

    No anzi, niente rotfl. La cosa fa parte di un pensiero ben preciso: l'eredietarietà delle opportunità. Come già ho detto in passato, credo fermamente che già adesso la cosa sia in atto: chi nasce in una famiglia ricca non è obbligato a lavorare mentre studia (quando non è merito suo questa situazione), chi nasce in un paese dove c'è la democrazia ne ha tutti i benefici ma lo deve ai suoi antenati (e quindi non è merito suo) e blablabla.
    Questo vale fondamentalmente per tutto.
    Nel "merito" lo Stato deve favorire il singolo allo stesso modo, che sia il figlio di Berlusconi o della portinaia, perché investe su di lui.
    Nel "non merito" lo Stato deve ottenere un vantaggio in ogni caso e perciò non investe sui "caproni". Se i genitori dei caproni intendono autotassarsi maggiormente lo facciano, io non intendo (e non è giusto che nessuno sia obbligato a farlo) investire su chi "non merita".
    La differenza tra merito e non merito è un test (ovviamente non strutturato come quelli attuali).
    Punteresti su un'auto che al collaudo fonde il motore? Con che faccia obblighi sessanta milioni di persone a farlo?
    L'etica, quella vera e non del "famo tutti contenti" mi IMPEDISCE di obbligare altre persone a investire denaro su persone IN QUEL MOMENTO (visto che magari l'anno dopo riprovando cambia l'andazzo) inadatte alla cosa. E' una spesa per tutti, uno spreco che finirà per costarci caro.
    Mi chiedo cosa venga in tasca al ragazzo single che fatica ad arrivare a fine mese (e che magari, realisticamente, ha deciso di occuparsi delle sue aspirazioni molto lontane dal mondo del lavoro non appena sarà economicamente più tranquillo) se uno qualunque finisce scienze della merenda e poi lo chiama nel tardo pomeriggio per rompergli i coglioni con l'ultima offerta di telestocazzo (l'adsl più lungo che ci sia) visto che non ha trovato nient'altro di meglio in un ambiente aziendale sfiancato dalle tasse elevatissime che, ironia della sorte, sono servite a formarlo.

    Citazione Ilùvatar85 Visualizza Messaggio
    Ciò che mi sfugge però è lo scopo. Inserire una barriera all'ingresso così alta per reddito significa ottenere una selezione negativa dei possibili laureandi; se un numero chiuso obbligatorio e magari anche centralizzato (in modo magari da coordinare la decisione sulla quantità dei laureati e punire eventuali atenei che cercano di fare i furbi) ha l'effetto di dare la possibilità di scegliere solo i migliori e garantirgli, una volta usciti, posizioni tali da giustificare l'immane sacrificio fatto per entrarci ha come effetto quello di implementare brutalmente un idea di meritocrazia, il vincolo di una tassazione elevata lavora in direzione opposta, limitando il numero di contendenti a quei posti, diminuendo quindi la pressione in capo agli aspiranti per via di un sistematico aumento di probabilità di essere presi e diminuendo la qualità complessiva degli studenti presi.
    Il discorso dell'alta tassazione, che spinge a rischiare su di un investimento su se stessi regge se è di nicchia, come accade negli USA, non se il numero chiuso è ovunque, come in Giappone. Non è affatto detto che prendendo le parti che si ritengono "migliori" da sistemi diversi si raggiunge un sistema che li superi, anzi.

