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Assassin’s Creed Origins – Recensione

di 26/10/2017
 

Dopo essersi presa un più che giustificato anno sabbatico, Ubisoft torna nuovamente alla carica con uno dei suoi brand videoludici di punta e lo fa, passatemi il termine, ritornando alle vere e proprie “origini” con cui la saga di Assassin’s Creed ci aveva inizialmente deliziato. Con la conclusione della celebre e rinomata trilogia dedicata ad Ezio Auditore, e una notevole parentesi che prende il nome di Black Flag, non è facile nascondervi come la qualità e, in generale, l’innovazione siano andate lentamente a scemare, portando tristemente una reale scissione tra la community e il publisher con la conseguente e netta volontà di prendersi una pausa, riordinare al meglio le idee, e riproporre al tempo giusto ai consumatori un prodotto degno del nome che porta.

Tutto viene stravolto

A tal proposito, mischiando le carte in tavola, Assassin’s Creed Origins è un vero e proprio stravolgimento totale delle basi su cui, per quasi un decennio, si era appoggiato in tutte le sue svariate uscite: dal mitico Altair fino ai fratelli/gemelli Jacob e Evie Frye. E chi, se non altri, poteva prendersi il peso di questo ardua missione? Ashraf Ismail, la geniale mente che partorì le divertenti e inusuali (al tempo, confrontando i precedenti capitoli della saga di Assassin’s Creed) avventure di Edward Kenway e della sua sgangherata ciurma di pirati. Ubisoft, con questa saggia mossa, sarà riuscita a regalare ai suoi fan un titolo fresco e, soprattutto, tanto intrigante a livello di trama quanto al puro e solenne divertimento videoludico? Posate per qualche minuto le vostre lame celate, mettetevi comodi, e godetevi la nostra recensione!

Assassin's Creed Origins

Benvenuti in Egitto, luogo di culto e…mistero!

Assassin’s Creed Origins è ambientato nell’Antico Egitto, una scelta tanto intrigante quanto ponderata al punto giusto. Non è casuale infatti la precisa scelta di collocare le avventure di Bayek durante l’ascesa al potere di Cleopatra, precisamente nel 49 a.C: un periodo che, a livello storico, segna l’inizio della fine (lenta sia chiaro) di secoli di sfarzosità, ricchezza e culto sfrenato di oscure arti mistiche e religiose. La nascita della Confraternita degli Assassini, metaforicamente parlando, può infatti essere paragonata all’avanzare di un nuovo mondo a discapito del precedente, basato su un tremendo passato che dimenticava i bisogni del popolo al fine di soddisfare le proprie lussuriose necessità. Questo titolo, a livello cronologico, è il vero e proprio punto di partenza narrativo dell’intera saga di Assassin’s Creed.

Una scelta storica eccezionale

Torna in auge, grazie alla figura simbolica del protagonista, il concetto di difesa degli oppressi per ottenere un utopico bene comune. Purtroppo l’aspetto narrativo viene spesso ignorato dalla critica, ed è un vero peccato, perché Assassin’s Creed non si è mai fatto problemi ad affrontare anche tematiche di natura politica. Allo stesso tempo, la serie ritorna alle origini, riproponendo lo scontro con lo status quo che aveva già caratterizzato il primo, indimenticabile episodio della serie. Sicuramente, rispetto anche ad altri capitoli della saga, la scelta della collocazione storica è pressoché eccezionale, poiché Bayek è preso letteralmente tra due fuochi nemici: il potente Faraone Tolomeo e l’esercito dei Romani pronti, in ogni modo, a conquistare quello straordinario paese pieno zeppo di risorse utili per il loro Impero. Assassin’s Creed è sempre stato questo, l’idea di un personaggio che si muove in bilico tra il bene e il male, ma che agisce in nome di un’ideale più grande. Le vicende di Bayek, per giunta, danno un senso alla saga tutta, permettendo ai fan di ricollegare i puntini.

Ma naturalmente, la lore non potrebbe muoversi in solitaria, se non ci fosse anche un’impalcatura effettiva del mondo di gioco attenta e verosimile. Come tradizione vuole, anche qui, fortunatamente la ricostruzione poligonale di alcune tra le più importanti città di quel tempo risulta essere assai fedele all’originale, proponendosi allo stesso tempo come un fenomenale parco giochi ricco di infinite occasioni di gameplay. In questo senso, Ubisoft ha alzato ulteriormente l’asticella, elaborando sul game design e sfruttando appieno tutta la prestanza fisica di Bayek. La varietà non manca, peraltro: ci sposteremo, infatti, di continuo tra Menfi e l’ammaliante Alessandria d’Egitto. Si è voluto, inoltre, ricreare fedelmente il concetto di città divisa in due parti dal Nilo: la prima, chiamata la Città dei Vivi è il cuore pulsante dove ritroveremo ogni possibile attività presente a quel tempo. La seconda, denominata la Città dei Morti, sarà un luogo ove ritroveremo sepolture, luoghi di culto e soprattutto tombe da esplorare. Chi non ha mai desiderato nella propria vita di visitare internamente le Piramidi e scoprire ogni loro mistero? Indiana Jones, scansati proprio!

