TORINO - Cos'avevano da dirsi Salvatore Racalbuto e Leonardo Meani qualche giorno dopo Roma-Juventus del 5 marzo 2005? Il primo era l'addetto agli arbitri milanista, intercettato decine di migliaia di volte mentre chiacchiera con designatori o direttori di gara. Il secondo era un arbitro molto quotato in Serie A e, secondo gli inquirenti di Calciopoli, uno degli associati alla Cupola moggiana. E proprio quella partita, Roma-Juventus del 5 marzo, rappresenta uno dei cardini dell'accusa: la Juventus vince con due gol viziati da fuorigioco, due errori del guardalinee Pisacreta (indagato e prosciolto nell'udienza preliminare, mentre Racalbuto è ancora sotto processo a Napoli, dopo la condanna in primo grado).
Errori ordinati da Moggi? Protezione dell'arbitro "affiliato"? Oscure manovre anti-Milan? Beh, questo secondo l'accusa che, però, si è scordata di ascoltare l'intercettazione ripescata da Nicola Penta, consulente della difesa, e nella quale molte delle teorie accusatorie e diversi punti fondamentali della sentenza di primo grado traballano o crollano. Domani mattina, sull'edizione di Tuttosport in edicola, troverete un ampio servizio sulla telefonata che sarà la grande protagonista dell'ultima udienza dell'appello, martedì mattina a Napoli, dove in serata dello stesso giorno è attesa la sentenza.