pasquale7bellezze
C'è il problema che sono solo schifosamente banali. Non "rinforzano" nessuno stereotipo.
Poi cioè se la stragrande maggioranza dei maschietti gioca alla playstation e le donne cucinano, dov'è il problema? È così, punto. Fa solo sorridere\cadere le braccia che la "creatività" di certi tizi li legittimi a ricevere uno stipendio tutto qua.
mmmmmboh... Io lo vedo come un problema complesso, nel senso: si può pure mettere tra parentesi il sessismo delle pubblicità, dire che è un innocente difetto di creatività (e secondo me non lo è), ma poi: siamo sicuri che ad altri livelli (l'informazione, lo spettacolo...) la visione sessista della società non generi invece dei reali danni economico-sociali? Il fatto che vi sia una classe dirigente fermamente restia a un reale abbattimento di certi tabù legati alla percezione del femminile(*), non può essere considerato parte di questo problema complesso?
Modifico in parte la domanda: c'è o non c'è un problema di sessismo nella comunicazione mediatica in generale (di cui la pubblicità rappresenta il nervo scoperto, la punta dell'iceberg), che in qualche modo funge da depistaggio nei confronti di azioni politiche ed economiche concrete, e che ne devia, pure ad un livello subliminale, la percezione?
(*)la donna come madre; la donna come moglie; la donna come infermiera; la donna come addetta all'accudimento della famiglia - e quindi la donna che cucina, che lava, che si prende cura dei figli - che è poi l'idea dei sostenitori della fantomatica "famiglia tradizionale" (che rappresentano in effetti un grosso problema al rinnovamento sociale e all'emancipazione economica della donna, in Italia come in altri paesi).
PS: dalla quarta di copertina di "Sessismo democratico - l'uso strumentale delle donne nel neoliberismo":
"Delle donne si occupano il diritto, l'economia, la criminologia, la politologia, la comunicazione, il marketing etc. Eppure all'interno di queste pratiche e di questi discorsi la donna appare sempre come una "vittima", docile e subalterna, o al contrario come un'erinni dei giorni nostri "maschilizzata", aggressiva, violenta, spregiudicata. L'inclusione delle donne nella vita pubblica, insomma, è l'ultima frontiera del politically correct, ma sicuramente si organizza a partire da forme di produzione dello stigma che trasformano la differenza stessa in mero "differenzialismo", ovvero in un potere in cui le stesse donne vengono "oggettivate" e, contemporaneamente, "desoggettivate".