Bayek, l’ultimo dei Medjay

Per assurdo, sappiamo ben poco delle origini di Bayek e soprattutto del perché sia rimasto l’ultimo dei Medjay: una particolare casta di guerrieri d’elite scelti istruiti esplicitamente per proteggere, a costo della loro vita, il Faraone. Vi sono due teorie che circolano attualmente circa le cause della loro distruzione, le quali ruotano attorno o alla totale dissoluzione di questo gruppo d’arme a causa della conquista ellenica, oppure alla trasformazione in uno spietato esercito di mercenari pronti a cambiar costantemente bandiera a seconda di quanto denaro riuscivano a guadagnare. Qualcuno potrebbe pensare che sarebbe stato opportuno carpire al meglio ciò per conoscere il background del protagonista principale del titolo di Ubisoft, ma allo stesso tempo l’aura di mistero e sacralità è uno degli elementi più caratteristici di questo episodio della saga. C’è poco da fare, l’ascesa e la caduta dell’Antico Egitto è uno dei periodi più criptici della storia umana, e game designer e art director hanno lavorato all’unisono per portare all’interno di un videogioco il fascino di quell’era.

Assassin's Creed Origins

Si percepisce un’aura di sacralità

Tra intrighi, sotterfugi e desideri di vendetta, che ovviamente non sarò qui a svelarvi, la trama di Origins risulta essere di una piacevole linearità con la presenza di alternati climax. Si tratta, dunque, di un lavoro certosino, che non ha paura di affrontare conflitti che sfiorano la controversia; in questo senso, la presenza di uomini che trascendono la loro natura, assurgendo allo stato di divinità, è una linea narrativa che ben si collega nell’intero corpus costituito dalla serie. La storia, inoltre, beneficia anche del contesto in cui si dipana. Ci troviamo di fronte, secondo il mio personale giudizio, alla miglior ambientazione mai vista all’interno del brand di Assassin’s Creed. Le basi per raggiungere le vette di Auditore e dei Borgia nel cuore dei giocatori ci sono tutte, e sotto questo aspetto si è fatto un netto passo avanti. Bayek in questo senso ha un’eredità pesante da raccogliere, ma è un personaggio su cui gli sceneggiatori hanno lavorato di sottrazione, lasciando quel velo di enigmaticità che permette al giocatore di affezionarsi nei suoi confronti senza sentirsi straniato da un “avatar” troppo esuberante.

Il miraggio evoluzionistico della serie

Accantonando la trama, dunque, è giunto il momento di entrare nel vivo di questa analisi e scoprire al meglio dove, e soprattutto in che maniera, Assassin’s Creed Origins vada a rivoluzionare determinati preconcetti della saga. Partiamo dalla rivoluzione più attesa, ovvero il tanto bistrattato sistema di combattimento, che per la prima volta assume una concretezza e una fisicità in grado di rendere ogni scontro sempre sul filo del rasoio. Parliamoci chiaro, pur avendoci provato, arrivati a Syndicate il combattimento contro i nemici era divenuto una sorta di irrisoria schermaglia poligonale e interattiva dove, in maniera assai meccanica, i nemici attendevano inermi di essere brutalizzati o, per quelle poche volte che prendevano coraggio, venivano neutralizzate dalla nostra impenetrabile e immobile difesa. Insomma, il divertimento non era proprio di casa.

Il combat system è del tutto innovativo

Fortunatamente però quei tempi son belli che finiti e quest’ultimo capitolo porta con sé un vero e proprio vento di rinnovamento. L’opera di Ubisoft riesce furbescamente nell’impresa, andando a riprendere alcuni dei recenti dogmi imposti da alcune delle più importanti serie videoludiche del calibro di The Witcher 3 o Dark Souls: tranquilli, non spaventavi, la difficoltà non è minimamente paragonabile all’opera del maestro Hidetaka Miyazaki. La capacità di muoversi tra familiarità e carattere, introducendo allo stesso tempo una propria cifra stilistica (la spettacolarità), rende così particolare Origins. Il fighting system riprenderà anche quello di Dark Souls, ma è molto meno dimesso e macchinoso, soprattutto per quanto riguarda le animazioni. L’eleganza dell’Assassino permea ogni suo movimento in battaglia.

