Signor.giuseppe
Alcune premesse: intanto dovresti leggere più attentamente i passaggi in cui sono stati paragonati gli uomini agli animali. Nel caso dello schiavismo e del sessismo, il paragone sussiste dal momento che schiavi, donne ed animali sono uguali nel loro status di vittime di discriminazioni. In tutti i casi, infatti, un gruppo che detiene il potere si trova a prevaricare le necessità di questi soggetti per garantire le proprie. Nel tuo caso invece abbiamo due soggetti, uomo e animale (per giunta in numero sproporzionato), che debbono rinunciare alla medesima necessità (l'interesse a non soffrire per via della caduta dal palazzo).
Il tuo ragionamento - seconda premessa - avrebbe la pretesa di dimostrare la superiorità biologica della specie umana a partire da una scelta emotiva che dovrebbe fare proprio un membro della specie umana. Senza ombra di dubbio, un americano di metà Ottocento non avrebbe esitato a sacrificare un pellerossa o un nero se dall'altra parte ci fosse stato un bianco. E tra un pellerossa e un cavallo avrebbe salvato il cavallo. E' chiaro che se un gatto avesse la facoltà di scegliere, salverebbe di salvare i gatti. Come è chiaro che molti uomini sceglierebbero istintivamente di salvare l'uomo, e molti uomini - me compreso - sarebbero portati a salvare il proprio gatto a fronte di dieci uomini. Si tratta infatti di istinti "tribali", per usare un termine che utilizza Singer nel corso di un'argomentazione non troppo differente da questa. Tutte queste scelte si rivelano istintive e per nulla razionali, motivate da un interesse "di gruppo", o da semplice empatia indotta. Per dimostrare la superiorità biologica (ammesso che lo si possa fare a partire da una scelta di questo tipo) dovremmo avere un punto di vista assoluto e imparziale, il punto di vista di un <<osservatore>>, o quello che Singer definisce un: benevolent, fair-minded and far-sighted alien.
Potremmo provare ad immaginare quale sia, razionalmente, la cosa più giusta da fare, ad esempio considerando tanti fattori. Si potrebbe evidenziare che l'uomo appeso alla trave ha molto probabilmente dei parenti in pensiero per lui. Potrebbe avere dei genitori, dei fratelli, dei figli, degli amici, persone che potrebbero soffrire per la sua morte. Diversamente, è impensabile che la/le madri o i fratelli dei cento gattini contenuti nella cassetta possano mai essere informati di quel che sta accadendo, o dolersene (dando per scontato che quei cento gatti non abbiano poi dei "padroni" umani che li abbiano già accuditi e possano dolersi della loro scomparsa). La mia scelta sarebbe quindi atta, utilitaristicamente, a limitare il più possibile la condizione di sofferenza generale (e non è neppure detto che sia il modus operandi più corretto). D'altro canto, dovrei considerare la sofferenza dei soggetti che si accingono a schiantarsi al suolo. Se sapessi per certo, come hai detto, che i gatti soffrirebbero enormemente più dell'uomo, potrei benissimo prendere in considerazione l'idea di salvarli (essendo anche in numero maggiore), ovviamente dopo un attenta riflessione sulla sofferenza fisica dei gatti che si schiantano e quella psicologica dei parenti dell'uomo. Qui mi si potrebbe obiettare che, esaminando il grado di sofferenza fisica del gatto e quella psicologica dei parenti dell'uomo, sto effettuando un confronto tra due tipi differenti di sofferenza. Un'altra obiezione è che la mia analisi verta su aspetti naturali, biologici. Ossia: i parenti dell'uomo, per via della loro natura, potrebbero soffrire più intensamente o per più tempo, o in maniera più complessa rispetto ai gatti, o ai "parenti" dei gatti, per via del maggiore sviluppo dell'intelletto umano rispetto a quello felino (questo discorso potrebbe anche valere in relazione alla persona appesa alla trave, se fosse ancora integra e non avesse perso i sensi).
Quanto alla prima obiezione: benché io stia confrontando due diversi tipi di dolore, il mio intento non cambia. Devo sempre propormi di limitare il più possibile il danno generale.
Quanto invece alla seconda obiezione: è vero che la mia analisi si poggia su osservazioni che in qualche modo prendono in esame le caratteristiche materiali dei soggetti. Questo però non significa che le suddette caratteristiche dimostrino una qualche superiorità della specie umana. Semplicemente dimostrano un maggior grado di complessità dell'intelletto, che tutti riconosciamo, ma che forse non è nemmeno un punto a favore, visto che non consente di limitare i danni, ma finisce addirittura per moltiplicarli. Se salvassi l'uomo per via della natura dell'intelletto umano, lo farei semplicemente perché - data la complessità del suo cervello - finirebbe per soffrire di più. Allo stesso modo, se da una parte avessi un uomo adulto e dall'altra cento neonati orfani, la situazione non sarebbe tanto diversa.
In ogni caso, come è evidente, non sto minimamente pensando alla specie come fattore discriminante, e da una prospettiva razionale e disinteressata non avrei proprio motivo di farlo.
A parte tutto, la questione non ha attinenza con quella del dibattito. Infatti qui si sta prendendo in considerazione il caso in cui un soggetto abbia degli interessi (l'animale), ed un altro (l'animale umano) intenda ignorarli sulla base dei propri.