    Attualmente sto leggendo "In Asia" di Tiziano Terzani, in cui il reporter di Der Spiegel raccontava -tra le altre cose- il sistema scolastico Giapponese. L'ho trovata una lettura molto interessante, anche se sono certo che non condividereste nemmeno mezza delle "conclusioni" che ne trae.
    Questo si inserisce nel discorso di prima sull'abilitazione alla professione, oltre che al valore dell'università.
    Se su 100 ammessi "normalmente" arrivano 10 "caproni" è infinitamente probabile che l'anno dopo la classe sia composta da 101 persone: uno degli ammessi ha perso l'anno e otto dei caproni hanno fatto lo stesso.
    Teoricamente puoi pensarla come vuoi: limitare i posti per i caproni e prenderli dal primo escluso dalla graduatoria in poi, per esempio. Ma tanto, se sono veramente così caproni, non riusciranno a proseguire il percorso. O ci riusciranno ma non eccelleranno. Essendo il pagamento una "tassa" e non una "mazzetta" non vedo perché dovrebbe minare la validità delle valutazioni.
    Ad ogni modo, dopo il filtro dell'università, che magari tira fuori il caprone anche in corso con un 75/110, c'è il filtro dell'abilitazione alla professione. E lì guarda, ti parlo di Medicina al giorno d'oggi: ci stanno più e più 110L che provano più di una volta.
    Alla fine la "qualità complessiva degli studenti presi" è un concetto assurdo. Il singolo riuscirà o meno a prendere un buon voto e quello sarà il voto dell'università in questione sulle sue competenze, non è un attestato privo di numero. Lì il tuo discorso avrebbe senso perché "ricchi senza merito" e "chiunque ma con merito" sarebbero equiparati, ma così non è nemmeno adesso, non c'è nulla di nuovo da introdurre.
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  11. Zererico #86
    25-05-11 23:45

    Nella mia sola classe se togli 2000€ a persona (all'anno) hai un buco di 400.000€ l'anno da coprire in qualche modo, estenderlo a tutte le facoltà è economicamente una follia.
    Perché la cosa non è stata pensata con il tempo dovuto, in Scandinavia le politiche economiche nei decenni hanno creato una situazione ideale.
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  12. SpechSpech è offline #87
    26-05-11 00:16

    Citazione Zererico Visualizza Messaggio
    Perché la cosa non è stata pensata con il tempo dovuto, in Scandinavia le politiche economiche nei decenni hanno creato una situazione ideale.
    Ma non siamo in Scandinavia. Poi oh, se non lo vuoi far pagare vabbè, certo trovo assurdo aumentare la pressione fiscale per mantenerli: o rinunci, o li fai mantenere da chi ne trae vantaggio direttamente. Sennò torniamo al discorso di prima, scusa
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  13. Zererico #88
    26-05-11 00:36

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    Ma non siamo in Scandinavia. Poi oh, se non lo vuoi far pagare vabbè, certo trovo assurdo aumentare la pressione fiscale per mantenerli: o rinunci, o li fai mantenere da chi ne trae vantaggio direttamente. Sennò torniamo al discorso di prima, scusa
    Se vi fosse un rientro di capitali dall'estero e un aumento degli investimenti, perché no.
    Rispondi con Citazione 

  14. L'avatar di Wanizame WanizameWanizame è offline #89
    26-05-11 01:38

    Citazione Spech Visualizza Messaggio
    Probabilmente non sono stato chiaro.
    E' una questione di sostituzione. Puoi permetterti di avanzare richieste se sai che sei l'unico in grado di fare una data cosa (o uno dei pochi). Se, invece, loro ti richiedono di fare una cosa semplice e altri 1000 la sanno fare come te, se inizi a fare casino ti licenziano perché tanto uno qualunque che fa la stessa cosa lo trovano. Non è questione di impegnarsi, è questione se a loro quell'impegno importa.
    Se ti dico di farmi un documento word con la quantità di mattoni da mandare a un'impresa edile tu puoi anche saperlo fare in 3D, saper abbinare una musichetta intrigante al foglio di carta (??) e ai margini puoi saperci mettere citazioni di Hegel ma a me serve che tu scriva un cazzo di numero e me lo stampi.
    Se inizi a dirmi che vuoi di più, che ti senti sprecato e che hai la partita e non puoi venire logicamente non ti rinnovo il contratto e preferisco un qualunque troglodita che conosca notepad e la numerazione araba.
    E ti dirò di più, tu puoi anche essere corretto, preciso e così via ma non necessariamente ciò si concretizzerà in una promozione, a meno che non serva AL DATORE DI LAVORO.
    L'unico motivo per cui, a parità di competenze, un datore di lavoro può tenerti è che ha fiducia in te come persona (o ha poca voglia di far ambientare nuovamente qualcuno) ma ciò, se gli pesa troppo sul bilancio, non gli conviene più.