Nella sua apparente semplicità, il sistema di combattimento di Assassin’s Creed Origins riesce finalmente a rendere innovativa l’esperienza di gioco. In sostanza, sfruttando le classiche schivate agili (non capriole, preciso), dovremo imparare al meglio il pattern dei nemici e rispondere di conseguenze alternando colpi leggeri o pesanti, soprattutto gli ultimi saranno fondamentali per spezzare la guardia e concatenare una serie pazzesca di colpi. Addio dunque alle folli e bizzarre cariche in stile “One Man Army”. La tattica, finalmente, sembra essere di casa nel nuovo capitolo della saga targata Ubisoft e, personalmente, ho decisamente apprezzato questo cambio di rotta. Questo elemento è assolutamente cruciale, perché lavora in sincrono con tutto il resto della struttura ludica, dando un senso a ogni combattimento e al sistema di potenziamento. Andare avanti e sconfiggere nemici sempre più insidiosi è di per sé una delle attrattive più potenti del gioco, perché nessuno scontro sarà mai uguale al precedente.

Assassin's Creed Origins

Bayek avrà a disposizione una collezione di armi diverse, le quali, in maniera diversificata, rendono costantemente diverso l’approccio in battaglia. A secondo del vostro stile, infatti, potrete agire nell’ombra e sfruttare le armi da lancio (con l’arco che prende il titolo di protagonista principale, data la sua estrema potenza e duttilità) oppure armeggiare una spada o una falce in compagnia del vostro inseparabile compagno: lo scudo. Già, proprio come accaduto su altri titoli (ogni riferimento a Dark Souls è puramente casuale), l’arma da difesa e d’attacco fondamentale sarà lo scudo; potrete trovarne di diversi e si caratterizzano per determinate abilità e resistenza ai colpi inferti dai nemici. Se non fosse per qualche bug e per, a volte, deficitarie hitbox questa prima volta sarebbe stata un pieno successo. Già ad ora, almeno personalmente, questo nuovo sistema di combattimento ha finalmente dato quel senso di appagamento che non riuscivo più a ritrovare nei precedenti capitoli.

Gioco di ruolo sì, ma con intelligenza

E dove è un’altra importante novità introdotta da Ubisoft? L’aver fatto divenire Assassin’s Creed un intelligente RPG. Tramite infatti l’acquisizione di punti abilità, ottenibili andando avanti nella storia o completando side quest e/o altro, Bayek potrà essere potenziato, ripercorrendo un classico Albero delle Abilità. Si potrà, ad esempio, sbloccare un’abilità passiva che farà recuperare lentamente la vita dell’Assassino durante uno scontro, oppure si potrà potenziare la resistenza della nostra cavalcatura (cammello/cavallo) e molto altro ancora. Il bello di questo sistema è che ha anche un profondo grado di personalizzazione, che permette di customizzare a piacimento le azioni che il nostro Bayek è in grado di compiere, e potenziare le aree in cui vogliamo essere più abili. In questo modo, il giocatore può cucire il suo stile di combattimento in base alle sue preferenze, in un ambiente di libera sperimentazione che lavora in congiunzione con le infinità opportunità concesse dall’ecosistema di gioco.

La rinnovata natura ruolistica ha implicazioni dirette sulla progressione, grazie all’introduzione del concetto di livello del personaggio che, di conseguenza, darà anche ai nostri avversari, umani o animali (ve ne saranno presenti molti in Egitto), un numerino che raffigurerà idealmente la loro forza di combattimento. Una caratteristica assai utile che ci farà comprendere sin da subito se avremo i mezzi per affrontarli, se dovremo potenziarci al meglio o se sia giusto o meno addentrarsi in quella particolare area della mappa. Una mappa che, sottolineo ancor di più, è la più vasta mai realizzata all’interno della serie. La cosa più divertente (sì, divertente) è la diversità dei biomi, nonché delle bellezze architettoniche e naturalistiche. Come al solito, Assassin’s Creed si muove sempre in bilico tra la riconoscibilità “turistica”, con le Piramidi ovviamente a svettare in bella vista, includendo anche aspetti storiografici meno conosciuti e “pop”. La rappresentazione è tutt’altro che banale, nel suo essere iconica; non ci sono infatti solo deserti infuocati, ma anche luoghi ricchi di vita, bagnati dalle generose acque del Nilo.

