i videogiochi conseguiranno una qualche maturità come medium, solo (e non soltanto) quando la gente smetterà di preoccuparsi della maturità del medium. quando smetteranno quest'habitus di cattiva coscienza e nevrosi subclinica (che poi è normodramma d'accatto, eh - dico: che imbarazzo profondo) per cui bisogna apparecchiare la tavola - e alla svelta! - all'altro (inteso come il non-iniziato/non-giocatore) con i gone home, i dear esther, i dis4ia (nel meglio dei casi - improbabili) o con gli heavy rain e gli LA noire e tutto quanto e sotterrare il resto in giardino ché, mio dio, altrimenti potrebbe pensare male o sospettare che no, i videogiochi non hanno ancora il loro quarto potere (e si potrebbe discutere lungamente dell'uso sconsiderato che si è fatto di quarto potere, negli ultimi tempi - the last of us, anyone?) e sono tutti scemi e imbarazzanti e la gente che si emoziona peggio (peraltro: come si fa a non emozionarsi, esattamente? dico: quella sì che sarebbe una condizione clinica - qual è l'arbitrio e il dominio delle emozioni, per l'op? t-t-tipo piangere e basta? madonna...). questa almeno è la speranza sulla long-run. una fase preliminare, selvaggia (e transitoria, per ampi valori - fun fact: è quella che stiamo vivendo, suppongo) in cui si abbandoni gradualmente la visione "ingenua" e "precritica" ("non mi preoccupo circa la maturità perché lolol.jpg non ci ho mai pensato") è necessaria però poi... boh, non ricordo cosa volessi dire, ma una cosa tipo "dai, non fare così".