    E' semplicemente domanda-offerta, più t'impegni e più sei pagato vale solo per il libero professionista (ma anche lui sta sotto precise leggi di mercato), il dipendente ha tutto il diritto di fare il minimo indispensabile per i suoi obiettivi. E' il saper valutare quale sia il sia il PROPRIO minimo indispensabile che fa la differenza tra il dipendente "che sale", il dipendente "che finisce a casa" e il dipendente che "resta". Farsi in 4 in un'azienda dove si sa per certo che non si salirà mai di grado - se non è a rischio il posto - è inutile: se si è soddisfatti basta andare avanti così, se si vuole di più bisogna cercare altro. E se non si trova niente di meglio, probabilmente ci si è sopravvalutati.
    Questo è già molto molto diverso dal discorso di prima, discorso con la quale posso essere d'accordo con una precisazione: la cosa si applica sempre con il metodo del ricatto solo che stavolta è il lavoratore ad effettuarlo. In sostanza non c'è uno spontaneo riconoscimento del merito ma solo un "o così o smammo", a me non sembra il massimo ma possiamo farcelo andare bene.
    Però questo significa dare una stabilità economica piu o meno al 10% delle persone e sono generoso(ma tanto ) e parlo di stabilità non ricchezza.
    Abbiamo un unico problemino: un paese per non scoppiare ha bisogno che circa il 70% della classe lavoratrice posso permettersi casa, macchina e un paio di vizi.

    Ah non sognatevi nemmeno che funzioni così ad esempio nella liberista america eh...
    Rispondi con Citazione 

  15. SpechSpech è offline #90
    26-05-11 01:59

    Citazione Wanizame Visualizza Messaggio
    Questo è già molto molto diverso dal discorso di prima, discorso con la quale posso essere d'accordo con una precisazione: la cosa si applica sempre con il metodo del ricatto solo che stavolta è il lavoratore ad effettuarlo. In sostanza non c'è uno spontaneo riconoscimento del merito ma solo un "o così o smammo", a me non sembra il massimo ma possiamo farcelo andare bene.
    Però questo significa dare una stabilità economica piu o meno al 10% delle persone e sono generoso(ma tanto ) e parlo di stabilità non ricchezza.
    Abbiamo un unico problemino: un paese per non scoppiare ha bisogno che circa il 70% della classe lavoratrice posso permettersi casa, macchina e un paio di vizi.

    Ah non sognatevi nemmeno che funzioni così ad esempio nella liberista america eh...
    Beh guarda, come prima cosa non è una questione di "spontaneo riconoscimento del merito" è: "tu mi dai 500€ e mi fai contratti di 6 mesi, questo mi fa fare un lavoro di maggiore responsabilità/difficoltà ma mi paga 1000€ e mi fa contratti di 2 anni, qui mi trovo bene ma se mi fai capire che non ci sono le medesime prospettive inutile propormi il rinnovo".
    Ti svelo però che la stabilità economica esiste anche con contratti a tempo determinato. Nel senso: credi che ai liberi professionisti e agli imprenditori non facciano i mutui? Ovviamente si fa necessaria un'analisi molto più approfondita e sul lungo periodo.
    Il punto è che più il dipendente è "in movimento" più ci sono probabilità che lo stipendio si avvicini a quello "corretto sul mercato per le sue capacità".
    Il problema del precario medio, e non me ne tiro fuori, è che non ha molto da offrire rispetto agli altri e se inizia ad avanzare pretese si sostituisce con facilità. La chiave di tutto è investire su di sé, sperare che l'occasione arrivi (perché un po' di culo serve, siamo obiettivi) e attivarsi al fine di crearsela.
    Ma ancora prima di ciò, un po' come i peggio alcolisti, è bene ammettere il problema: al giorno d'oggi gran parte dei laureati non sono competitivi o adoperabili sul mercato a meno di fare tutt'altro rispetto ai propri studi. Molti non lo fanno ed il problema è palese.
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