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Saw: Legacy – Recensione

di 31/10/2017
 

L’icononico triciclo continua ad incedere sulla scena e sopratutto nei nostri sogni, anzi, nei nostri incubi peggiori. Sono passati ben tredici anni e sette seguiti dall’originale Saw L’enigmista, eppure la genialità del primo film appare oggi fresca come non mai. Difficile riuscire a stupire ancora quando si è un ottavo capitolo di una serie ormai di culto, lo riconosciamo. Eppure Saw Legacy riesce davvero nell’intento, appassionare lo spettatore dall’inizio alla fine del film. Una pellicola ben girata e costruita, rispettosa della serie ma, insospettabilmente, anche fresca e innovativa. Sono lontani i tempi in cui gli infiniti seguiti di un Venerdì 13 a caso riproponevano un canovaccio sempre uguale a se stesso ed un semplice, per quanto intrigante, body count dei personaggi in cui, alla fine, l’unico motivo per vedere il film era scoprire di quale morte sarebbe perito il personaggio successivo. L’opera dei registi Michael e Peter Spierig riesce ad incuriosire, con trovate sceniche, location tradizionali, mescolate ad altre assolutamente innovative e, sopratutto, una buona caratterizzazione dei personaggi protagonisti del titolo. I due registi australiani, nati in Germania ed emigrati presto nella terra dei canguri con sempre in mano una telecamera, si fanno le ossa fin da teen ager su cortometraggi horror e sono conosciuti dal grande pubblico, specie quello appassionato di horror, per tre opere interessanti, quali Undead, loro lungometraggio di debutto del 2003, Daybreaker – L’ultimo Vampiro e Predestination.

SOLO NEL DOLORE E NEL SANGUE TROVEREMO LA VERA GIUSTIZIA TERRENA

La filosofia del film è stata colta in pieno. Perchè lo sappiamo, l’inattaccabile epopea di Saw racchiude tutto il suo fascino nella sadica e giusta punizione dei malvagi, in un Grand Guignol a volte fin troppo splatteroso e sanguinolento che però altro non è che giustizia allo stato puro. Se qualcuno muore, in Saw Legacy, non è mai per caso, ma è sempre una catarsi quasi divina che semplicemente bilancia le cattive azioni compiute in vita. Del resto, ammettiamolo, chi non vorrebbe vedere eliminato in maniera fin troppo cruenta un venditore senza scrupoli di motociclette che deliberatamente manda a morte un povero ragazzo ingenuo rifilandogli una moto con i freni rotti ed infrangendo i suoi sogni on the road in una pozza di sangue scarlatto? La bellezza di Saw è sempre stata la semplicità e la moralità intrinseca del protagonista. Un uomo comune, un malato terminale che, decisamente, non ha più nulla da perdere e vuole solo un po di giustizia. Ma non solo. La perfezione sadicamente costruita al millimetro di ogni trappola, ogni singolo meccanismo di pena o di azione e conseguenza, di strumenti che fanno impallidire il più efferato degli inquisitori. Torquemada moderno della gente comune, dietro cui, ci insegna la serie, si nascondono i veri mostri, Jigsaw altro non è che colui che rende giustizia e raddrizza i torti subiti. Il ritorno dell’ormai notissimo ed amato attore Tobin Bell è uno dei momenti più nostalgici del film, che si rivela come una sorta di riassunto della saga, con legami diretti al primo episodio. In molti amano la serie per il puro gusto gore da torture movie, che, diciamolo, alla fine non fa mai male, ma gli ammiccamenti al genere BDSM, al bondage ed in generale a tutto quel mondo oscuro fatto di citazioni rosse e nere lascia il tempo che trova.  Gli sceneggiatori Peter Goldfinger e Josh Stoberg riescono a costruire una trama credibile e decisamente appassionante, che riscatta anche quei piccoli momenti di stanca offerti dagli ultimi due episodi. Sappiamo infatti che, per scelta della produzione, Saw 3D doveva essere l’ultimo capitolo, e che gli episodi 3 e 4 sono stati creati per sfruttamento puro del franchise. Saw Legacy invece riesce ad elevarsi dal mero seguito, la formula del more of the same, pur presente blandamente, non inficia un film che si regge tranquillamente sulle sue gambe.