Assassin's Creed Origins

Un continuo innovarsi

Fa il suo ritorno. ovviamente, anche il marchio di fabbrica che, da sempre, ha agevolato la nostra esperienza in Assassin’s Creed: l’Occhio dell’Aquila. Attraverso la nostra fedele Senu, infatti, potremo effettuare una classica panoramica dall’alto e segnalare sulla mappa ogni possibile minaccia che avremo di fronte. Cosa comporta questa riconferma? Semplice, l’insostenibile leggerezza di nascondersi e sfruttare costantemente la lama celata e l’arco. Semplice, ed efficace. Nessuno vi obbliga a farlo sia chiaro, sappiate però che determinate dinamiche vi porteranno spesso a utilizzare questa tecnica. Con l’aumentare della difficoltà e del livello dei nemici tutto ciò, però, alla lunga non basterà. Questo è il bello del game design di Assassin’s Creed Origins, il suo continuo rinnovarsi e innovarsi, nonché la capacità di sbocciare di volta in volta in nuove evoluzioni, in un processo costante e progressivo di scoperta e meraviglia per il giocatore. Un consiglio, iniziate sin da subito a sfruttare le novità anziché crogiolarvi sul passato, è tempo di rinnovarsi come videogiocatori anche su Assassin’s Creed. Si può definire un controsenso, parlando di Assassini, ma Bayek agisce nella calda luce egizia… non nell’ombra!

Esplorare, che passione!

Avete presente quando, senza rendervene minimamente conto, passate ore ed ore su un titolo senza praticamente progredire nella trama? Bene, preparatevi perchè accadrà anche qui. L’Egitto è stato realizzato in maniera artisticamente fedele, soprattutto a livello di colori. La scelta della palette cromatica, tendente a varie tipologie di giallo, rende il tutto sublime e vi terrà incollati allo schermo rapendovi in allegre scampagnate sul dorso del vostro fidato dromedario o su una piccola imbarcazione sulle rive del Nilo. Sfruttando ovviamente le note abilità del parkour, marchio di fabbrica dell’Assassino modello, arrampicarsi sulle Piramidi e rimanere li, appesi su di una sporgenza, vi regalerà dei scorci memorabili di un panorama mozzafiato. Sebbene sia stato tolto il rampino, introdotto per la prima volta in Assassin’s Creed Syndicate, la resa finale dell’arrampicata risulta essere fluida e raramente legnosa. Al momento però, scalare il Faro di Alessandria (una delle 7 meraviglie del globo) mi ha così tanto entusiasmato da allegarvi una foto mozzafiato del posto.

Assassin's Creed Origins

Bello vero? Assassin’s Creed Origins vi permette di immergervi completamente nel contesto storico e viverlo appieno. Non è forse questo il concetto alla base dell’Animus?

Il sole allo zenit

La moltitudine di innovazioni elimina il senso di ripetitività che era stato imputato alle vecchie edizioni della sera. Al di là delle missioni principali, c’è anche una tonnellata di side quest, che ben si incastrano nella natura di  RPG open world di Origins. Sono, dunque, fondamentali al fine di accumulare esperienza, abilità e, di conseguenza, salire di livello. Chiamatelo “grinding”, se volete, ma sicuramente la possibilità di far crescere il proprio personaggio oltre i suoi limiti è allettante. Anche perché; come dicevamo prima, ogni combattimento rappresenta una sfida nuova, per cui far crescere il personaggio è appassionante de facto: siamo ben lontani dalla piattezza del primo episodio della serie. Ma forse i momenti migliori di Assassin’s Creed Origins sono quelli in cui si gode dell’ambientazione stessa; abbiamo finalmente un open world vero e pulsante di vita, senza più limiti. Con le armi in spalla, dunque, e accompagnati da una colonna sonora eccellente, potrete girovagare in lungo e in largo senza sosta. Perché quella di Bayek non è una semplice avventura: è la vostra avventura.

 

Info
 
Pro
  • Un'ambientazione affascinante
  • Combattimento profondo e sfaccettato
  • Sistema di skill strategico e appagante
  • Contro
  • Side quest a volte ripetitive
  • Editor Rating
     
    Globale
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    Assassin's Creed Origins è un ritorno alle origini, potente e dirompente, un crogiolo di innovazione e invenzione. Il gioco è talmente pieno di novità e meccaniche mai viste prima d'ora in un episodio della serie, da risultare estremamente intrigante e complesso. Questa è l'incarnazione di Assassin's Creed definitiva, capace di abbandonare quelle vestigia che erano ormai diventate una zavorra, e solcare le profondità del cielo.