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Mario & Luigi: Dream Team Bros. – Recensione

by on 12/07/2013
 
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Quarto appuntamento con il GdR d’azione avente per protagonisti Mario e Luigi, più una selva di comprimari e funghi assortiti. Viaggio al Centro di Bowser (su DS nel 2009) è stato il capitolo precedente, laddove il team Alphadream ce ne aveva concesse proprio di cotte e di crude, con un Bowser gigante che inghiottiva i nostri eroi e con il viaggio meraviglioso che ne seguiva. Inventarsene una migliore era difficile e per il seguito, per la prima volta su 3DS, il mitico sviluppatore ha estratto dal cilindro un’idea semplicemente diversa, ma non meno geniale. In Dream Team Bros. Mario, Luigi la Principessa Peach e tutto il suo entourage di funghetti è stato invitato da un tizio misterioso a trascorrere una serena vacanza sull’Isola Guanciale. Che strano, mi sta venendo sonno…

Chiaro che le “vacanze” di Mario e Luigi sono sempre destinate a rivelarsi memorabili, per tutti i motivi sbagliati. In genere, c’è ben poco relax e molta frenesia per i due fratelli, lanciati come sempre a salvare Peach, che passa il suo tempo a farsi rapire senza sosta. Non si stanca mai quella cara ragazza? Che poi, magari, Dream Team Bros. ci rivela una sorpresa e alla principessa in rosa non succede nulla. Quand’ecco che l’allegra brigata sbarca sull’Isola e Peach scompare in battuta, trasportata via da uno strano marchingegno. Manco il tempo di ritrovarla e tirare un sospiro che la nostra viene rapita da Inkubak, il sinistro Re dei Pipistrelli. Oibò, nessuna sorpresa sul fronte dei rapimenti, ma l’ambiente si fa via via più intrigante: i due fratelli scoprono che la storia antica dell’Isola Guanciale prevede un popolo di uomini-cuscino (i Guancialini!), tramutati in pietra dopo una strenua battaglia contro Inkubak. E quindi via, di corsa, a inseguire il pipistrellaccio, sulle orme di Peach, cavalcando i sogni di Luigi e liberando i Guancialini prigionieri tra i reami dei sogni.

Suona complicato? Mettiamola così: quando Luigi si addormenta su di un Guancialino, apre una porta nel mondo dei sogni: poiché Peach viene trascinata in un portale onirico, Mario deve inseguirla entrando a sua volta; qui Luigi appare come una manifestazione fisica del suo subconscio e può aiutare Mario sia accompagnandolo di persona che attivando tutta una serie di marchingegni all’interno del proprio sogno. È giustissimo e coerente che le leggi di un sogno di Luigi possano essere sovvertite da Luigi stesso, attraverso una serie di trovate davvero buffe e originali. Sembra ancora tutto macchinoso? Può essere e non è una caso che Dream Team Bros. propini un’interminabile sequela di tutorial, per assicurarsi che al giocatore siano chiare le numerose meccaniche di un viaggio strampalato assai. Insomma, nelle prime ore le spiegazioni si sprecano, azzoppando un ritmo già blando di suo, rallentato da siparietti narrativi, dialoghi, e scenette assortite. Mi è venuto decisamente sonno e non mi suona più tanto strano, tutto sommato.

Nel solco della tradizione della serie Alphadream, anche in Dream Team Bros. troviamo Mario e Luigi che si muovono assieme in territori da esplorare da cima a fondo, farciti di blocchi, fagiolini, mosse bonus da collezionare e tesori di ogni risma. Le battaglie, sempre a turni, hanno una forte connotazione tattica e richiedono un abile tempismo per evitare i colpi nemici, contrattaccare al volo e colpire senza fallo. Le trovate spettacolari si sprecano e se nel mondo reale dell’Isola Guanciale Mario e Luigi possono unire le forze nei potenti Attacchi Fratelli, nel mondo onirico Mario si avvale degli attacchi Magiluigi. Un esempio su tutti: con l’attacco Magiluigipalla Mario salta su di una gomitolo di Luigi, ne raccoglie a mucchi lungo la strada sfruttando il giroscopio del 3DS e scaglia il gomitolo su di un gruppo nemico, eliminandolo in una botta sola. Negli attacchi Fratelli, invece, il dinamico duo agisce in tandem e può scagliare palle infuocate a ritmo alternato, oppure calciare un Guscio sui malcapitati di turno in una gara di colpi piazzati. Così, lottare diventa un mix di trovate esplosive, combo mirabolanti dove tempismo e tattica sono tutto. Mentre le aride spiegazioni diventano sempre più rare, ecco che l’abbiocco sembra lasciare il posto al piacere immediato di battaglie dinamiche e di un’esplorazione più o meno libera.

Si sa che l’appetito vien mangiando e il piatto di Dream Team Bros., che all’inizio pareva pesantuccio, si è rivelato abbastanza stuzzicante da non farmi desistere troppo presto e, sulla lunga distanza, gustoso al punto giusto da risvegliare le papille gustative (e non solo quelle). Del resto Alphadream ci ha abituati ad avventure scoppiettanti e il quarto appuntamento non delude, propinandoci un viaggio nella fantasia Nintendo, accompagnati dal carisma dei suoi coloratissimi personaggi. Quando un Bowser risentito (“Peach posso rapirla soltanto io!”) irrompe sulla scena, l’avventura è ormai decollata ed esplorare i buffi territori dell’Isola Guanciale a caccia di tesori è un raro piacere; magari sempre classico nelle radici, ma reso fresco da genialate che vivacizzano la scena ogni due per tre.

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