UNA CATENA CHE TRASCINA VERSO UNA LAMA TAGLIENTE E NESSUNA SPERANZA

La prima scena del film ci catapulta subito nei perversi incubi architettati dal defunto John Kramer, ormai icona horror pari ai grandi uomini neri della storia del genere del terrore, specie quello anni ottanta così caro alla serie Saw. Cinque vittime, legate ed incatenate con pesanti secchi metallici dentro cui sono chiuse le loro teste, in attesa del loro boia. Strumenti di tortura e morte pronti a lacerare le carni in maniera indelebile, perchè solo nella sofferenza della carne e nel sangue ci potrà essere giustizia per i torti subiti. Avvicinarsi a quelle lame taglienti e mortali, trascinati da una fredda catena è una tortura sadica per i personaggi, ed allo stesso tempo un piacere immenso per lo spettatore, che riceve adrenalina su adrenalina, sublimando l’essenza stessa del dolore. La simbologia della porta, che ci fa entrare dentro il mondo che noi stessi ci siamo creati, un sublime inferno con fiamme di pura giustizia perchè chi fa del male deliberatamente non può far altro che riceverlo.

SOLO NELLA CELEBRAZIONE DEL GIUSTIZIERE DIVENTA POSSIBILE CAPIRE LA GIUSTIZIA

La trovata più incredibile del film, che farà la gioia più grande dei feticisti della citazione è semplice quanto intrigante. L’oscuro mondo del collezionismo dei feticci dell’orrore, al pari della semplice raccolta di oggetti legati ad un serial killer che servono ad entrare nella sua mente perversa ed oscura, diventa in Saw Legacy premessa narrativa stessa, con una location tra le più affascinanti di sempre, che va a citare la storia stessa della serie, con i bizzarri e geniali meccanismi visti nella saga e catalogati con precisione certosina in maniera quasi museale. John Kramer ha non solo dei fan, ma dei veri e propri ammiratori consapevoli dunque, che riconoscono il suo ruolo di giustiziere, piuttosto che di semplice carnefice. Procurare dolore solo a chi ha a sua volta fatto del male agli innocenti, una filosofia quasi religiosa e biblica, per una vera giustizia che appaga lo spettatore, dandogli piacere nel momento stesso in cui il malvagio di turno abbandona questa valle di lacrime.

UN ENIGMA CHE RICOMPONE I PEZZI DEL PASSATO IN UN NUOVO GRANDE INIZIO

Al pari di una vittima legata mani e piedi ad un muro in attesa della sua punizione che riflette sugli errori che l’hanno portata la, il film stesso ragiona sulla sua saga e si chiede come sia arrivato a questo punto e come, soprattutto possa continuare nel futuro. Si, perchè lungi da essere l’ultima rappresentazione di una serie stanca e trita, quasi un relitto dello scenario fin troppo utilizzato durante gli spettacoli ad abbandonato dietro una tenda rossa, il plot narrativo di Saw Legacy è fin troppo fresco e pronto a stupire, con nuove idee e scenari sempre più elaborati. Non è la fine, non è l’ultimo set di un gruppo di attori ormai stanchi. No, stavolta è un vero nuovo inizio, con un entusiasmo forse mai visto prima. Si tratta del miracolo della notte di Halloween, dove le zucche prendono vita e la infondono in una serie di culto che ha decisamente ancora molto da dire. Perchè l’amore per il genere horror è di quelli con la A maiuscola, e dopo questa notte magica Saw Legacy riuscirà a ritagliarsi un posto importante nel nostro cuore ferito e sanguinante…